· Città del Vaticano ·

Nel centenario della morte della serva di Dio madre Agostina di Gesù

Il seme non finisce
ma si moltiplica

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08 luglio 2021

Il 17 marzo 1864 nasceva a Firenze Ida Maria Vittoria Cassi. A 10 anni orfana di padre viene affidata alle cure delle dame di carità. Poi si trasferisce con la madre a Roma e frequenta le suore del Buono e Perpetuo Soccorso. Consegue l’abilitazione magistrale. Diventa religiosa nella congregazione del Patrocinio di San Giuseppe e viene mandata quale superiora a Montefalcione, (Avellino). In punto di morte, a seguito di un’improvvisa malattia, riceve l’apparizione della Vergine Maria che le chiede di consacrarle delle figlie e miracolosamente guarisce. Aiutata dal cardinale di Benevento, Camillo Siciliano di Rende, e poi dal vescovo di Nola, monsignor Agnello Renzullo, fonda la congregazione delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore con lo scopo di: «… Istruire i fanciulli, evangelizzare la comunità umana, Curare la formazione morale, intellettuale e cristiana della gioventù, Aprire le menti alla luce della verità…». Il suo istituto viene inteso come «truppa di pronto intervento». Apre scuole, orfanotrofi, case di riposo, educandati, ospedali, specie in Campania e Toscana.

L’8 luglio 1921 muore, a Firenze, in fama di santità. Mentre impallidiva alla suora che la esortava a riposare diceva. «Figlia mia, bisogna pregare, ci riposeremo in cielo». Una settimana prima passava per le vie di Firenze in processione il Corpus Domini e lei profetizzò: «Tra otto giorni per queste vie passerà il mio corpo». Viene sepolta; dopo 30 anni, intatta, viene traslata a Roma e dal 1955 riposa nella cappella dell’istituto in via A. Brisse.

Il 13 maggio 1992 Giovanni Paolo ii indicò madre Agostina come «Colei che aveva il carisma». Oggi per questa madre è aperto un processo di beatificazione con l’intento di farne rivivere la spiritualità, di glorificare Cristo autore dell’opera meravigliosa compiuta nel corso di un secolo a beneficio della Chiesa, e di presentare alle nuove generazioni di ragazze questo grande ideale di vita consacrata così da rilanciare il problema delle vocazioni. La vita, l’azione, la cultura religiosa della serva di Dio, madre Agostina è stata tutta improntata allo slancio missionario e, pertanto, il pregare, per farne emergere la santità, come proposta nuova ed unica, è un servizio alla Chiesa e alla congregazione. Lo stile di vita personale di madre Agostina e quello proposto nella regola alle sue consorelle anticipa l’insegnamento del concilio Vaticano ii ed è fortemente in linea con il magistero della Chiesa. A proposito del voto di povertà ricordava: «La suppellettile di cui le suore faranno uso, sia conveniente alla povertà: nulla di più, e niente pure venga alle medesime negato di quanto è necessario». In merito al voto di castità, «… una scelta consacrata basata solo sulla volontà umana, sarebbe ambizione destinata a fallire, ma se essa trova la sua forza nello Spirito Santo è un vero miracolo, una vittoria sul piacere della mondanità…». A proposito del voto di ubbidienza, ricordava: «Perché l’ubbidienza delle suore sia perfetta esse ricorderanno sempre che bisogna ubbidire con prontezza, cioè senza replica, senza osservazioni, correre, anzi, volare ad ogni cenno dei superiori». L’espressione forte della fondatrice che tratteggia il senso della consacrazione, è: «Nascere nel Cuore di Dio, e quivi crescere e morire. Uscire da quel Cuore per guadagnare anime e rientrarvi per condurre a Lui le sue conquiste». Che significa in pratica esistere solo in Dio e per Dio. Durante la cerimonia della vestizione alle suore amava dire: «Siamo venute in religione per farci sante… questo è il solo fine».

Il seme non muore ma si moltiplica. Oggi le sue figlie continuano il suo carisma a gloria di Dio e a beneficio dell’umanità e operano in Italia, in Sri Lanka e nella Repubblica Democratica del Congo.

di Teresa Gennari
Superiora generale delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore