· Città del Vaticano ·

L'avventura della fede
Il 12 luglio 1888 prendeva il via l’opera di Giovanni Battista Scalabrini tra gli immigrati italiani

Quattro missionari
a New York

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07 luglio 2021

Tutto ebbe inizio a Firenze il 22 settembre 1875. Durante il secondo congresso nazionale dei cattolici italiani, il conte Leopoldo Marzorati propose la fondazione della sede italiana dell’Opera San Raffaele per gli emigranti, che già esisteva in Germania come St. Raphael Verein. Otto anni dopo, nell’incontro preparatorio a Roma del terzo concilio plenario di Baltimora, i vescovi statunitensi avevano a loro volta scritto di adottare in Italia il modello della San Raffaele tedesca incontrando la curiosità di monsignor Giovanni Battista Scalabrini, che in famiglia aveva sperimentato l’emigrazione attraverso le partenze di fratelli e nipoti verso l’Argentina. L’incontro con don Francesco Zaboglio, appena rientrato da un viaggio negli Stati Uniti diede infine la stura all’istituzione di un’opera per l’assistenza agli emigranti. Nell’idea del futuro beato doveva esserci un’associazione «ad un tempo, religiosa e laica» che aiutasse gli emigranti nelle partenze, negli arrivi e nella ricerca e nella difesa del lavoro. La sua idea, esposta inizialmente al cardinale Giovanni Simeone, prefetto di Propaganda Fide, fu sottoposta in seguito a Papa Leone xiii il quale chiese a Scalabrini di recarsi in America per trovare un modo per sviluppare il progetto partendo dalle esigenze degli italiani e dei missionari. Le difficoltà incontrate nel dare corpo a tale idea, indussero il vescovo di Piacenza a fondare nel 1887 a New York la Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo. Di fatto tali eventi si incrociarono tra le strade di New York con le rivendicazioni sempre più irrequiete degli operai e rappresentò la risposta cattolica ed evangelizzatrice agli atti di violenza innescati dalle manifestazioni anarchiche e socialiste. Il 12 luglio del 1888 i primi quattro sacerdoti della congregazione raggiunsero New York. Scalabrini, pur avendo accettato il veto del Vaticano per i comitati laici, lavorò incessantemente all’idea di un’opera laicale in favore dell’emigrazione italiana e infine nel 1889 fondò a Piacenza il Comitato centrale dell’associazione di patronato creando di fatto un sodalizio organico che implicava tutti gli aspetti del fenomeno migratorio e lavorativo e coinvolgeva tutti gli aspetti pubblici e privati. L’idea scalabriniana incontrò la veemente reazione dei vescovi statunitensi e innescò una polemica che durò mesi. Il 30 giugno 1891, padre Pietro Bandini, inviato quattro mesi prima a New York, riuscì ad istituire ufficialmente la società San Raffaele che venne presieduta dall’arcivescovo Michael Augustine Corrigan. La Italian St. Raphael Society diede sostegno ad oltre 20.000 dei suoi concittadini immigrati, trovando loro alloggio e lavoro. Nella sede della Italian St. Raphael Society al n. 113 di Waverly Place, al Greenwich Village di New York, Bandini aveva aperto una cappella dedicata alla Madonna di Pompei che iniziò ad essere frequentata anche dai numerosi italiani che vivevano nel quartiere, tanto che Bandini sin dal 1892 ne fece una parrocchia per servire ai bisogni spirituali dei residenti italiani. Necessitando ben presto di locali più ampi per la society e la parrocchia, nel 1895 Bandini affittò allo scopo i locali di una ex-chiesa protestante ai nn. 214-218 di Sullivan Street. La parrocchia della Madonna di Pompei rappresentò una delle gemme più brillanti della grandiosa opera realizzata dal beato Giovanni Battista Scalabrini, fondatore di due congregazioni religiose e cofondatore di altre tre a servizio dei migranti.

Nato a Fino Mornasco, Como, l’8 luglio 1836. Giovanni Battista era il terzo di otto figli di un commerciante di vino. Ordinato sacerdote a 24 anni, Scalabrini divenne in tempi rapidissimi un insegnante e poi, dal 1868 al 1870, il direttore del seminario minore di Como, prodigandosi nel contempo ad aiutare i malati di colera che all’epoca colpì duramente la città e che fece molte vittime nelle campagne attorno alla città.

Nel 1870, fu nominato parroco di San Bartolomeo, una parrocchia nei sobborghi di Como composta per la maggior parte di operai, le cui mogli lavoravano i telai da casa per arrotondare lo stipendio dei mariti. Si adoperò per elevare lo stato sociale dei lavoratori e di provvedere per l’integrità delle famiglie, iniziando a interessarsi ai temi sociali che nel 1899 furono oggetto dell’opuscolo intitolato: Il Socialismo e l’Azione del Clero. Attentissimo alla formazione dei bambini, per loro compose un piccolo catechismo e istituì un asilo. Il religioso lariano visse in prima persona il fenomeno dell’emigrazione italiana di massa verso le Americhe e ne intuì pienamente le conseguenze. Nel 1872, Scalabrini, iniziò una serie di 11 conferenze sul concilio Vaticano i e sugli insegnamenti da esso emanati, che egli pienamente appoggiava. La pubblicazione di tali conferenze, attraverso un suo famoso contemporaneo, don Giovanni Bosco, giunsero all’attenzione del Papa Pio ix , il quale decise di nominare il giovane parroco comasco alla diocesi di Piacenza: era il 28 gennaio 1876. Il giovane vescovo si rese subito conto della devastante conseguenza dell’emigrazione tanto per gli emigrati come per le famiglie rimaste, maturando la consapevolezza di dover andare incontro a coloro che partivano soli verso l’ignoto, senza assistenza e senza sicurezza, in un mondo tutto nuovo e pieno di pericoli.

La nascita dell’attenzione ai fenomeni migratori, venne raccontata dallo stesso Scalabrini: «In Milano, parecchi anni or sono, fui spettatore di una scena che mi lasciò nell’animo un’impressione di tristezza profonda. Di passaggio alla stazione vidi la vasta sala, i portici laterali e la piazza adiacente invasi da tre o quattro centinaia di individui poveramente vestiti, divisi in gruppi diversi. Sulle loro facce abbronzate dal sole, solcate dalle rughe precoci che suole imprimervi la privazione, traspariva il tumulto degli affetti che agitavano in quel momento il loro cuore. Erano vecchi curvati dall’età e dalle fatiche, uomini nel fiore della virilità, donne che si traevano dietro o portavano in collo i loro bambini, fanciulli e giovanette tutti affratellati da un solo pensiero, tutti indirizzati ad una meta comune. Erano emigranti».

Il vescovo di Piacenza iniziò una una fitta corrispondenza per conoscere il parere di molti studiosi e con il permesso di Papa Leone XIII, il 28 novembre 1887, diede inizio a una società di missionari e organizzò missioni e parrocchie inizialmente negli Stati Uniti e nel Brasile. Alcuni anni dopo integrò la sua azione pastorale con l’aiuto delle suore. Le prime a rispondere al suo appello vi furono le religiose di madre Cabrini, seguite poi da quelle di madre Clelia Merloni. Nel 1895, diede inizio anche ad una sua congregazione di suore missionarie per i giovani orfani nelle metropoli brasiliane. Nel 1901, visitò le missioni del Nord America dove si rese conto dell’opera dei suoi missionari, dei bisogni degli immigrati e della politica della Chiesa cattolica statunitense e dei suoi vescovi con alcuni dei quali divenne molto amico. Tre anni più tardi, visitò anche il Brasile. Raggiungendo le sue comunità a cavallo e affrontando molti disagi e sofferenze fisiche, ma incontrando un’accoglienza entusiastica. Scalabrini si rese conto che l’emigrazione non è un fenomeno passeggero ma che è sempre stata e sempre sarà un fenomeno umano permanente, per cui la Chiesa dovrà sempre essere attenta e attiva in questo campo e rendere la sua attenzione ai migranti parte della sua missione integrale per l’evangelizzazione dei popoli. Dal Brasile, nel 1904, inviò una lettera in cui rivolgeva un appello accorato e pressante al Papa Pio x di iniziare a livello centrale un’opera a favore degli emigrati di tutto il mondo e di tutte le nazionalità, emanando direttive chiare per proteggere e servire i migranti anche là dove i vescovi o i parroci erano un po’ restii ad interessarsi dei migranti. Il beato Giovanni Battista morì a Piacenza il 1° giugno 1905, regalando al Papa e alla Chiesa il suo grande progetto per una Chiesa al centro del mondo migrante.

di Generoso D’Agnese