· Città del Vaticano ·

Tornano i pellegrini in Terra Santa

Si riparte

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06 luglio 2021

«Si riparte. E speriamo che sia una ripartenza definitiva». Ad auspicarlo è il cardinale Enrico Feroci, che da oggi guida a Gerusalemme il primo gruppo di pellegrini italiani che rientrano in Terra Santa dopo una sospensione di sedici mesi. Si tratta in realtà di un primo gruppo composto da giornalisti e organizzato dall’Opera romana pellegrinaggi (Orp). «Vogliamo mostrare agli operatori della comunicazione le condizioni di assoluta sicurezza sanitaria in cui si svolgono i nostri viaggi in Israele e Palestina», spiega don Remo Chiavarini, amministratore delegato di Orp, organismo della diocesi di Roma. Pellegrinaggi che, prevede, potranno ripartire su larga scala solo nella seconda metà dell’estate. Al momento le autorità israeliane hanno adottato misure di sicurezza e prevenzione molto rigide, per preservare il vantaggio sanitario che il Paese ha acquisito nei mesi passati con una campagna vaccinale rapida e diffusa. «Siamo già molto avanti con la programmazione — continua don Chiavarini — e contiamo di poter riproporre presto l’intera gamma di viaggi che ha reso l’Orp un’organizzazione di turismo religioso di grande affidabilità e prestigio». La delegazione sarà ricevuta anche dal ministro del Turismo israeliano, Yoel Razvozov, dal console d’Italia a Gerusalemme Giuseppe Fedele, dal primo segretario della Delegazione apostolica, monsignor George Panamthundil, dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, e dal vicario custodiale di Terra Santa, padre Dobromir Jasztal. Durante la visita il cardinale Feroci benedirà il nuovo altare della cappellina di Casa Filia Sion, della diocesi di Roma a Gerusalemme, retta da don Filippo Morlacchi, che presto tornerà anch’essa ad accogliere preti, seminaristi e laici per esercizi spirituali ed esperienze di formazione. «In realtà — dice Feroci a L’Osservatore Romano — anche ciò che abbiamo vissuto in questi lunghi mesi di pandemia è stato un pellegrinaggio: un pellegrinaggio attraverso la malattia, l’isolamento, la sofferenza, che ci ha costretti a ricercare l’essenziale delle nostre esistenze. Un essenziale che ritroviamo ora con questo nuovo pellegrinaggio qui, nel luogo dove tutto è cominciato, il luogo della Resurrezione. Perché abbiamo bisogno di ricominciare e di risorgere scoprendo una vita nuova».

di Roberto Cetera