· Città del Vaticano ·

Santa Maria Goretti

Perdonare oltre l’impossibile

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06 luglio 2021

«In quel tempo, Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”». È l’evangelista Matteo, all’ottavo capitolo, a raccontarci questo celeberrimo episodio in cui Gesù ci insegna come perdonare. Chiunque ha subìto torti, ciascuno di noi ha sperimentato delusioni che hanno segnato profondamente la propria vita. E, proprio per questo — non possiamo nascondercelo — difficilmente abbiamo perdonato, fin da subito, chi ci ha recato dolore. Molte volte, se ci siamo riusciti, è stato solo grazie alla polvere del tempo che ha coperto il danno subìto.

Robert D. Enright, noto psicologo statunitense, attuale docente di Psicologia educativa all’università di Madison (Usa), ha improntato il suo campo di ricerca proprio sul tema del perdono: quando una persona perdona, identifica il comportamento dell’altro come moralmente sbagliato, ma accetta l’altro e riconosce il suo valore intrinseco nonostante l’offesa. Con questi presupposti, perdonare diviene inevitabilmente una scelta. Scrive Enright: «Perdonare è un atto di grazia verso chi ci ha offeso, verso qualcuno che non merita necessariamente la nostra misericordia».

Maria Goretti, certamente, rimane uno degli esempi più concreti — e allo stesso tempo straordinari — di come noi stessi possiamo divenire misericordia per gli altri. Ma per fare ciò, le nostre uniche forze non bastano. Si tratta, alla fine, di Grazia: questa volta con la “G” maiuscola.

La tremenda uccisione della piccola Maria, avvenuta dopo la tentata violenza da parte del giovane diciottenne Alessandro Serenelli, è una prova tangibile di come il Signore possa operare miracoli nelle situazioni più disparate. Miracolo sì, perché “perdonare” non può che ritenersi tale. La frase — divenuta una sorta di emblema-motto — che Maria Goretti pronunciò alla madre, prima di morire, ci pone di fronte a un mistero che ci mette in crisi. Il perché è assai semplice: come è possibile — per noi — perdonare i piccoli torti subìti, avendo di fronte questa immensa figura di santità che è riuscita addirittura ad avere misericordia per il proprio uccisore?

Disorienta non poco quella sua frase pronunciata sul letto di morte: «Sì, per amore di Gesù gli perdono e voglio che venga vicino a me in Paradiso». Ricorda tanto la frase di Cristo in croce, con accanto il ladrone, narrato nella Passione: «Oggi sarai con me in Paradiso». Così, nella Sua misericordia, Cristo parla a chi si è già pentito. L’uccisore di Maria Goretti lo farà solo dopo la morte della santa, ben otto anni dopo. Eppure, Maria, aveva già visto nel suo cuore il giorno del pentimento del suo assassino.

È umanamente impossibile spiegare il perdono. Ma i santi vanno oltre tutto ciò che è umano, questo già si sa. Maria se riesce a fare ciò è solo grazie alla sua profonda comunione con il Signore, vissuta nella sua breve e intensa giovinezza: i giorni, per lei, infatti, si contavano sui grani del Rosario.

di Antonio Tarallo