· Città del Vaticano ·

Pubblicato il rapporto 2020 del Family International Monitor su «Famiglie e povertà relazionale»

Una ricerca condotta
in dodici Paesi

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05 luglio 2021

L’Osservatorio internazionale sulla famiglia, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo ii , dall’Università cattolica di Murcia e dal Cisf, ha recentemente pubblicato il Rapporto 2020 «Famiglia e povertà relazionale», che ha messo a tema il legame tra famiglia, povertà e qualità delle relazioni in dodici Paesi (Benin, Brasile, Cile, Haiti, India, Italia, Kenya, Libano, Messico, Qatar, Spagna, Sud Africa).

Il progetto è nato per rispondere alla preoccupazione di papa Francesco relativa all’istituzione familiare, manifestata soprattutto nella sua Esortazione apostolica Amoris laetitia, nella quale propone la famiglia come risposta di grande valore alle sfide antropologiche, culturali, economiche, politiche e legislative che si pongono nel contesto di un mondo globalizzato. L’aspetto più innovativo di questo rapporto è aver sottolineato la dimensione multidimensionale della povertà, e il ruolo cruciale che rivestono le relazioni — in primis quelle familiari — nel qualificare il benessere delle persone e delle famiglie.

In primo luogo emergono in quasi tutti i contesti territoriali alcuni stressors globali, di natura sociale e macroeconomica, che pur agendo con modalità diverse e specifiche in ogni Paese, si presentano come fattori comuni, potremmo dire “globalizzati”: è il caso della difficile conciliazione famiglia-lavoro (non solo per le donne), oppure dell’impatto delle nuove tecnologie digitali sulle relazioni familiari, o della crescente disuguaglianza socio-economica interna, che si sta accentuando sempre di più non solo tra Paesi, ma soprattutto all’interno dei singoli Paesi, spesso nella stessa città, tra quartiere e quartiere.

Analizzando invece l’interno familiare, si conferma che le relazioni fanno la differenza, e la loro resistenza o fragilità può generare esiti molto diversi, a fronte degli stress interni ed esterni cui devono far fronte persone e famiglie. Questo è vero in particolare per le famiglie “in bilico”, fragili ma non ancora in povertà o nell’isolamento sociale: la forza delle relazioni familiari è fattore decisivo per restare a galla, mentre la loro fragilità favorisce la discesa sotto la soglia di povertà e la caduta nella marginalità.

I dati evidenziano la forte correlazione tra tenuta della relazione di coppia e benessere familiare complessivo. La coppia è risorsa primaria di qualità e resilienza della famiglia, soprattutto in condizioni di grave vulnerabilità socio-economica. Inoltre la forza delle relazioni familiari è significativamente correlata alla dimensione istituzionale del matrimonio e della famiglia. In altri termini, famiglie con elevati livelli di riconoscimento giuridico pubblico presentano maggiori indicatori di tenuta, di qualità familiare, di benessere.

È peraltro emerso, sul versante opposto, che alcune forme familiari sono strutturalmente più fragili di altre: ad esempio le famiglie con un solo genitore, con genitori adolescenti e quelle numerose. In alcuni casi queste vulnerabilità potrebbero essere sostenute da interventi mirati di welfare pubblico, che purtroppo vengono realizzati solo raramente.

Un altro elemento confermato dalle analisi svolte riguarda l’importanza decisiva delle reti relazionali allargate per proteggere la famiglia. Sono centrali in particolare le relazioni intergenerazionali (con nonni e anziani) e la presenza di significative reti relazionali non parentali (vicinato, amicali, associative), che superano così la “famiglia nucleare ristretta”.

Dai dati emerge anche la presenza di alcuni sistemi familiari in cui si innescano dinamiche interne di forte disuguaglianza tra membri, In questi casi, anziché operare come redistributore solidaristico di sostegno e aiuto per tutti i propri membri, la famiglia accentra le risorse sui membri più forti, ai danni dei più deboli. In genere a favore dei maschi adulti,
a scapito di donne, minori, e anziani.
Spesso questa dinamica è correlata a marginalità sociale.

Infine, oltre alla conferma di alcune condizioni di vulnerabilità universalmente note, dall’indagine sono emerse con particolare evidenza tre specifiche aree di attenzione: L’evento nascita, tuttora carico di rischi di vita (per madri e neonati) in molti Paesi, spesso esposto all’abbandono del bambino, e scarsamente protetto; la condizione dei giovani, fortemente penalizzata in quasi tutti i Paesi considerati; le relazioni violente in famiglia, fenomeno sottotraccia ma diffuso e segnalato in tutti i contesti territoriali e non solo nelle classi socialmente più deprivate.

Di fronte a questo scenario, caratterizzato da molti elementi di ambivalenza, le politiche pubbliche familiari possono essere cruciali, soprattutto se sapranno sostenere le relazioni familiari, la vera risorsa specifica e strategica della famiglia. La società deve certamente intervenire quando le relazioni familiari sono fragili e velenose per i singoli membri, ma è altrettanto importante intervenire precocemente, riconoscendo e valorizzando la rete micro-sociale di solidarietà e di cura reciproca che le famiglie sviluppano per i propri membri e nelle comunità locali. Ma prima ancora che per le istituzioni pubbliche, il compito di farsi prossimo alle famiglie rimane ancora più urgente all’interno della realtà ecclesiale, che deve diventare sempre più capace di riconoscere e valorizzare al proprio interno le risorse di resilienza e di generatività sociale di tante famiglie, anche all’interno delle situazioni più fragili e vulnerabili, perché anche nelle condizioni più complesse siano le persone e le famiglie a tornare ad essere protagoniste del proprio destino.

di Francesco Belletti