· Città del Vaticano ·

Intervista con l’arcivescovo Vincenzo Paglia

La famiglia
è il motore della società

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05 luglio 2021

«Le famiglie svolgono un compito determinante per la società. Possiamo dire che la tengono letteralmente in vita. Per questo tre anni fa abbiamo deciso di fondare un Osservatorio internazionale, seguendo l’ispirazione di Papa Francesco che ci esortava ad allargare ed integrare lo sguardo sulle famiglie».

L’arcivescovo Vincenzo Paglia, gran cancelliere del Pontificio Istituto Giovani Paolo II, dal dicembre 2018 è anche presidente del Family International Monitor, costituito dall’Istituto Jp2 insieme all’Università cattolica di Murcia in Spagna e dal Centro internazionale di studi sulla famiglia di Milano, che lunedì 5 luglio ha presentato il suo primo rapporto — dal titolo «Famiglia e povertà relazionale» — nel corso di un incontro a cui, insieme all’arcivescovo Paglia, hanno preso parte il responsabile della ricerca Francesco Belletti, il vicepresidente Pierangelo Sequeri, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, Matteo Rizzolli, docente di economia politica al Jp2, e Moira Monacelli di Caritas Internationalis. «Le famiglie — in tutte le diverse articolazioni — sono l’ossatura di ogni società, e dal loro stato di salute si può dedurre il grado di benessere e di prosperità economica, sociale, esistenziale presente in essa».

Quale è il compito del Family International Monitor?

L’obiettivo era dotarci di uno strumento di indagine scientifica permanente sulla realtà concreta che vivono le famiglie nelle diverse parti del mondo. Come tutti ben sappiamo non sempre la politica è attenta alla straordinaria risorsa che la famiglia rappresenta per la società. Con questo Osservatorio — attraverso gli strumenti della ricerca sociale — vorremmo portare alla luce alcuni suoi aspetti, perché possano essere oggetto di una più attenta considerazione.

I dati per la ricerca sono stati raccolti in 12 Paesi, quattro per continente, e segnalano che alcune forme familiari sono strutturalmente più fragili, come le famiglie con un solo genitore. La coppia è quindi la risorsa primaria di qualità della famiglia.

Dalla ricerca emerge il ruolo cruciale della famiglia, che nella ricchezza della costellazione delle sue relazioni e dei suoi affetti, va riconosciuta come motore della storia. Se vanno bene le cose tra l’uomo e la donna andranno bene anche le nostre società. E, ovviamente, è vero anche il contrario.

A riscrivere le relazioni nella società è arrivato anche il covid-19.

L’esperienza della pandemia che ha improvvisamente e drammaticamente travolto le nostre vite personali, come quelle delle nostre società, le nostre economie, le nostre politiche. Osservare le famiglie, le loro storie, le vulnerabilità e le opportunità di cui sono portatrici, ci aiuta a conoscere la qualità della civiltà di un popolo, la stabilità e la forza di un Paese, e allo stesso tempo ci offre qualche luce per edificare un futuro più umano per tutti.

L’indagine dell’Osservatorio sulla famiglia è partita dalla povertà relazionale, mentre il prossimo anno si concentrerà sulla povertà economica.

La decisione di iniziare la nostra indagine approfondendo la dimensione relazionale non è stata casuale, riflette piuttosto l’assunto antropologico che la prima risorsa imprescindibile dell’essere umano senza la quale ogni persona rischia di perdersi e di smarrire la propria identità è costituita dalle relazioni che nella famiglia trovano la loro prima concretizzazione. Ci siamo voluti chiedere quanto e la carenza o la prosperità della dimensione relazionale influisce sul vissuto e sulle storie delle singole famiglie e sul “funzionamento” stesso delle società di cui fanno parte, e quanto da essa dipende anche sviluppo e crescita economica. Sono convinto che provare a rispondere a queste domande in modo rigorosamente scientifico, attivando una virtuosa sinergia tra università e centri di ricerca di tutto il mondo, ci dia la possibilità di ascoltare e leggere la realtà così come essa è, provare ad interpretarla, per sperare di direzionarla con sapienza e coscienza.

di Arnaldo Casali