· Città del Vaticano ·

Progetto dell’Ecowas

Una moneta unica
per l’Africa

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03 luglio 2021

Nell’ultima riunione dell’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) tenutasi sabato in Ghana, il dibatto si è incentrato su due temi: la conferma della sospensione dell’affiliazione del Mali (a causa della profonda crisi politica ancora in atto nel Paese) e il rilancio del progetto della moneta unica per i membri della Comunità.

L’idea di una singola moneta, chiamata Eco, è un vecchio progetto, più volte annunciato e rinviato negli ultimi anni. Secondo i piani originari, la moneta unica doveva essere adottata nel 2003. Successivamente, l’Organizzazione ha rinviato l’adozione al 2005, poi al 2010, al 2014 e al 2020. Prima della pandemia i Paesi africani interessati avevano pianificato in maniera dettagliata tutti i criteri che i singoli Paesi avrebbero dovuto rispettare per entrare nel progetto: un deficit annuale del tre per cento, un tasso di inflazione annuale inferiore al dieci per cento, un limite al finanziamento del deficit delle Banche centrali inferiore al dieci per cento delle entrate dell’anno precedente e un determinato livello di valuta straniera da detenere nelle casse dello Stato. Già all’epoca questi criteri avevano sollevato delle critiche riguardo la capacità dei singoli Paesi nel rispettarli nel lungo periodo. Ma la pandemia del covid ha fatto saltare tutti i piani.

Ora però il progetto è diventato più dettagliato: se prima il piano prevedeva essenzialmente il lancio e l’adozione nel giro di due anni, ora invece il Presidente della Commissione dell’Ecowas ha annunciato che prima dell’adozione, prevista nel 2027, ci sarà un periodo di quattro anni (2022-2026) in cui verrà applicata una road map per far convergere i Paesi verso l’unificazione degli standard economici per l’adozione dell’Eco.

Fin dal suo primo lancio, il progetto è apparso ambizioso per molte ragioni, per questo le critiche non sono mai mancate. Nel 2019, la Ceo di Alpha African Advisory Sanyade Okoli, intervistata dalla Bbc, mise in guardia che l’assenza di libertà di movimento dei beni avrebbe creato dei problemi all’adozione dell’Eco. Altro aspetto evidenziato dalla stessa analista fu l’assenza di infrastrutture, fattore che blocca il commercio tra i Paesi dell’Ecowas e quindi l’integrazione economica.

Un secondo problema è quello del peso di alcuni Paesi nell’unione monetaria. La domanda degli analisti è: la Nigeria sarà il Paese che trainerà lo sviluppo di questa valuta o il suo peso economico rischia di assorbire le economie degli altri Stati? La discrepanza economica interna all’organizzazione è sotto questo aspetto enorme: la Nigeria è uno dei motori economici del continente, mentre altri membri hanno i dati del Pil tra i più bassi. Fare dei paragoni con l’Unione europea e la Germania in questo senso non è possibile, visto che la differenza tra Berlino e gli altri Paesi è meno marcata.

Altro aspetto fondamentale nel processo è che con l’Eco verrà sostituito il Franco Cfa, la moneta comune ai Paesi dell’Organizzazione che erano colonie francesi. In questo senso l’adozione dell’Eco va vista come una sorta di distaccamento dall’ex colonia? A questa domanda ha risposto Keanu Bean della think tank Global Risk Insight, sostenendo che il Franco Cfa rappresenta solo una parte delle relazioni tra la Francia e le ex colonie e che eventuali sviluppi seguiranno altre direttrici nei prossimi anni.

di Cosimo Graziani