· Città del Vaticano ·

Conclusa la Giornata di preghiera per il Libano

Progetti di pace
e non di sventura

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02 luglio 2021

«In questi tempi di sventura vogliamo affermare con tutte le forze che il Libano è, e deve restare, un progetto di pace»: rilanciando le parole del profeta Geremia (29, 11) che hanno fatto da filo conduttore alla Giornata di riflessione di preghiera per il Paese dei cedri, il Papa ha ribadito «la vocazione di tolleranza e di pluralismo» di questa terra, ripetendo, come fece a Bari tre anni fa, i suoi accorati: «basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti!»; «basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente!»; «basta usare il Libano e il Medio Oriente per interessi e profitti estranei!». Lo ha fatto attraverso il messaggio pronunciato al termine della preghiera ecumenica con cui ieri sera, giovedì 1° luglio, ha concluso nella basilica di San Pietro l’intensa Giornata di orazione insieme con i leader cristiani della nazione, esortando a «dare ai libanesi la possibilità di essere protagonisti di un futuro migliore, nella loro terra e senza indebite interferenze», e confidando il proprio «desiderio di visitare» il Paese «precipitato in una grave crisi».

Francesco ha voluto far proprio «il grido di un intero popolo, deluso e spossato, bisognoso di certezze, di speranza, di pace». Perché, ha aggiunto citando Giovanni Paolo ii , «il Libano è un messaggio universale di pace e di fratellanza che si leva dal Medio Oriente».

Ecco allora gli appelli alla comunità internazionale, ma anche ai politici locali, affinché «il Paese non sprofondi, ma avvii un cammino di ripresa», nella certezza che — come insegna il poeta Gibran — «oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta». Da qui l’auspicio finale di Francesco, che suona come un’invocazione: «Si dilegui la notte dei conflitti e risorga un’alba di speranza. Cessino le animosità, tramontino i dissidi, e il Libano torni a irradiare la luce della pace».

Giornata di riflessione e di preghiera per il Libano