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Metterci la faccia aiutando la Provvidenza

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02 ottobre 2021

Il crowdfunding per raccogliere fondi e sostenere le comunità


La storia ci insegna che fenomeni naturali imprevisti da sempre muovono ondate di solidarietà, anche nella forma delle donazioni: durante la peste del Trecento aumentarono i lasciti testamentari; l’emergenza Covid ci ha fatto scoprire il crowdfunding, la raccolta di micro-finanziamenti attraverso piattaforme digitali.

Fenomeni che oggi definiamo con termini inglesi — crowdfunding, fundraising — hanno le loro radici nella storia della Chiesa. Anche gli elementi che sembrano connaturati all’uso di internet, come la mutua visibilità tra donatori, trovano un precedente storico, per esempio, nella pratica diffusa in molte chiese di apporre un cartiglio nel retro delle panche col nome della famiglia o della persona che ha contribuito a fare un’offerta.

Il crowdfunding si è diffuso in Italia a partire dal 2013 e, fin dai primi anni, sono stati numerosi i progetti promossi da parrocchie e congregazioni religiose, prevalentemente per il restauro di edifici religiosi o di opere d’arte. La novità degli ultimi mesi è il diffondersi di campagne promosse da suore, che vivono di Provvidenza, per sostenere le proprie comunità. Le monache di Sant’Angelo in Pontano si sono affidate a Gofundme per raccogliere i fondi necessari ad ampliare la foresteria dove vivono dal 2016, quando il sisma ha danneggiato il loro monastero. Finora hanno raccolto quasi 10mila euro da 78 donatori ma l’obiettivo è ambizioso (300mila euro). Su Produzioni dal Basso è stata lanciata una campagna di solidarietà nei confronti delle suore di clausura del Monastero Santa Chiara di Oristano; un gruppo di amici del Monastero ha prodotto un libro fotografico che documenta la vita delle clarisse. Il progetto ha superato l’obiettivo di 10mila euro, grazie ai contributi di 186 sostenitori. In Francia è stata fondata CredoFunding, una piattaforma di crowdfunding dedicata a progetti della comunità cristiana, con finanziamenti in donazioni e prestiti, che registra 48mila iscritti. Dal 2014 ha finanziato 700 progetti, per un totale di 12 milioni di euro donati e 15 milioni in prestito. Tra i progetti di successo si segnala quello promosso dalle Suore Apostoliche di Saint-Jean, che pone un problema particolarmente pressante per le congregazioni femminili: l’accoglienza di suore anziane e malate. Hanno raccolto donazioni da 1598 persone per 174.654 euro, superando l’obiettivo di 150mila euro necessari per adeguare la struttura e disporre di un’infermeria. Questo progetto si caratterizza anche per un video di comunicazione particolarmente creativo e divertente, la cui efficacia è confermata dagli apprezzamenti dei donatori nei commenti.

“Metterci la faccia” è una delle regole base del crowdfunding. I promotori dei progetti devono coinvolgere i sostenitori intorno a un’idea ed esporsi in prima persona attraverso un video facilita la costruzione di un rapporto fiduciario, soprattutto in assenza di una relazione diretta tra chi dona e chi riceve. Questa è forse la caratteristica del crowdfunding che crea più difficoltà a chiunque lanci un progetto, in ogni ambito, per consolidate resistenze culturali a chiedere aiuto. A questo si aggiunge un tratto peculiare del terzo settore, per cui ci si aspetta che i buoni progetti possano parlare da sé, con la conseguenza che fare (il bene) sembra escludere il far sapere. Se a questo aggiungiamo il fatto che la quotidianità delle suore, in particolare le monache di clausura, è caratterizzata dal ritiro, per dedicarsi alla preghiera e al lavoro, risulta evidente la distanza dal mondo di internet e dalle forme di narrazione del crowdfunding. Eppure, come abbiamo visto, sono numerose le congregazioni che si stanno cimentando con questo linguaggio e con le sue regole.

Non dobbiamo poi dimenticare che si tratta di campagne promosse da donne. Le ricerche sul crowdfunding stanno mostrando dinamiche interessanti rispetto al genere dei promotori delle campagne. I ricercatori si sono chiesti se il crowdfunding consentisse di aggirare le discriminazioni nell’accesso al credito diffuse nei canali tradizionali. I risultati mostrano che le donne sono in percentuale inferiore rispetto agli uomini sia tra i progettisti di campagna di crowdfunding che tra i finanziatori. Come progettiste, sono generalmente concentrate nei settori più “femminili”: sono in maggioranza nei settori danza, moda e cibo, mentre sono assenti nel settore videogiochi, fumetti e tecnologia. Nel crowdfunding sono diffusi i fenomeni di omofilia, il “chi si somiglia si piglia” che porta i finanziatori uomini a privilegiare progettisti dello stesso sesso. Si registra però un’eccezione interessante, la cosiddetta “omofilia attivista”. Quando una donna presenta un progetto in un ambito tipicamente maschile, altre donne possono decidere di sostenerla. È dimostrato, per esempio, nei progetti tecnologici. Non sappiamo se i progetti delle suore siano stati sostenuti (anche) da donne, di certo sarebbe una bella forma di solidarietà femminile.

di Ivana Pais
Docente di Sociologia Economica nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore