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Osservatorio

Giuseppe, un modello di uomo giusto che parla al mondo di oggi

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02 ottobre 2021

Scrive Marinella Perroni che «dopo i decenni in cui i diversi femminismi hanno imposto di ripensare drasticamente concezioni antropologiche androcentriche, nonché assetti sociali, politici e religiosi patriarcali, da più parti viene segnalata la necessità, divenuta ormai imprescindibile e urgente, di ripensare l’universo del maschile sia dal punto di vista socio-politico che al livello simbolico, di liberarlo da secolari distorsioni e da antiche e nuove reticenze. Cioè da tutto ciò che impedisce di sottoporlo a interrogativi, analisi, valutazioni, ripensamenti, ricollocazioni. Su questo sfondo dinamico di profonda ristrutturazione delle identità di genere possono allora muoversi e incrociarsi anche sguardi diversi su Giuseppe di Nazaret, su ciò che egli ha significato per la tradizione cristiano-cattolica, ma anche su quanto la sua figura di uomo prima ancora che di padre può evocare e provocare in chi le si rivolge con occhio attento, andando alla ricerca dei suoi possibili significati, più o meno palesi o più o meno reconditi».

Parte da qui il libro Maschilità in questione. Sguardi sulla figura di san Giuseppe, che la teologa Perroni ha curato insieme al teologo Antonio Autiero, per la Queriniana.

Vi scrivono anche Michela Murgia, Cristina Oddone, Paolo Naso, Daniele Bouchard, Elizabeth E. Green, Silvia Zanconato, Simona Segoloni Ruta, Andrea Grillo, Andreas Heek, e Arianna De Simone e Giusi Quarenghi: un prisma di opinioni e in sottofondo un parallelismo tra questione femminile e questione maschile che, sottolinea Autiero «è la base di ricognizione analitica dei problemi legati alla crisi della maschilità e il vettore di individuazione di contrappesi risolutivi di essa».

Gli autori, lo sottolineano, hanno assunto «in pieno il punto di partenza della riflessione di Francesco» che nella lettera apostolica Patris corde definisce Giuseppe è una «persona comune».

Comune, ma – va da sé – non generica. Perché incarna i protagonismo di «tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o “in seconda fila”» (cit. Francesco) e in questo senso parla ancor più alla chiesa di oggi, anche in termini di parità uomo-donna.

Un modello di uomo giusto, che «non si arroga competenze che vanno a marcare il perimetro della sua superiorità», scrive Autiero. «Nel codice della sua giustizia si trova l’inclusione di una empatia espressa in termini di responsabilità e di cura. E soprattutto emerge quel fattore genetico della uguaglianza in dignità, dell’autonomia relazionale e della condivisione dei compiti, orizzonti ben lontani da quella presunta convinzione di identità, risultante da una costruzione di ruoli mai soggetti a critica, per metterne a nudo la genesi storica, le dipendenze culturali, le inclinazioni al dominio».

Un volumone, pieno di spunti e, a volerlo, di vari spin-off. ( dcm )