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Intervista

Suor Juana protofemminista

Dacia Maraini, (Wikimedia commons)
03 luglio 2021

Dacia Maraini non nasconde una certa fierezza: «Ho contribuito a far conoscere in Italia Juana de la Cruz», afferma la scrittrice ed esponente di primo piano del femminismo storico, ricordando che nel 1979 scrisse il testo teatrale Suor Juana: un ritratto documentato e coinvolgente della monaca e intellettuale messicana del xvii secolo. Rappresentato in diversi Paesi del mondo, Messico compreso, quel testo è tuttora un punto di riferimento che aiuta a capire la genialità di suor Juana e la portata rivoluzionaria del suo operato.

Cosa l’ha spinta ad interessarsi alla religiosa, nota soprattutto in America Latina?

Prima degli anni Settanta, non avevo mai sentito parlare di suor Juana. A raccontarmi la sua storia fu Prudencia Molero, un’attrice argentina con cui lavoravo nel teatro femminista della Maddalena, a Roma. I suoi racconti mi affascinarono e mi pareva incredibile che Juana fosse sconosciuta in Italia. Decisi perciò di saperne di più: ho sempre provato un grande interesse per le mistiche dei secoli passati come santa Chiara di Assisi a cui ho dedicato un romanzo e santa Caterina da Siena su cui ho scritto un testo teatrale.

Perché questo interesse?

Nell’antichità le religiose avevano una grande cultura: spesso, proprio come accadde a suor Juana, si ritiravano in convento per sfuggire ai matrimoni combinati e avere la possibilità di coltivare gli studi, libere dall’obbligo di fare un figlio all’anno. Anche se tenute nascoste o non considerate, le loro opere hanno lasciato il segno nella storia del pensiero.

Come si è documentata su suor Juana?

Ho letto tutte le pubblicazioni possibili su di lei: 40 anni fa erano quasi esclusivamente in spagnolo, visto che Juana era poco conosciuta al di fuori dell’America Latina dove invece viene studiata a scuola.

Ma perché l’Occidente ha ignorato una figura religiosa e intellettuale così importante?

Le donne che sono troppo avanti, quelle che incarnano un pensiero libero e moderno vengono quasi sempre tenute nell’ombra. Non è un destino ma una volontà storica ricorrente. Olympe de Gouges, drammaturga e attivista vissuta durante la Rivoluzione francese, venne addirittura ghigliottinata perché propugnava l’uguaglianza tra i sessi, anticipando di due secoli il femminismo.

Suor Juana è stata una protofemminista?

Senza dubbio. Si costruì, attraverso lo studio, una cultura straordinaria. Scrisse magnifiche poesie, era un genio della matematica, imparò la lingua india per portare il teatro al popolo. La sua sapienza fu oggetto di interesse da parte di letterati, filosofi, teologi del tempo. E lei teneva testa a tutti…Scrisse a favore del libero arbitrio e difese i diritti delle donne. Ma pagò il suo coraggio e la sua autonomia di pensiero con la rinuncia all’attività intellettuale, imposta dai vertici della Chiesa.

Da non credente, crede che la Chiesa abbia fatto dei passi avanti nel riconoscere i diritti delle donne?

Qualche progresso c’è stato e oggi il clero conta molti esponenti illuminati, ma il cammino da fare è ancora tanto. Le suore continuano a non aver voce in capitolo, sono sempre gli uomini a decidere del loro destino. Papa Francesco sta tentando di cambiare le cose, ma trova davanti a sé un mondo chiuso e molti nemici.

Ha rappresentato il testo teatrale su suor Juana davanti a un pubblico di religiose?

Sì. Molte non conoscevano il personaggio ma tutte mi sono sembrate entusiaste. Capivano Juana, erano dalla loro parte considerandola un punto di riferimento in materia di libertà, autonomia, coraggio. Mi ha colpito la cultura di molte suore: oggi si entra in convento per scelta, non come ripiego o per imposizione.

C’è una lezione che suor Juana può dare alle donne di oggi?

È la consapevolezza che la cultura, l’arte, la poesia sono strumenti fondamentali per l’emancipazione.

E a lei personalmente cosa ha lasciato l’incontro con questa straordinaria mistica e intellettuale del Seicento?

Ha consolidato una certezza: anche nei momenti più difficili, quando sono private della loro autonomia intellettuale e considerate proprietà altrui, le donne non si perdono d’animo ma continuano a combattere. Nella storia non esistono solo vittime, per fortuna ci sono anche tante ribelli.

di Gloria Satta