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Sapienti

Oltre i muri delle chiese

Juan Miranda  «Sor Juana Inès de la Cruz», circa 1713  Palazzo delle Belle Arti, Città del Messico
03 luglio 2021

La sfida di Juana de la Cruz


Oggi, quando si parla di suor Juana Inés de la Cruz non è raro che si cerchi di dissociarla prontamente dalla Chiesa cattolica. Questo perché il mondo secolare non si spiega come, con un genio come il suo, già all’altezza dei classici occidentali, possa essere stata una fedele figlia della Chiesa. Per dissociare suor Juana dal cattolicesimo c’è chi ha addotto la facile argomentazione che fu cattolica solo perché nel xvii secolo non poteva essere null’altro. C’è invece chi ha assicurato che la sua ribellione fu tale da spingerla a compiere, per sfuggire alla schiavitù maschilista, la scelta meno opprimente per una donna dell’epoca, quella della vita conventuale. Ma il fatto incontrovertibile è, e continuerà a essere, che suor Juana fu possibile solo perché fu cattolica. Togliere il termine cattolicesimo dall’equazione che dà come risultato suor Juana sarebbe come togliere l’atomo dell’ossigeno dalla molecola dell’acqua.

Sostenere che suor Juana fu cattolica solo perché nata nella Nuova Spagna nel 1648, ossia perché le circostanze non davano altra possibilità, non basta a confutare che l’identità della monaca di Nepantla fu profondamente cattolica. Se realmente era impossibile che suor Juana non fosse cattolica diventa allora impossibile la sua esistenza. Che di fatto così fu ce lo dicono sia il suo confessore, padre Núñez de Miranda, sia il suo biografo, il gesuita Diego Calleja. Nella sua Protesta de la fe, suor Juana dichiara:

«Affermo che credo in Dio onnipotente, tre persone distinte, e un solo Dio vero; e credo, che s’incarnò, e si fece uomo il Verbo per redimerci, con tutto il resto che crede e professa la Santa Madre Chiesa Cattolica Romana, di cui sono una figlia obbediente, e come tale desidero, e dichiaro di vivere, e morire in questa fede, e credenza».

Di fatto, se si esamina attentamente quel periodo storico, l’inscindibilità di suor Juana dal cattolicesimo della Nuova Spagna acquista senso. A differenza dei Paesi di tradizione protestante, in Paesi marcatamente cattolici la figura femminile ha costituito sempre un paradosso. Mentre l’ambito sociale era retto da uomini e per uomini, quello familiare e quello spirituale avevano indubbiamente come protagonista la figura materna. Ciò è evidente nel contesto familiare della piccola Juana de Asbaje (o Azuaje, come si legge nella documentazione). Fu sua madre, Isabel Ramírez de Çantillana, a governare l’unità domestica e a sostenere la sua prole. Sua madre Isabel fu una donna indipendente come si definì lei stessa nel suo testamento: «Sono stata una donna nubile e ho avuto come figlie naturali donna Josefa María e donna María de Azuaje e madre Juana (Inés) de la Cruz, religiosa del convento di san Girolamo di Città del Messico».

Nel mondo ispanico, prevalentemente cattolico, ci sono state scrittrici molto importanti come suor Juana. Santa Teresa de Ávila, Úrsula de Jesús in Perú, Suor María de Ágreda, Marcela de San Félix, Suor Ana de la Trinidad, Luisa Carvajal y Mendoza, María de Zayas, Ana Caro de Mallén, María de Guevara, Cristobalina Fernández de Alarcón, Ana de Castro Egas, Francisca Josefa del Castillo...

Non dobbiamo però pensare che le donne godessero di piena libertà per crescere come intellettuali e letterate. È risaputo che gli uomini ricorrevano di continuo a diversi argomenti per impedire che le donne si sviluppassero come pensatrici. Già il fatto che gli uomini se ne lamentassero ci fa capire che, in effetti, c’erano donne che lo facevano.

Stiamo parlando qui in particolare della querella de las mujeres, un dibattito intellettuale tra misogini e — per usare un termine analogo — filogini. L’importante è sottolineare qui che tutti i trattati filogini presentano argomentazioni teologiche a difesa del genere femminile. Ed è anche bene ricordare che la teologia che si poteva scrivere nel mondo ispanico era quella autorizzata dalla Chiesa cattolica. Pertanto, a partire da un linguaggio e da una logica precedente al cattolicesimo, si difese la donna tanto quanto la si ripudiò.

Ancora una volta riappare qui il cattolicesimo come condizione di possibilità. In quel dibattito suor Juana contesta il fatto che gli uomini della Chiesa ordinino alle donne di tacere: «Io vorrei che questi interpreti e commentatori di san Paolo mi spiegassero come intendono il versetto Mulieres in Ecclesia taceant (1 Corinzi 14, 34), tacciano le vostre donne nelle chiese».

Poche righe dopo suor Juana spiega come deve intendersi quell’affermazione: «E in un altro versetto: Mulier in silentio discat (1 Timoteo 2, 11), la donna impari in silenzio, essendo questo versetto più a favore che contro le donne, poiché ordina alle donne d’imparare e per imparare è chiaro che è necessario che tacciano. Ed è anche scritto: Audi Israel, et tace [ascolta Israele e taci] dove si parla all’insieme degli uomini e delle donne e a tutti si ordina di tacere, perché chi ascolta e impara è giusto che assista e taccia».

Nella stessa Respuesta a sor Filotea, [con cuicontrobatte al vescovo di Puebla che in un libro scritto con lo pseudonimo di Filotea la esortava a lasciare da parte gli studi] quando suor Juana parla della sua capacità di scrivere e di pensare, dice che la Chiesa «con la sua santissima autorità non me lo proibisce, perché me lo devono proibire altri?».

Qui non si tratta di cancellare la ribellione femminile di suor Juana per inserirla nel contesto del cattolicesimo, ma di capire il cattolicesimo a partire dalla ribellione. E ciò acquista enorme importanza quando contempliamo la teologia elaborata da suor Juana.

Prendiamo il suo poemetto Sueño. Nei suoi 975 versi suor Juana si dedica a descrivere proprio un sogno: «essendo notte, mi addormentai, sognai che volevo capire all’istante tutte le cose di cui l’universo si compone. Non ci riuscii, neppure a distinguere per categorie; neanche un solo individuo; delusa, albeggiò e mi svegliai». Suor Juana riunisce tre correnti teologiche del cattolicesimo. La Scolastica, che si esplicita nel ricorso che fa alle categorie per comprendere l’universo; il Neoplatonismo, che si esplicita con il tema del viaggio dell’anima che cerca d’intelligere la totalità; l’Ermetismo, che appare con il tema ricorrente del sogno, ossia l’ambito onirico e la sua dimensione di una conoscenza profonda. Suor Juana sfida la teologia a integrare tre correnti tra loro divergenti.

Anche se si potessero aggiungere altri elementi, come il suo magistrale trattato teologico — la Carta Atenagórica —, l’idea generale appare chiara. La ribellione e le sfumature di eterodossia caratterizzano sì suor Juana, ma si devono considerare perfettamente cattoliche. Suor Juana fu altera, ribelle, creativa, seduttrice proprio perché fu cattolica.

di María Luisa Aspe Armella
Ricercatore presso il Center for Interdisciplinary Studies (Ceid), Messico; membro del comitato accademico dell'Accademia latinoamericana dei leader cattolici