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Libri

La terza via
tra convento e matrimonio

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03 luglio 2021

«Preziosa» ma niente affatto ridicola, parafrasando Molière e la celeberrima commedia in cui prende in giro le sedicenti intellettuali del suo tempo, dotata di una vasta e profonda cultura e di un pensiero rigoroso, Gabrielle Suchon — filosofa e saggista di talento vissuta nella Francia della seconda metà del Seicento — riserva molte sorprese a chi investe del tempo nella lettura attenta dei testi che sono arrivati fino a noi. Grazie alla passione e alla competenza di Maria Pia Ghielmi, che insegna Teologia spirituale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano (e ha pubblicato, oltre alla traduzione italiana di alcune opere del gesuita Jean-Baptiste Saint-Jure e uno studio dedicato al suo insegnamento, Storie di libertà. Donne e fede nella Francia del Seicento) è possibile adesso leggere ampi stralci di un’opera ambiziosa, profonda, illuminata, talvolta, da una pacata ironia.

Pubblicato a Lione nel 1693 con lo pseudonimo di Aristophile (che non rivelava se l’autore fosse uomo o donna) il Trattato della morale e della politica di Gabrielle Suchon ha lo scopo di mostrare alle donne, alle quali il saggio è principalmente dedicato, che è possibile liberarsi dall’ignoranza e dialogare con gli uomini al loro stesso livello intellettuale, senza complessi di inferiorità, usando per argomentare il metodo filosofico tradizionale e il sapere accademico all’epoca universalmente riconosciuto. Una dichiarazione di intenti indicata nel prologo dell’opera: «Non ho avuto altra intenzione in tutto questo trattato — scrive la Suchon — che ispirare alle donne sentimenti nobili e magnanimi, affinché possano proteggersi da una costrizione servile, da una stupida ignoranza e da una dipendenza bassa e degradante. Esse potranno riuscirci assai facilmente se seguiranno ciò che spiego a proposito di ciascuno di questi argomenti, senza che ci sia bisogno di rivoltarsi contro gli uomini né di scuotere il giogo dell’obbedienza come fecero un giorno le amazzoni. Le donne del nostro tempo potranno imitarle nella forza e nella generosità cristiana che, pur meno evidente, non mancherà di essere più utile e proficua». Attraverso il continuo rimando alla Bibbia e alla tradizione patristica, l’autrice esorta le lettrici a studiare, ad aiutarsi vicendevolmente, scegliendo il proprio stile di vita. «Una donna ben consapevole delle proprie capacità e della propria dignità» scrive Maria Pia Ghielmi nella ricca e documentatissima introduzione al testo tradotto dal francese, nel libro Della morale e della politica. Libertà, scienza e autorità attraverso gli occhi di una donna, pubblicato dalle Edizioni Paoline – che condusse una vita da pioniera, convinta sostenitrice di una terza via alternativa al convento e al matrimonio, un “nubilato” consapevolmente scelto come strada maestra per raggiungere la conoscenza e l’indipendenza dai modelli imposti dalla struttura sociale dell’epoca, dedicandosi interamente a Dio e allo studio. Il pensiero della Suchon non riuscì ad affrancarsi dalla marginalità né allora né fino a pochi decenni or sono, pur presentando una coerenza di argomentazione, un’erudizione filosofica e un’acutezza e profondità di giudizio che nulla hanno da invidiare ad altri ben più noti autori del xvii secolo. Anche se scrive quando ormai la polemica della querelle des femmes si stava spegnendo, Gabrielle mostra di conoscerne gli autori e attinge da loro esempi e argomenti, non ricalcandone mai, però, i toni di “galanteria mondana” e adulazione frivola.

«Questa donna — scrive l’abate Philibert Papillon, autore di un’opera sugli scrittori di Borgogna in cui fornisce qualche scarna informazione sulla filosofa — poiché era estremamente laboriosa, impiegava tutto il suo tempo a leggere, scrivere o insegnare ai bambini. La sua conversazione era assai piacevole. Mi ricordo un colloquio che ebbi con lei, nel quale essa elencò i vantaggi del suo sesso, che difendeva con molta fermezza».

di Silvia Guidi