· Città del Vaticano ·

Osservatorio

L’America Latina, Susana
e la riforma
del Consiglio episcopale

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03 luglio 2021

Comunione, collegialità, ecclesialità e sinodalità. In queste parole è racchiuso il senso del processo di “rivoluzione sinodale” avviata nel 2019 dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) e giunta ora a uno snodo cruciale. Alla recente Assemblea, i vescovi del continente hanno approvato il progetto di riforma. Al cui cuore c’è la costituzione, sperimentale fino alla ratifica del 2023, di quattro centri pastorali – gestione della conoscenza, azione pastorale e reti, formazione (Cebitepal) e comunicazione – con un vescovo presidente e un consiglio di consulenti laici, religiose e religiosi. A guidare le strutture sono, però, dei laici, tra cui una donna: l’uruguayana Susana Nuin Nuñez. A quest’ultima, sociologa con una specializzazione in comunicazione interculturale, e dottrina sociale della Chiesa, è affidato il coordinamento del Cebitepal, entità di formazione e studi del Celam. «È un gesto di grande fiducia da parte della presidenza e di riconoscimento per il lavoro svolto nei 15 anni in cui sono stata consulente e direttrice di due dipartimenti: comunicazione e scuola sociale», racconta. Al termine del mandato, la studiosa è stata chiamata nuovamente a far parte del processo di ristrutturazione dall’inizio, un anno e mezzo fa. «Per me è un onore poter servire un’istituzione profetica come il Celam che tanto ha fatto per l’America Latina e tanto può ancora e deve fare. Un organismo in grado – e in questo si avverte la sua profezia latente - di attingere dalla tradizione senza restarne prigioniero, capace di rinnovarsi, di attualizzarsi per rispondere al Popolo di Dio oggi». In questo scenario, al Cebitepal tocca un compito delicato e cruciale: rendere reali e operanti le quattro parole guida - comunione, collegialità, ecclesialità e sinodalità – della riforma. «In che modo? In articolazione con tutte le realtà del Celam. Il Cebitepal non vuole essere un “corsificio”. La sua dinamica, al contrario, è quella dell’incarnazione, ovvero teoria e prassi. Teoria e prassi che siano una chiamata alla conversione, alla trasformazione e all’incidenza. Al momento, siamo in una fase di tessitura: stiamo rafforzando i legami con le differenti conferenze episcopali, con le università e enti formativi e di ricerca. Non per offrire loro un “prodotto” bensì per riconoscere quanto già fanno e potenziarlo, in un’ottica continentale».

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A proposito di rinnovamento, il 5 giugno il Coordinamento delle teologhe italiane ha rinnovato il direttivo: a presiedere l’organismo, fino al 2025, sarà Lucia Vantini, la segretaria è Donata Horak, le consigliere sono Alice Bianchi, Federica Cacciavillani (tesoriera), Anna Carfora, Simona Segoloni (vice-presidente), Rita Torti.

di Lucia Capuzzi
Giornalista di «Avvenire»