· Città del Vaticano ·

Tema del mese

Il carisma della provocazione

Ernest Normand,  «Esther denuncia Haman», 1888 (Wikimedia commons)
03 luglio 2021

Ribelli profetiche: donne che osano e cambiano la storia


Perché la profezia inquieta chi la esercita? E perché incute timore nelle autorità costituite? Forse la risposta sta nel fatto che non è un incarico istituzionale gestito dalle autorità, ma un libero dono dello Spirito rivolto a chiunque, senza discriminazioni di età, di sesso e di condizione sociale, segno dei tempi messianici, come aveva annunciato il profeta Gioele (Gl 3,1-2) e come aveva ben compreso la comunità delle origini (Atti 2, 17-18): «Negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno». Lo Spirito, dunque, dà la capacità a ognuno di profetare, cioè di parlare con libertà e osare sfidare il comune sentire in nome di una comprensione più profonda dei disegni di Dio.

Non è sempre facile individuare e accettare la voce profetica, spesso interpretata come ribellione; non lo è stato soprattutto per le donne le cui azioni e parole sono state tante volte osteggiate perché intese come illecitamente trasgressive. Eppure, la Bibbia è ricca di narrazioni di donne protagoniste del loro destino, che hanno saputo sfidare pregiudizi e poteri: che hanno osato trasgredire le leggi umane, come Sara e Rebecca che intervengono nella linea della discendenza e della promessa cambiandone il percorso; come le levatrici che salvano Mosè contravvenendo ai provvedimenti ingiusti del Faraone che voleva la morte dei bambini ebrei o come Ester che aiuta il popolo a salvarsi da un sicuro sterminio sfidando i comandi dell’imperatore persiano Assuero. Donne che hanno osato opporsi all’autorità maschile, come Miriam che, nei confronti di Mosè, rivendica il proprio ruolo profetico, o come Giuditta che con astuzia uccide il nemico Oloferne sovvertendo i suoi progetti di dominio. Oppure, donne che hanno osato piegare gli ordinamenti maschili a difesa dei propri diritti, come Tamar e Rut che hanno saputo interpretare la legge del levirato mettendo in sicurezza la propria identità e dignità femminili. Per non parlare delle donne che Gesù incontra e che incrinano le sue certezze, come la siro-fenicia, o che pungolano la sua riflessione sulle ipocrisie sociali, come l’adultera e la prostituta.

L’essere audaci, trasgressive, ribelli è un tratto che accompagna la storia delle donne e soprattutto di quelle che consapevolmente si sono sentite investite di una missione profetica. E la profezia, si sa, non è un carisma da vivere nel privato, ma è un dono che lo Spirito elargisce per edificare, esortare o consolare la comunità (1Cor 12,28). È carisma ministeriale con una marcata dimensione pubblica e politica che guida il gruppo dei credenti verso il bene comune (1Cor 14,4) e, allo stesso tempo, è un dono spirituale, perché discende direttamente dalla Ruah di Dio. Per questo nella storia del cristianesimo troviamo tante donne che hanno avuto la forza di parlare con libertà, con quella che i greci chiamavano parrhesìa, la franchezza di esprimersi anche davanti ai potenti sfidando spesso i comodi assetti del potere costituito.

Fu consapevole autonomia quella di Chiara d’Assisi che, nel difendere il privilegio della povertà, oppose a Innocenzo iii la propria coscienza: «A nessun patto e mai, in eterno, desidero essere dispensata dalla sequela di Cristo» (Leggenda di Chiara, 14). Fu vocazione pastorale quella di Domenica Narducci che, davanti al vescovo di Firenze, difese agli inizi del Cinquecento il proprio ruolo di predicatrice, consapevole che la Chiesa ha bisogno delle donne e che Dio chiama chiunque egli voglia, anche il genere femminile, a parlare profeticamente in suo nome e ad annunciare la sua parola.

Fu difesa del proprio pensiero rivoluzionario quella che manifestò l’indomita Margherita Porete che non si piegò all’intimazione dell’Inquisizione di abiurare la propria fede in una Chiesa grande delle anime semplici che vivono direttamente un’esperienza d’amore con Dio, o quella della fiera Giovanna d’Arco che rifiutò di sottomettersi ai giudici per fedeltà alle voci interiori che l’avevano spinta a liberare la Francia dal dominio inglese.

Fu meditata autocoscienza quella di Teresa d’Avila, giudicata “femmina inquieta, vagabonda, disubbidiente e contumace” per la sua determinazione di donna consapevole della durezza dei tempi e delle ingiuste limitazioni imposte al genere femminile.

Fu appello al diritto per le donne allo studio quello della poetessa Juana Inés de la Cruz, la monaca messicana costretta ad abiurare davanti al tribunale dell’Inquisizione per aver chiesto l’accesso alla conoscenza a tutti coloro che avevano talento e virtù. E l’elenco potrebbe continuare a lungo nel segnalare quelle donne guardate con sospetto, emarginate, censurate, esecrate perché considerate donnicciuole ribelli, disobbedienti e persino eretiche da un’istituzione Chiesa che spesso si è dovuta ricredere sulle proprie dure posizioni di condanna o su semplici pregiudizi.

È opportuno, però, richiamare alcune figure a noi più vicine, sensibili interpreti dei segni dei tempi. Ricordiamo le accuse rivolte a Maria Montessori per il metodo pedagogico ritenuto dannoso da molti cattolici perché scardinava i principi immutabili della pedagogia dell’epoca. Maria, pur non prendendo posizioni nette contro la gerarchia cattolica che la spinse a emigrare all’estero, rimase ferma nella sua visione positiva e gioiosa dell’essere umano e nella proposta pedagogica finalizzata alla costruzione di una umanità fondata su rapporti di pace e di amore. Tre volte candidata al Nobel per la Pace, soffrì molto per l’incomprensione da parte di alcuni cattolici che sconfessarono ingiustamente il suo metodo che metteva il bambino al centro del suo progetto educativo all’interno di una visione profetica di “rinnovamento cosmico”.

Non meno combattive sono state alcune donne invitate al concilio Vaticano ii in veste di uditrici. Particolarmente intraprendente è stata la madre Mary Luke Tobin, presidente della Conferenza delle Superiori Maggiori degli Istituti Femminili degli Stati uniti, nel sollecitare i perplessi padri conciliari a istanze di cambiamenti per la vita religiosa femminile, né si fece intimorire dall’ostruzionismo di alcuni cardinali. Difese sempre con forza le proprie posizioni e non venne mai meno al suo impegno civile anche dopo il conclave, schierandosi contro le guerre, a difesa dei diritti umani e per una maggiore valorizzazione dei ministeri femminili nella Chiesa.

Ha anche osato molto la messicana Luz Maria Longoria, presidente, insieme al marito José Icaza Manero, del Movimento della Famiglia Cristiana. Luz Maria non esitò, in presenza di attoniti vescovi ed esperti, a contrapporsi alle tradizionali posizioni sulla realtà matrimoniale definendoli fuori dalla realtà e proponendo una nuova immagine di famiglia poggiata sull'amore coniugale e sulla responsabilità genitoriale. Dopo il concilio, continuò anche lei, insieme al marito, ad impegnarsi in difesa dei diritti umani e ad essere attiva nella teologia della liberazione non poche volte in contrastato con il clero messicano.

Alla spagnola Pilar Bellosillo, presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, anche lei uditrice al Vaticano ii , non fu concessa la parola nonostante per due volte fosse indicata come portavoce del gruppo degli uditori: non era consentito, infatti, alle donne di parlare nell’assemblea conciliare. In seguito, lei stessa osò sfidare Papa Paolo vi e la commissione di studio sui ministeri non accettando che venissero limitate la libertà di ricerca e di espressione delle partecipanti.

Forse, proprio questa spiritualità anti-dogmatica e anti-autoritaria ha spaventato le autorità ecclesiastiche. Forse, da qui deriva una difficoltà ad accettare la libertà delle donne di fede e a riconoscere, anche se nei tempi diluiti della storia, la loro voce profetica, anticipatrice dei tempi nuovi.

*Storica e teologa, docente di Storia del Cristianesimo
e delle Chiese all’Università Federico ii di Napoli

di Adriana Valerio,
Storica e teologa, docente di Storia del Cristianesimo
e delle Chiese all’Università Federico II di Napoli