· Città del Vaticano ·

Nuove proteste in tutto il Paese.
Il ministro degli Interni: «Temo il peggio»

S’inasprisce la crisi in Libano

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
30 giugno 2021

«Temo il peggio e il caos in Libano aumenterà». Con questa dichiarazione, rilasciata ieri, il ministro libanese degli interni uscente, Muhammad Fahmi, ha commentato il preoccupante inasprimento della tensione sociale registratosi durante il fine settimana sullo sfondo di un ulteriore crollo del valore della lira locale rispetto al dollaro. Parole pesanti, che fanno capire il clima generale nel Paese dei Cedri, afflitto da una pesante crisi economica e politica.

Il dollaro è ora scambiato a 17.500 lire libanesi; meno di due anni fa un dollaro valeva 1.500 lire. Le riserve in valuta estera sono scese da 30 miliardi di dollari all’inizio della crisi alla fine del 2019, a quasi 15 miliardi di dollari attuali. Ciò ha spinto i commercianti ad aumentare i prezzi o interrompere le importazioni.

Questi tracolli hanno spinto in strada ieri e per tutto il fine settimana fiumi di persone in quasi tutte le città e le regioni del Paese, con proteste e blocchi stradali registratisi da nord a sud e nella valle orientale della Bekaa.

L’esercito libanese è stato di nuovo impegnato ieri nel tentativo di riaprire alcuni tratti dell’autostrada Beirut-Damasco nella Bekaa, bloccata da manifestazioni di protesta. Ed è intervenuto anche nel centro di Tripoli per sedare le proteste, ininterrotte ormai da giorni, nel principale porto settentrionale del Paese, uno degli epicentri di quella che sta assumendo i tratti di una vera e propria sommossa popolare su base locale. Non sono mancati scontri. La Croce rossa — riferiscono le agenzie di stampa — ha segnalato alcune decine di feriti lievi in seguito ad alcuni tafferugli tra militari e manifestanti in varie regioni del Paese.

«La gente non può sopportare di vedere i propri figli affamati» ha dichiarato il ministro Fahmi citato dai media di Beirut. «Finché la situazione rimane così, il caos aumenterà», ha aggiunto riferendosi alla continua svalutazione della lira locale rispetto al dollaro.

Da mesi ormai il Libano non ha un governo né un premier. I partiti non riescono a trovare un accordo per uscire dallo stallo, così il premier ad interim Hassan Diab è costretto a lavorare assicurando solo l’ordinaria amministrazione, senza poter varare piani di rilancio per il Paese. Diab ha dato le dimissioni il 10 agosto del 2020 all’indomani della devastante esplosione che ha distrutto il porto di Beirut.

Diab era stato nominato a capo del governo il 19 dicembre 2019 dal presidente Michel Aoun in seguito alle proteste che portarono alle dimissioni di Saad Hariri.

Pochi giorni fa, a causa della gravità della crisi, Diab ha deciso di dare il via libera all’importazione di carburante pagando un tasso superiore al tasso di cambio ufficiale (3.900 sterline invece di 1.500). La decisione, ha affermato Diab, «mira a garantire carburante ai cittadini per i prossimi tre mesi, soprattutto con l’avvicinarsi della stagione estiva, che consentirà l’aumento del flusso di dollari Usa verso il Libano con l’arrivo di espatriati e turisti».