· Città del Vaticano ·

Il centro di aiuto alla vita Palatino-Sant’Annibale

C’è un luogo
da dove poter ripartire

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
26 giugno 2021

Nel corridoio della parrocchia dei Santi Antonio e Annibale Maria, guidata dai Padri Rogazionisti, c’è un gran movimento di donne con bambini che, sostando davanti ad una porta, attendono di esser accolte e ascoltate dalle volontarie presenti. Oltre quella porta, sorge il Cav Palatino – Sant’Annibale (Centro di aiuto alla vita), opera fortemente voluta dal parroco, padre Pasquale Albisinni. Quest’ultimo, infatti, racconta che «è stata una vera e propria grazia per la comunità parrocchiale e per il territorio ospitare un Centro di aiuto alla vita. Questo nuovo servizio è stato inaugurato lo scorso 8 settembre dal vicegerente della diocesi di Roma, giorno in cui il fondatore della Congregazione, padre Annibale Maria, inaugurò il primo orfanotrofio femminile. Ciò che ha più colpito — continua il parroco — è la rete straordinaria del “passaparola”, che si è creata nel giro di questi otto mesi. Infatti, una donna di origine marocchina, spinta dal marito che voleva farla abortire, si era rivolta presso una struttura ospedaliera romana e, alcuni medici, hanno consigliato alla stessa di rivolgersi al nostro Cav, facendo prendere coscienza alla donna di ciò che stava per compiere e salvando la gravidanza». Le volontarie impiegate presso il Centro di aiuto alla vita sono circa quindici, divisi su turni in piccoli gruppi che prestano il proprio tempo a servizio delle donne, donando vestiti, aiuto economico, prodotti alimentari e per l’igiene ma, in primis, accogliendole sempre con dolcezza e con il sorriso. La presidente, nonché responsabile dei volontari, Anna Spurio Consoli, racconta che «martedì mattina e giovedì pomeriggio le operatrici sono a completa disposizione in parrocchia, ma il numero di cellulare di riferimento è sempre attivo per ricevere chiamate, da parte delle donne, che vanno dalla richiesta di aiuto economico al desiderio di parlare perché costrette ad abortire. Il bacino purtroppo è molto ampio e spazia da ragazze giovanissime a donne in carriera che, non venendo incoraggiate e sostenute dalla famiglia, sono spinte ad abortire. Le volontarie, più volte, hanno dialogato con chi incitava le donne ad abortire, cercando di salvare la gravidanza e facendo capire sia alla famiglia sia alla donna stessa, quale grande dono fosse in arrivo. Elemento importante — continua la presidente — consiste non solo nell’aiutare a portare avanti la gravidanza ma anche nell’aiuto materiale che si deve garantire alle donne per affrontare al meglio questa situazione». Giorgia Grazzini, figlia della responsabile del Cav, guardando tutto il lavoro, l’impegno e la passione in questa “lotta” per il sostegno alla vita, ha deciso di seguire le orme di sua madre e di far parte del team dei volontari. Lei stessa racconta che «le donne sono seguite dal primo momento in cui si rivolgono presso il Centro di aiuto alla vita, non solo dal lato economico, ma molto di più da quello umano e sociale». È importante sottolineare che, di volta in volta, il numero delle richieste di volontari aumentano sempre di più ed è fondamentale, per coloro che desiderano prestare questo servizio, compiere una vera e propria formazione. Attraverso Federvita Lazio gli aspiranti volontari compiono un percorso di discernimento, scoprendo la bellezza e la responsabilità che comporta questo servizio. Purtroppo, soprattutto durante questo periodo pandemico, molte famiglie, italiane e non, si sono trovate in difficoltà e si sono rivolte al Cav per chiedere i più disparati sostegni. Attraverso varie donazioni ricevute dall’Emporio della Caritas diocesana, dal 5x1000 e l’8x1000, le volontarie riescono a sostenere, su più fronti, le molteplici richieste di aiuto. Tanti sono i benefattori che desiderano contribuire al prezioso servizio del Centro e tutto l’aiuto che viene fornito alle donne, alle famiglie e ai bambini, è totalmente sorretto dalla Provvidenza, che mai ha abbandonato l’operato delle volontarie. In questo periodo emergenziale tanti sono stati i progetti svolti, come ad esempio quello riguardante il sostegno economico per la maternità, nonché l’aiuto materiale per l’acquisto di medicinali. Presso il Centro di aiuto alla vita si rivolgono anche donne che, purtroppo, stanno affrontando la ferita dell’aborto e, attraverso l’ascolto delle volontarie e con l’aiuto di alcune figure mediche specializzate, cercano di affrontare questa ferita difficile da curare. Un’altra volontaria, Anna Di Santo, racconta che «l’aborto è disastroso, poiché la donna talvolta si vergogna di ciò che precedentemente ha compiuto e, rivolgendosi al Cav, si cerca di accompagnarla alla consapevolezza del gesto. Molte donne non si perdonano e proprio per questo, grazie all’aiuto delle volontarie, sentendosi accolte, iniziando un vero e proprio percorso di rinascita non solo umana, ma anche spirituale. Una ragazza — continua la volontaria — dopo aver dichiarato di aver compiuto un aborto, è riuscita attraverso il sostegno, l’accoglienza e l’ascolto delle operatrici, a risollevarsi e a ritrovare non solo una dimensione personale con se stessa, ma anche a riscoprire un rapporto spirituale con Dio». La presidente, spiega che «molte donne, dopo aver ricevuto ascolto ed aiuto dalle volontarie del Cav, spesso tornano a ringraziare non solo per l’aiuto materiale fornito in precedenza, ma soprattutto per i preziosi consigli sulla prosecuzione della gravidanza». Lo stesso parroco, padre Pasquale Albisinni, si dice molto soddisfatto dell’operato delle volontarie definendole, «un gruppo molto affiatato e delle donne di profonda preghiera. Infine — continua il Reverendo — è fondamentale ricordarsi che tale servizio ci fa comprendere che, dinnanzi a noi, è presente la storia di una persona che ha diritto ad essere ascoltata e compresa. La verità per il cristiano non è un’idea, ma una persona, un essere umano. È sempre la vita umana al di sopra di tutto».

di Marco Lambertucci