· Città del Vaticano ·

Il cardinale Parolin al primo festival dell’ecologia integrale

La felicità dipende
dai legami con il creato

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25 giugno 2021

C’è un aspetto “poliedrico” dell’«ecologia integrale» che si sviluppa in maniera specifica «intorno a un punto cardine: la centralità della persona umana» con la conseguente necessità di «promuovere la cultura della cura». Quest’ultima tematica si ritrova ripetutamente nell’enciclica Fratelli tutti e introduce alla necessità di cambiare rotta riguardo alla cultura dello scarto e alla “pandemia dell’indifferenza”. Lo ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nella lectio magistralis con cui ha aperto il primo festival dell’ecologia integrale, che si svolge a Montefiascone, dal 24 al 27 giugno. Promosso dall’associazione Rocca dei Papi, ha per tema «Nel creato tutto è in relazione: ritrovare i legami».

Inevitabilmente, la pandemia da Covid-19 è stata l’ospite non gradito del festival, sia perché ne ha ritardato di un anno lo svolgimento, sia perché ha scatenato grandi “crisi” «che si tratti della crisi sanitaria, della crisi ambientale, della crisi alimentare, della crisi economica o della crisi sociale». Crisi, ha fatto notare il porporato, tra loro «fortemente interconnesse e foriere di una “tempesta perfetta”», capace di spezzare i “legami” che «avviluppano la società all’interno del dono prezioso del creato». D’altronde, la pandemia ha messo di fronte alla «fragilità di creature finite», riportando alla fondamentale importanza dei concetti di “legame” e di “relazione”.

La felicità, ha aggiunto il cardinale, dipende «dalle relazioni umane, dalla nostra relazione, dai nostri “legami” con il creato, con il prossimo, sia esso lontano o vicino nello spazio, con noi stessi e con il Creatore». Questi legami, hachiarito, «possono essere fortificati solo attraverso l’Amore e quindi attraverso un atteggiamento responsabile di “cura”, che si manifesta anche nei confronti della nostra casa comune». Il riferimento richiama un altro concetto-guida del magistero di Papa Francesco: quello di “fraternità”.

Alla luce del valore della fraternità, l’“ecologia integrale” assume «un connotato ancora più concreto di fronte alle interconnessioni che avvolgono il nostro pianeta» e rendono più forte «la coscienza dell’unità e della condivisione di un comune destino che richiede il prendersi cura gli uni degli altri», consolidando, il legame operato dall’Amore.

Si tratta, ha fatto notare il cardinale, di un atteggiamento che, «purtroppo, viene spesso smentito dai fatti», in un mondo «caratterizzato da quella “globalizzazione dell’indifferenza”, cui in molti si sono “assuefatti”». Basti pensare, ha detto Parolin, «alle gravi e diffuse lesioni dei diritti umani fondamentali, al tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, alle guerre fatte di scontri armati», ma anche «esercitate in campo economico e sociale, spesso a discapito dei più deboli». Così come «al crescente degrado ambientale». Sono molteplici, ha sottolineato il segretario di Stato, le situazioni «di sperequazione, di povertà e di ingiustizia», che segnalano non solo «una profonda carenza di fraternità», ma anche «il prevalere di forme di individualismo e di consumismo» che «indeboliscono i “legami” sociali e alimentano una mentalità egoistica dello scarto» . Questa mentalità «porta a non considerare le conseguenze di azioni che possono avere importanti ripercussioni non solo verso la presente generazione ma anche nei confronti delle generazioni future». E in proposito la cultura dello scarto «è fortemente legata alla “pandemia dell’indifferenza”».

L’indebolimento dei legami sociali mette in evidenza che «occorre tornare alla vera radice della fraternità». Il legame operato dall’Amore, ha aggiunto il porporato, viene quindi «consolidato dall’attuazione dell’”ecologia integrale” e viene fondato sul valore della fraternità». Analizzando la cultura dello scarto dal lato economico, «possiamo arrivare alla conclusione che essa è profondamente antieconomica». Un’attenta critica alla cultura dello scarto fa parte di un’attenta «lettura dei segni dei tempi». Il cardinale ha poi invitato a compiere «un vero e proprio cambiamento di attitudine e di mentalità» che porti a una sorta di “cambio di rotta”, altro concetto centrale nella Laudato si’. La stessa enciclica, ha concluso, chiede che «questo cambio di rotta sia ispirato a una vera e propria conversione ecologica».

di Nicola Gori