· Città del Vaticano ·

Una realtà viva

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22 giugno 2021

Scopo di Paolo VI, nel volere una grande aula per le udienze, era quello di offrire «una buona, ordinata e onorata accoglienza».

Le udienze, fino ad allora, si svolgevano nell’Aula della Benedizione, nel Cortile San Damaso, nella Basilica Vaticana. Ma il numero di pellegrini, fedeli e turisti andava aumentando sempre di più. Il fenomeno era dovuto, come ammetteva Paolo vi , «alla facilità dei trasporti moderni, e all’abitudine diventata consueta di viaggiare, allo sviluppo dei pellegrinaggi e del turismo».

E la costruzione della nuova grande aula, ideata dall’architetto Nervi, e inaugurata nel 1971, non aveva la pretesa di «essere propriamente sacra al culto di Dio e alla preghiera dei fedeli».

Papa Montini desiderava che l’aula e i locali annessi potessero essere utilizzati «per incontri di carattere religioso e culturale, che sono un’esigenza della crescente vitalità della Chiesa».

E così l’aula delle udienze — dedicata poi da Giovanni Paolo ii a Paolo vi — in questi primi cinquant’anni ha ospitato diverse e numerose manifestazioni che l’hanno resa sempre più viva e necessaria, proprio com’era nelle intenzioni di Paolo vi .

Naturalmente, al primo posto ci sono le udienze generali nelle quali, ogni settimana, il Papa accoglie i fedeli per formare le coscienze, con meditazioni e cicli di catechesi su diversi argomenti.

L’aula è stata utilizzata anche per celebrazioni liturgiche; un ritiro spirituale per oltre settemila sacerdoti. Durante il Concistoro del 1977 il cardinale Ratzinger vi ha ricevuto la berretta cardinalizia. Giovanni Paolo ii ha recitato molte volte il Santo Rosario nei primi sabati del mese; e ha celebrato per alcune parrocchie romane che non ha potuto visitare a causa delle deboli condizioni fisiche.

Nel 2000 per Giovanni Paolo ii non fu possibile visitare Ur dei Caldei, durante il pellegrinaggio ad alcuni luoghi legati alla storia della salvezza, in Egitto e sul Monte Sinai. Ma volle presiedere una speciale celebrazione nell’Aula Paolo vi per ricordare il Patriarca Abramo.

Sempre nell’Aula Paolo vi sono stati proiettati diversi film alla presenza del Santo Padre.

Numerosi sono stati i concerti tenuti nell’aula; diretti da famosi Maestri, tra i quali Riccardo Muti, Gilbert Levine, Christian Thielemann, Gustavo Dudamel, Riccardo Chailly, Krzysztof Penderecki, Arturo Benedetti Michelangeli.

Di quest’ultimo, celebre pianista, si ricorda che interruppe il concerto e fece portare via tutte le piante disposte intorno al palco, perché su di esse si era posato un grillo, il cui frinire lo disturbava durante l’esecuzione.

Nel 2004 si tenne il concerto della famosa Armata Rossa. Mentre in occasione del Natale si tiene un concerto che vede la partecipazione di artisti italiani e internazionali.

Quando le condizioni atmosferiche sono avverse, si è tenuto nell’Aula il giuramento delle nuove reclute della Guardia Svizzera Pontificia e del Corpo della Gendarmeria Vaticana.

In questi ultimi anni due iniziative di particolare significato hanno luogo nell’Aula: il pranzo per i poveri, offerto dal Papa, in occasione della Giornata mondiale dei Poveri; e l’Oratorio estivo di “Estate ragazzi”, con attività sportive e percorsi educativi per i figli dei Dipendenti vaticani.

Nel corso di questi primi cinquant’anni l’Aula ha saputo rispondere all’idea per cui era stata voluta da Paolo vi : essere al servizio «della crescente vitalità della Chiesa».

Anche in questo, Paolo vi ha mostrato di avere «il senso del nuovo». Per lui tutto dev’essere nuovo, tutto rinnovato. È legge di vita. La vita è novità continua; tutto è cambiamento, tutto è movimento.

Attraverso le nuove forme architettoniche, plasticamente espresse nelle linee dell’Aula delle udienze, Paolo vi ha voluto offrire riferimenti nuovi. Un segno nuovo è, appunto, l’Aula che da lui prende il nome.

Esprimeva così il suo pensiero Papa Montini: «La Chiesa guarda all’avvenire con ansia profetica. Non è vecchia, è perenne; è sempre giovane e sa mantenersi tale. Non è un cimitero, non è un museo; è un giardino dove ogni pianta ha sempre nuova primavera. La Chiesa non è un museo di ricordi; è una comunità viva… È sempre giovane, le sue energie si rinnovellano continuamente e l’avvenire le schiude il campo di sempre nuove conquiste. Il quadro non è “natura morta”, è una realtà viva. La realtà della Chiesa, se pur riveste forme ereditate dai secoli trascorsi, è una realtà estremamente ricca di attualità. La Chiesa non è una collezione preziosa ed esotica di oggetti antichi… è una cosa viva; e che sia antichissima e viva è fenomeno meraviglioso. Che sia antichissima e sempre uguale a se stessa, sempre coerente, sempre fedele alle norme delle sue lontane origini, è, ripetiamo, meraviglioso; diciamo di più: misterioso!».

di Leonardo Sapienza