· Città del Vaticano ·

Campagna promossa dal Wcc

Contro ogni discriminazione

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21 giugno 2021

«I cristiani devono essere in prima fila nella denuncia e nella lotta contro ogni forma di razzismo»: queste parole hanno guidato gli incontri «Anti-racist in Christ? Ecumenical christian repentance, reflection and action on racial discrimination and xenophobia», promossi, in modalità webinar, dal Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc) in collaborazione con il Consiglio mondiale missionario, nei giorni 14-17 giugno. Con questi incontri il Wcc ha voluto rilanciare il ruolo dei cristiani nella campagna per la rimozione di ogni forma di discriminazione che rappresenta uno dei campi considerati prioritari dall’organismo ecumenico che si avvia a celebrare la sua xi assemblea generale nel settembre 2022. Nella lotta contro il razzismo il Wcc ha attivato collaborazioni ecumeniche e interreligiose a diversi livelli nella convinzione che i cristiani devono farsi promotori di tutte quelle azioni necessarie per affrontare il razzismo, le sue radici e le giustificazioni, che ne vengono date, talvolta facendo ricorso strumentaalmente anche alla religione. Il Wcc si è mosso anche per sostenere iniziative anti-razziste in modo da plasmare i comportamenti quotidiani delle comunità e dei singoli, secondo una tradizione che va avanti da decenni, anche se, come è stato detto anche in questa occasione, c’è ancora molto da fare nonostante i risultati raggiunti grazie alla testimonianza ecumenica. Il ciclo di incontri «Anti-racist in Christ?» si inserisce nella preparazione alla prossima assemblea generale che avrà tra i suoi temi proprio la definizione di nuovi progetti per la denuncia e per la rimozione del razzismo dalla società, anche alla luce delle nuove forme di razzismo, comparse durante il tempo della pandemia che ha accentuato le discriminazioni, soprattutto quelle di genere e di etnia, creandone di nuove anche all’interno degli stessi Paesi. Il ciclo di incontri, che ogni giorno ha proposto due webinar su un tema specifico, si è aperto con la presentazione della memoria del razzismo, soprattutto quella legata alla presenza degli imperi coloniali dei secoli scorsi, che hanno prodotto una situazione che ancora influenza la vita di tanti Paesi, come è stato fatto notare. Per questo è stata formulata la richiesta di favorire sempre più percorsi di riconciliazione, fondati sulla conoscenza del passato, tanto da proporre di organizzare dei momenti pubblici nei quali chiedere perdono per come il cristianesimo è stato «imposto» in alcune realtà. Nella definizione di questi percorsi centrale deve essere la valutazione dell’eredità coloniale, così come si è sviluppata nel corso degli anni, con la costruzione di «falsi modelli di razza» che vengono tuttora riproposti, nonostante le condanne espresse dagli organismi ecumenici e da numerose Chiese, soprattutto negli ultimi anni quando, anche per le parole e per i gesti di Papa Francesco, si sono venute moltiplicando le iniziative contro il razzismo. Si è parlato anche di quali modelli cristiani devono essere proposti per contrastare il razzismo, richiamando il comune patrimonio delle Sacre Scritture che costituiscono una fonte privilegiata proprio per la lotta contro la discriminazione; si tratta di proporre dei modelli in grado di coinvolgere tutti i cristiani che non possono più accettare l’esistenza stessa del razzismo che è contraria alla dottrina cristiana. Per questo si devono trovare nuove forme, grazie alla riflessione teologica, per far comprendere come non sia possibile ricorrere alla religione, non solo al cristianesimo, per dare una giustificazione al razzismo. Al termine dell’incontro è stata rilanciata l’idea di creare una rete, a livello universale, di Chiese e associazioni che insieme possono così sostenere la lotta contro il razzismo, mostrando come il cammino ecumenico deve dare un significativo contributo nella rimozione delle discriminazioni in nome di Cristo, Salvatore delle genti.

di Riccardo Burigana