· Città del Vaticano ·

Il dramma di famiglie e minori respinti alle frontiere

Nascosti in piena vista
nella fuga per la vita

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19 giugno 2021

Lungo la rotta delle migrazioni, sulle frontiere interne europee, ci sono bambini che hanno inventato un nuovo, assurdo gioco: quello del “poliziotto che picchia il migrante”. Purtroppo hanno visto anche questo gli occhi innocenti dei tanti piccoli o adolescenti che viaggiano da soli o insieme alla famiglia per mesi, a volte anni, per fuggire a conflitti, violenza o povertà estrema da Afghanistan, Iraq, Siria, Iran, Pakistan o Africa sub-sahariana. Intere famiglie vengono respinte dalle forze dell’ordine quando tentano di attraversare illegalmente i confini tra Italia e Francia, tra Slovenia e Italia, oppure tra i Paesi della rotta balcanica, in Croazia, in Bosnia ed Erzegovina, in Serbia. E i numeri sono drammaticamente in aumento, nonostante la vulnerabilità della situazione in cui si trovano a vivere.

Le cifre e le storie sono nell’ultimo rapporto-denuncia di Save the Children, «Nascosti in piena vista. Minori migranti in viaggio (attra)verso l’Europa», che contiene le storie raccolte dal giornalista Daniele Biella, con le foto di Alessio Romenzi. Il fenomeno dei respingimenti delle famiglie e dei minori stranieri non accompagnati, che dopo diversi tentativi riescono a passare, è ampiamente documentato, con testimonianze dei protagonisti e degli operatori umanitari.

Al “Rifugio Fraternità Massi Talità Kum”, nei pressi della stazione di Oulx, in alta Valle di Susa, tra aprile e maggio sono state aiutate almeno due famiglie al giorno, pari a sessanta nuclei familiari al mese (circa 240 persone). Qui possono dormire e mangiare al caldo. Di notte si mettono in cammino per provare a passare il confine, con il grave rischio di ipotermia, ma spesso sono intercettate dalla polizia di frontiera francese e rimandate indietro. «Sono determinatissime, vogliono arrivare alla meta prescelta», ha spiegato don Luigi Chiampo, a capo della Fondazione Talità Kum che gestisce il rifugio. «Fino a poco più di un anno fa non era così, si vedevano molti meno bambini».

Tra le famiglie ospitate nel rifugio, vi sono Zalmai e Jamila, con due figlie di 6 e 4 anni. Sono arrivati dall’Afghanistan dopo aver trascorso un periodo nell’inferno del campo di Moria sull’isola di Lesbo, in Grecia. Sono le due bambine ad aver inventato il terribile gioco del “poliziotto che picchia il migrante”. «Purtroppo hanno visto quando la polizia ci ha malmenato, e non lo dimenticano», ha raccontato il padre. «Hanno preso i soldi da qualunque famiglia che conoscessi. E picchiato anche noi. Avevano bastoni di plastica. Ci hanno colpito con quelli». La moglie Jamila oggi è costretta a prendere i tranquillanti e anche le figlie, soprattutto la più piccola, manifestano forme di disagio psicologico. «A volte urla e si dimena per diversi minuti, incontrollabile, senza un apparente motivo scatenante — ha riferito la mamma — e poi torna ad essere una bambina molto dolce e a giocare come se niente fosse». Una famiglia irachena con un bimbo di due anni e una figlia di dieci, cardiopatica, è partita dall’Iraq due anni fa passando attraverso la rotta balcanica. È stata respinta dalla polizia francese sulle montagne ed è dovuta tornare al rifugio. La mamma, con il bimbo in braccio, piangeva perché aveva perso i contatti con il marito. Era in ambulanza con la figlia maggiore. «Sono preoccupata, nostra figlia non sta bene da quando, stanotte, la polizia francese ci ha respinto mentre stavamo provando a passare il confine sulle montagne», ha detto. Poco dopo è arrivato il padre con la figlia grande. Erano andati via dall’ospedale trascurando tutte le visite di controllo. Si sono rimessi subito in viaggio per tentare di nuovo di oltrepassare la frontiera. Destinazione finale la Germania, per raggiungere le reti familiari e amicali.

A Oulx, Claviere, Ventimiglia, Trieste, Bolzano, Como e tutti i luoghi di transito frontaliero d’Italia e d’Europa sono infinite le storie così. Capita anche che le famiglie vengano divise. Un papà con due bimbe voleva entrare in Francia: «Mia moglie l’hanno fatta passare perché era all’ultimo mese di gravidanza — ha precisato — ma noi siamo stati respinti. Se chiedo asilo in Italia passeranno mesi senza che possa vederla. Per questo devo provare a tutti i costi a passare».

Pochi giorni prima una famiglia afgana di otto persone, di cui quattro bambini e un quinto in arrivo, è stata separata per due giorni: la mamma incinta è rimasta sul pullman ed è stata trasferita prima all’ospedale francese poi al rifugio di Briançon, dove il resto della famiglia allargata, respinta in blocco la prima volta, l’ha raggiunta la seconda notte, passando tra le montagne. Dopo essere riusciti a sopravvivere a quindici giorni a piedi tra Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Slovenia ora non hanno più paura di niente. Anche a Ventimiglia, in Liguria, si incontrano nuclei familiari. Vengono sia dalla rotta balcanica, sia da quella del Mediterraneo centrale, con molti africani sub-sahariani. Da novembre 2020 al maggio di quest’anno almeno 221 famiglie sono state accolte negli appartamenti presi in affitto da Caritas Intemelia, in collaborazione con WeWorld e Diaconia valdese. C’è anche uno spazio emergenziale attivato da Save the Children per i minori che viaggiano soli. I ragazzi possono usufruire di un ricovero notturno, primo soccorso psicologico, informazioni sui diritti e sui pericoli, kit per l’igiene personale e altri materiali utili. Nel 2020 sono stati 45 i minori rintracciati, 21 nei primi tre mesi del 2021, tutti collocati in accoglienza.

Secondo il rapporto sono centinaia i minori stranieri non accompagnati che subiscono abusi, sono testimoni di violenze o sono respinti illegalmente lungo la rotta balcanica e alle frontiere del nord Italia. Tentano la sorte più volte, in quello che chiamano il “game”. La sede di Save the Children Balcani nord occidentali ha raccolto le testimonianze di 84 minori (quasi tutti afghani e pakistani) respinti dalle autorità croate almeno sette volte a testa (alcuni perfino quindici), per un totale di 451 tentativi. Nel solo mese di aprile 2021 ci sono stati 1.216 respingimenti di persone migranti tra Croazia e Bosnia ed Erzegovina, di cui 170 a catena dalla Slovenia, cinque a catena tra Italia, Slovenia e Croazia e una tra Austria, Slovenia e Croazia.

di Patrizia Caiffa