· Città del Vaticano ·

La Giornata
del bambino africano

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18 giugno 2021

Il 16 giugno è stata celebrata la Giornata del bambino africano. Una data emblematica che commemora la marcia avvenuta nel 1976 a Soweto — la più grande township del Sud Africa —, quando migliaia di scolari si riversarono nelle piazze, per protestare contro la scarsa qualità dell’insegnamento per i neri sotto il regime dell’apartheid.

I giovani marciarono anche per chiedere di poter studiare nelle proprie lingue natie, denunciando l’imposizione di un decreto governativo per l’insegnamento della lingua afrikaans, considerata come il simbolo della cultura dell’oppressore. Il regime ordinò di sparare sui dimostranti, massacrando centinaia di giovani. Nelle due settimane di scontri che seguirono, furono un migliaio i feriti e almeno cento i morti. Per onorare la memoria delle vittime e il coraggio di quanti hanno marciato, la Giornata viene celebrata ogni 16 giugno dal 1991, ossia, da quando è stata avviata dapprima dall’Organizzazione per l’unità africana (Oua) e poi anche dall’Onu.

L’appuntamento — giunto alla sua 31.ma edizione — è un’occasione per richiamare l’attenzione sulle condizioni dell’infanzia nei diversi Paesi del continente, dove fame, conflitti, analfabetismo, malattie, continuano a rendere incerte le prospettive di sviluppo dei bambini. «Alcune delle istanze che gli studenti a quel tempo ponevano con forza rispetto al diritto all’istruzione, sono ancora ben presenti oggi in molti Stati africani». Lo afferma nell’intervista a Vatican News l’africanista Anna Pozzi, evidenziando che, tuttavia, in Sud Africa «sono stati fatti molti passi in avanti»: sono state riconosciute 11 lingue ufficiali. Il diritto all’istruzione è «un’ipoteca sul futuro di questo continente e resta un tema centrale che ci impone di non considerarlo mai come un diritto acquisito».