· Città del Vaticano ·

Santiago Zabala tra appr0ccio ermeneutico e ricerca di vie nuove

In controtendenza
al pensiero dominante

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18 giugno 2021

Per mantenersi informati degli sviluppi e delle trasformazioni che si presentano nel campo della filosofia risulta di notevole utilità la lettura del recente Essere dispersi, la libertà nell’epoca dei fatti alternativi (Torino, Bollati Boringhieri, 2021, pagine 208, euro 22, traduzione di Benedetta Antonielli d’Oulx) di Santiago Zabala, uno dei maggiori e più determinati esponenti della scuola filosofica definita ermeneutica.

I fondamenti di questa corrente di pensiero si trovano nella teorizzazione del “pensiero debole”, sviluppata da Gianni Vattimo alcuni decenni orsono e in senso più lato all’interno di una delle opposizioni storiche presenti nel mondo della filosofia, quella tra realisti e nominalisti. Secondo i primi, la cui bandiera è il motto parmenideo “l’essere è”, da qualche parte, fisica o metafisica che sia, si trova una realtà dura, oggettiva e autonoma, che sostiene l’esistente, quella che Platone riconosceva nel mondo delle idee; per i nominalisti al contrario nessun oggetto dispone né in sé, né altrove di una realtà propria. Quelle che i soggetti incontrano, riconoscono, definiscono sono creazioni, nomi appunto, la cui esistenza è legata a quella di chi osserva ed è destinata a scomparire in sua assenza.

Le due scuole hanno attraversato tutte le stagioni della riflessione umana, con periodi di particolare felicità per l’una o per l’altra. Si è soliti ritenere che l’Illuminismo, con il suo seguito ottocentesco nel Positivismo, sia stato un grande periodo di realismo, nel quale la scienza ha fornito conferme solide dell’esistenza di una materia che ci circonda e che possiamo conoscere, studiare e persino dominare. Nello stesso Ottocento la proposta legata al soggetto, alla sua capacità di interpretare e padroneggiare sul reale, era rappresentata dal Romanticismo, carico di irrazionalismo, individualismo e particolarismo.

La tradizione è solita assegnare al realismo illuminista e scientista un carattere progressista, mentre l’individualismo personalista, superuomista, avrebbe un carattere conservatore, autoritario, antidemocratico, non egualitarista.

Zabala ribalta i termini e rivendica per la filosofia ermeneutica, centrata sulla preminenza — l’esclusività, dell’interpretazione su ogni altra modalità di riconoscimento dell’esistenza o manifestazione della verità, il pensiero debole — una vena anarchica, consistente soprattutto nella capacità di mettere in crisi i paradigmi del pensiero dominante e aprire la strada a visioni nuove della realtà. Gli esempi storici proposti di interventi culturali rivoluzionari sono di grande interesse, soprattutto nel caso di Freud e Lutero. Non si può negare l’assunto per il quale la loro proposta intellettuale sia stata di immensa forza innovativa, né che a caratterizzarle siano state in un caso l’attenzione a un modo nuovo di interpretare le esperienze oniriche e nell’altro l’intuizione e la messa in essere di una grandiosa prassi interpretativa, alla base della traduzione della Bibbia in tedesco, operazione paragonabile dal punto di vista linguistico alla Commedia dantesca.

Meno convincente appare la collocazione dei due pensatori nel campo anarchico, a meno che non si debba riconoscere tale attitudine a qualsiasi innovazione profonda, di ogni genere. Del resto è proprio Zabala a ricordare che Platone, certo non un progressista, nel Cratilo, nello Ione e nel Simposio connette al termine ermeneutica in nome di Hermes, per mettere in evidenza come ogni pratica di comunicazione, della quale il dio è protettore, si connetta a una prassi di appropriazione, di travisamento, di nascondimento, essendo lo stesso anche patrono dei ladri, oltreché dei viaggiatori e dei diplomatici.

Molto interessanti le considerazioni relative al rapporto libertà-verità, collegate al pensiero di Heidegger, meno felici quelle che concernono le emergenze in essere, riguardo alle quali i capitoli finali del libro non riescono a fornire una visione innovativa, soprattutto per quanto riguarda quelle ecologiche: climatica e della biodiversità.

di Sergio Valzania