· Città del Vaticano ·

San Gregorio Barbarigo

Carità e ardore
per la Chiesa

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18 giugno 2021

Cultura e attenzione per i poveri non vanno in contraddizione. La cultura aiuta a comprendere meglio l’umanità e, messa poi al servizio di Dio, riesce a offrire una marcia in più per rendersi degni strumenti della sua Provvidenza e Misericordia per ogni uomo. E fu così per il santo cardinale Gregorio Barbarigo (Venezia, 16 settembre 1625 – Padova, 18 giugno 1697) che non volle rimanere nella sua “montagna incantata” — non può che venire in mente lo scrittore tedesco Thomas Mann — dei libri, della sua intellettuale e fine preparazione accademica. Barbarigo ha amato affascinarsi, piuttosto, delle pagine dei volti dei bisognosi. E queste righe scritte nell’umanità, molte volte sono molto più vere — e anche più preziose — di molteplici pagine di dissertazioni teologiche e filosofiche.

Personaggio alquanto singolare e straordinario san Gregorio Barbarigo. Così particolare che nella Roma papale del Seicento, da giovane sacerdote invece di trascorrere le giornate nella ricca corte pontificia, andava in mezzo al popolo, soprattutto quello degli abitanti di Trastevere — noto quartiere popolare — durante l’epidemia della peste, scoppiata nell’Urbe nel 1656.

Ma anche in altre due città svolse la sua missione pastorale: sette anni di governo episcopale a Bergamo, e più tardi Padova, dove — dopo aver ricevuto la porpora nel 1660 — fu dal 1664 al 1697. Cambiano i luoghi, cambiano i popoli, ma la parola-chiave è sempre la stessa: carità, verso i bisognosi. E in tal modo il santo non perseguiva solamente una missione di vicinanza agli indigenti: per lui tutto diviene carità.

Anche l’educazione rappresenta nella sua ottica un importante strumento della bontà di Dio, tanto da indurlo a fondare nella città veneta una tipografia per stampare libri in latino, ma anche in italiano, greco, arabo e nei dialetti orientali. Ed è a lui che si deve la traduzione in latino del Corano. Lungimiranza dei santi: comprende bene che il futuro della Chiesa passerà per il dialogo fra le culture, i popoli.

Barbarigo rimane un santo “dalle mille risorse”, diremmo oggi. Infatti, particolare sarà l’attenzione al catechismo. Fu questo a renderlo famoso nelle terre di missione dove operò. Il catechismo a cui guarda Gregorio non si ferma però solamente ai poveri, ai bisognosi, al popolo in generale. Nasce in lui l’enorme desiderio di educare il clero. Preparare i religiosi è per san Barbarigo un impegno costante che lo portò a fondare il seminario di Padova, vero e proprio fiore all’occhiello del suo episcopato.

«San Gregorio Barbarigo, con la sua illuminata, pronta, accuratissima opera di formazione spirituale e intellettuale del clero, ci insegna a fare la carità anche e innanzitutto alla Chiesa. Infatti la prima e più urgente carità, di cui la Chiesa vuole essere l’oggetto da parte delle famiglie e delle parrocchie, è questa: la ricerca di molte e sicure vocazioni allo stato ecclesiastico. Il Barbarigo ebbe chiarissima l’intuizione dei bisogni immediati del popolo di Dio, e seppe usare tutti i mezzi della sua distintissima pietà e della sua fine cultura per portarvi una risposta efficace e salutare. E questa fu la preparazione del clero». Sono parole di san Giovanni xxiii per la canonizzazione del cardinale — il 26 maggio 1960 — che tracciano un affascinante ritratto di questo insigne maestro di carità e di ardore per la Chiesa.

di Antonio Tarallo