· Città del Vaticano ·

In Pakistan un operatore sociale aiuta le famiglie povere ad avviare piccole attività

Il buon samaritano
di Faisalabad

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16 giugno 2021

Non dare denaro direttamente ai poveri ma aiutarli ad avviare loro stessi un’attività per guadagnarsi il pane: si ispira a questa filosofia il «Good Samaritan Resource Center», piccola organizzazione avviata da Rehan Masih, un operatore sociale cattolico del quartiere di Warispura a Faisalabad, in Pakistan. Pur disponendo di risorse fortemente limitate il suo intento è quello di seguire alla lettera l’invito evangelico della parabola del buon samaritano: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno» (Luca, 10, 35). Esperienze di vita lo hanno convinto ogni giorno di più «quanto sia meglio insegnare a pescare piuttosto che distribuire un pesce», come ama spesso ripetere. E così, negli ultimi sei mesi, insieme ad alcuni parenti, ha avviato più di dieci piccole attività la cui gestione è stata affidata a famiglie povere cristiane mentre altre cinquanta sono in procinto di iniziare.

Venuto a conoscenza di situazioni di estrema indigenza che colpivano persone desiderose di invertire la rotta e dare un sollievo economico a sé e alle proprie famiglie, Masih ha provveduto a sostenerle in semplici attività come servizi di trasporto tramite risciò a motore, piccole botteghe, sartorie, saloni di bellezza. Ha persino fornito bovini e ovini a chi aveva le conoscenze e competenze necessarie per utilizzarle in un’impresa redditizia. Un forte segnale e una nuova opportunità per quanti si erano ridotti a chiedere l’elemosina o addirittura coinvolti per disperazione in traffici irregolari o strangolati dai prestiti. Il centro, si è premurato di chiarire Rehan, non versa denaro a nessuno: è lui stesso a occuparsi dell’acquisto dell’attrezzatura e a fornirla evitando così che i fondi — reperiti anche grazie al contributo di suoi parenti («che solo Dio potrà ripagare», dice) proveniente dagli Stati Uniti — vengano utilizzati per altri scopi: insieme ai beneficiati sceglie tutto il materiale occorrente per l’attività per poi consegnarlo successivamente. Il suo intento è quello di dare a tutte le famiglie quanto a lui è donato «senza alcun interesse»: non una singola rupia viene trattenuta, tutto è destinato all’avvio lavorativo che riguarda sempre nuove famiglie con le quali ha quotidiani colloqui.

«Mi hanno aiutato, in un momento difficile, a restare in piedi da solo. Sono stati Rehan e il suo team a fornirmi i macchinari, i tessuti e i vestiti», racconta una persona disabile che ha avviato una sartoria grazie al provvidenziale intervento di Masih; con il suo nuovo impiego realizza oggi le uniformi per la scuola e capi d’abbigliamento per uomini e donne guadagnando almeno venti dollari al giorno mentre un altro, dopo anni di sacrifici e povertà estrema che i lavori in una ditta di pulizie non sono riusciti a risolvere, ha ottenuto un risciò a bordo del quale ha trovato finalmente quella tranquillità economica per tutte le spese domestiche.

di Rosario Capomasi