· Città del Vaticano ·

Nel “motu proprio” «Antiquum ministerium»

Dinamismo della fede

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16 giugno 2021

Il ministero di catechista nella Chiesa è molto antico e affonda le sue radici negli scritti neotestamentari, come è attestato dall’apertura del Vangelo di Luca e dalle lettere di Paolo (i Corinzi e Galati).

Già da questi scritti fondativi emerge quella che è la forza di tale ministero, ovvero il dinamismo della fede che, una volta ricevuta e accolta, richiede di essere trasmessa perché anche altri possano accoglierla e approfondirla.

Tutta la storia della Chiesa è attraversata dall’opera di donne e uomini che si sono dedicati a questa missione, rispondendo a una chiamata dello Spirito, per la quale hanno mobilitato tutte le loro energie e alla quale hanno consacrato l’intera esistenza.

Tuttavia, un nuovo e forte impulso è venuto con il Concilio Vaticano ii che ha sottolineato il ruolo e la centralità dei laici per la vita della Chiesa, avviando un processo che li vede sempre più come soggetti attivi e corresponsabili per la diffusione del Vangelo, in tutti i contesti e a tutti i popoli.

L’attenzione deve qui essere portata su due situazioni, tra loro profondamente diverse, che, però, possono essere accostate proprio considerando la rilevanza del ministero del catechista.

In primo luogo, si pensa a quegli ampi territori nei quali i sacerdoti non possono assicurare una presenza costante alle loro comunità, nelle quali proprio i laici, e i catechisti in particolare, assicurano continuità a una vita comunitaria che, altrimenti, rischierebbe di spegnersi.

In seconda istanza, poi, l’attenzione va a quei Paesi di antica cristianizzazione nei quali la vita di fede e la pratica religiosa si sono progressivamente indebolite, coinvolgendo sempre meno persone e richiedendo un rinnovato slancio di “nuova evangelizzazione”, attraverso la testimonianza di vita e l’insegnamento esplicito.

«Fedeltà al passato e responsabilità per il presente sono le condizioni indispensabili perché la Chiesa possa svolgere la sua missione nel mondo» (Antiquum ministerium, n. 5): questa densa affermazione riferita alla Chiesa universale è immediatamente applicabile al ministero di catechista che, radicato nella tradizione apostolica, deve sapere come farsi carico delle domande e delle attese di oggi, di credenti e di non credenti.

Una particolare attenzione è, quindi, dedicata a delineare l’identità del catechista, che, senza dubbio, è un’identità poliedrica in cui convergono doti e carismi umani e spirituali, da coltivare con la preghiera, lo studio e il pieno inserimento nella comunità.

È rilevante notare che la lettera apostolica sottolinei primariamente e con forza chi il catechista debba essere e, solo secondariamente, che cosa debba fare, poiché al primo posto pone il valore della testimonianza personale della fede, da cui discendono tutti gli altri compiti che gli sono propri.

In questo quadro è evidente che un’importanza di primo piano debba essere riservata alla formazione che deve muoversi lungo quattro assi portanti: quello biblico, quello teologico, quello pastorale e quello pedagogico, con una poliedricità che corrisponde perfettamente a quella dell’identità del catechista.

In un breve passaggio è, quindi, toccato un nodo cruciale che è quello dell’indole secolare del laico, il quale, anche quando è chiamato a esercitare un ministero ecclesiale, deve sapersi guardare da qualsiasi forma di clericalizzazione che priverebbe la Chiesa di quello che è l’apporto originale e insostituibile del laicato.

Conclusivamente, si può evidenziare che proprio a questo punto deve essere rivolta una particolare attenzione perché la Chiesa non ha bisogno di laici che siano fotocopie sbiadite dei sacerdoti, ma di donne e di uomini maturi, consapevoli della propria identità e dei carismi ricevuti per essere, a loro volta, donati, sotto la forza dell’unico Spirito.

di Giorgia Salatiello