· Città del Vaticano ·

PER LA CURA DELLA CASA COMUNE
Intervista a Davide D’Arcangelo, esperto di transizione digitale

Una sfida
per amministrazioni
ed enti locali

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14 giugno 2021

La sempre più larga distribuzione dei vaccini sta portando una nuova stagione di riapertura. Difficile ricominciare da dove avevamo lasciato. Il Covid e l’emergenza climatica hanno rivoluzionato lo scenario della produzione e del consumo. Ne parliamo con Davide D’Arcangelo, esperto di politiche industriali, consulente per la transizione digitale di diverse amministrazioni pubbliche italiane.

Dottor D’Arcangelo, lei è un tecnico vicino alle istituzioni centrali europee come anche ai piccoli comuni italiani. Come cambierà lo scenario nella nuova stagione che si sta aprendo?

A livello internazionale il virus ha evidenziato una volta di più le drammatiche differenze tra paesi ricchi e paesi poveri. Questa volta però la cosa è apparsa inaccettabile anche ai più fortunati, i quali hanno capito bene che il problema si potrà risolvere solo quando affrontato a livello globale. Oserei dire che il Covid ci sta costringendo, più che invitando, a quella solidarietà universale alla quale Papa Francesco ci richiama da tempo. Le ricadute sullo scacchiere internazionale non sono trascurabili. La nuova consapevolezza mondiale sulle responsabilità delle istituzioni e della politica nella gestione di crisi epocali — come pandemia e riscaldamento globale — ha aumentato sensibilmente le aspettative di un’opinione pubblica sempre più attenta e critica. Dobbiamo approfittare di questo salto di qualità per prendere la strada giusta. L’occasione è costata molto e forse proprio per questo va considerata irripetibile.

E a livello locale?

Durante la crisi sanitaria i Comuni sono stati chiamati ad attuare sul territorio ogni decisione presa a livello centrale. Di fatto sono stati loro il vero avamposto dove le politiche prendevano forma. Credo che la centralità delle amministrazioni locali sia destinata a crescere nel futuro soprattutto nell’ambito delle transizioni ecologica e digitale. È fondamentale però che a questa spinta centrifuga gli enti locali rispondano adeguatamente, soprattutto migliorando le proprie competenze tecniche, dalle quali abbiamo visto dipendere aspetti fondamentali per le nostre vite. Come recitava una massima di successo: per uno sviluppo davvero sostenibile dobbiamo imparare a pensare globale e ad agire locale.

Ma quali sono i principali cambiamenti della politica industriale ai quali andiamo incontro? E cosa cambierà per i cittadini?

È evidente a tutti quanto il Covid abbia accelerato la transizione digitale anticipando significativamente lo scenario di una “economia dei servizi”. Trasporti, commercio, sanità. Non c’è settore economico che non abbia visto con assoluta chiarezza il futuro digitale che l’aspetta. E l’accelerazione non si è limitata alla nascita di nuovi servizi o di nuove imprese. Nella rivoluzione 4.0 sono stati repentinamente coinvolti tutti gli attori del mercato, dalle istituzioni alla finanza, dagli imprenditori ai lavoratori. Credo che alla fine questo risulterà un aspetto molto positivo, soprattutto se ci consentirà di ripensare in modo completamente nuovo la qualità della vita. Il cammino era già segnato, ma rischiavamo di percorrerlo senza riflettere, sotto la debole spinta dell’inerzia. Invece con il Covid le tecnologie hanno dimostrato in poco tempo le loro potenzialità e i loro limiti, costringendoci a ripensare il futuro in modo nuovo e dandoci l’opportunità di riconsiderare la centralità dell’uomo. Speriamo davvero che questa occasione non vada sprecata.

Green-deal e Recovery-fund: finanziamenti senza precedenti per una grande stagione di ricostruzione. Quali sono le priorità dettate dalle istituzioni e come le imprese possono interpretarle al meglio?

Certo, dopo lo stress test del Covid i nostri sistemi economici si sentono chiamati a rivedere con urgenza i propri modelli di riferimento. E le grandi risorse messe in campo la dicono lunga su quanto sia vasto il cambiamento che abbiamo davanti. Credo che la cosa più importante sia innescare meccanismi virtuosi nel dialogo tra istituzioni e imprese. La pubblica amministrazione ha bisogno di innovarsi drasticamente per attivare servizi sempre più digitali e centrati sulle reali esigenze dei cittadini. Questo bisogno di innovazione deve passare per una crescita delle proprie competenze, certamente, ma soprattutto per la ricerca di innovazione sul mercato, promuovendo così lo sviluppo dell’intero sistema economico sotto la guida di istituzioni attente al bene comune. È questo il modo migliore per promuovere la ricerca delle imprese condividendo con loro le tante opportunità di sviluppo, che possono rendere la nostra nuova società capace di rispondere alle esigenze dell’uomo e del pianeta.

di Pierluigi Sassi