· Città del Vaticano ·

PER LA CURA DELLA CASA COMUNE
La Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice

Ognuno per molti

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14 giugno 2021

Responsabilità, valori e coscienza. In tempo di pandemia tornano più forti i richiami della Laudato si’ di Papa Francesco sulla cura della casa comune, anche di fronte ad una «immensa crescita tecnologica» che negli anni «non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano» e dalla comprensione di un «retto uso della potenza» (105). A compiere una riflessione al riguardo è la Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice, realtà vaticana nata con chirografo di San Giovanni Paolo ii nel 1993 e impegnata a studiare, capire ed applicare i principi della dottrina sociale della Chiesa in ogni contesto del mondo contemporaneo, specialmente nei settori dell’economia e della finanza.

Ambiente e persona umana


Da tempo la Fondazione, presieduta da Anna Maria Tarantola, porta avanti l’iniziativa “One to many”, con cui intende far conoscere in che modo le realtà imprenditoriali, accademiche, educative, politiche e del Terzo settore stiano dando attuazione concreta ai principi enunciati proprio nell’enciclica del Papa pubblicata nel 2015. Se ne parlerà anche nella conferenza internazionale 2021 organizzata dalla Centesimus Annus, in programma il prossimo ottobre e dedicata ai temi della solidarietà, della cooperazione e della responsabilità come basi su cui costruire un mondo più inclusivo. Si sono già svolti peraltro incontri con Enel, Eni, Snam, dedicati anche allo sviluppo tecnologico alla luce della sostenibilità ambientale e della transizione energetica.

«La pandemia ha evidenziato quelli che sono i limiti della tecnologia e del suo rapporto con gli esseri umani», osserva Eutimio Tiliacos, segretario generale della Centesimus Annus pro Pontifice, in una conversazione con Vatican News. La tecnologia, spiega, «pone dei problemi molto forti di natura etica e di rapporto con l'etica: sono ben enunciati nella Laudato si’ e sono ripresi in modo altrettanto forte anche nella Fratelli tutti». «In particolare il tema centrale che lega queste due encicliche — nota — è quello della responsabilità umana rispetto all'uso delle tecnologie, all'utilizzo di un qualcosa che da una parte porta dei benefici e dall'altra può provocare dei problemi, in quanto andiamo ad alterare non solo l'ambiente, ma in casi estremi addirittura la stessa persona umana, intervenendo su di essa».

Responsabilità per noi e gli altri


La Fondazione rilegge in particolare la Laudato si’ non “solo” in un’ottica “verde” ma come “un’enciclica sociale”. «Il Santo Padre ha ribadito in modo molto forte come non esista una crisi solo ambientale o solo sociale: sono — ricorda Tiliacos — due facce assolutamente dello stesso problema. Per fare questo è chiaro che bisogna intervenire sulla personalità, sulla mente, sullo spirito di ciascuna persona e in particolare di coloro che hanno maggiori responsabilità per la conduzione degli affari, sia sotto il profilo politico sia sotto il profilo economico a livello mondiale, a livello nazionale ma anche a livello più strettamente locale».

La via è quella di adottare un «metodo che, dando la responsabilità all’individuo di poter intervenire a ritroso su ciò che di imperfetto, di sbagliato è stato fatto in passato, porta ad assumere una responsabilità non solo per ciò che il singolo può fare o sta facendo attualmente ma per quello che è stato fatto in passato», aggiunge il manager. Un metodo cioè «che non si deve limitare a riscontrare gli effetti di ciò che si fa nell’immediato, nel contatto con le persone con cui si hanno rapporti e riferibili quindi a situazioni concrete, ma — secondo quanto ci sollecita a fare il Santo Padre — sia basato su un'ottica più ampia di responsabilità nei confronti del mondo intero, dell'umanità in generale, anche di coloro che noi non vediamo e non vedremo mai perché sono persone che abitano in parti differenti del mondo, con cui non entreremo mai in contatto, ma che subiscono gli effetti di ciò che facciamo, come noi subiamo gli effetti di ciò che fanno altri».

Da questo punto di vista, spiega ancora Tiliacos, «il tema della sostenibilità è un tema che ci riconduce al rapporto tra l'individuo e i terzi, dove i terzi non sono nostra moglie e o i nostri figli o i nostri colleghi ma tutta quanta l'umanità». «Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci — ricorda Francesco nell’Enciclica — e per ciò stesso non c’è nemmeno spazio per la globalizzazione dell’indifferenza» (52).

Una caduta da cui bisogna rialzarsi


Da tale prospettiva nascono nuove spinte anche per affrontare l’emergenza coronavirus in corso, per la quale la Fondazione si è mobilitata per stimolare concrete forme di carità. Le aveva citate il Pontefice nella lettera inviata alla presidente Tarantola lo scorso anno, ringraziando «per la volontà di rispondere attivamente alla pandemia cercando di sostenere, accompagnare e stimolare progetti che aiutino a contrastare» la crisi sanitaria da Covid-19».

Nella Messa di Pentecoste del 2020, Papa Francesco aveva inoltre sottolineato come «peggio di questa crisi» ci fosse solo «il dramma di sprecarla».

Nella Laudato si’, nota Paolo Garonna, ordinario di Economia politica all’Università Luiss Guido Carli e membro del comitato scientifico della Fondazione Centesimus Annus, «troviamo l'idea che nella natura e nei processi naturali e umani di produzione e distribuzione della ricchezza tutto serve, tutto ha un senso: è un po' una visione provvidenziale, anche escatologica, dei processi economici e sociali che ci invita quindi a rigettare l’economia dello spreco e a rigettare l’economia che in qualche modo guarda solo a chi è forte e a chi prevale». «Serve, dunque, anche il fallimento, serve la caduta da cui bisogna rialzarsi, servono le crisi da cui abbiamo la necessità di imparare per cercare di coglierne tutte le opportunità», aggiunge Garonna. «Questa crisi ci porterà sicuramente a nuovi modi di produzione, nuovi modi di organizzazione sociale, nuovi modi di convivenza. Richiederà una forte guida. E richiederà soprattutto che siano rinsaldate le fondamenta etiche dei nostri processi di convivenza sociale, economica e politica senza i quali non riusciamo a guidare e a governare il futuro», col rischio di essere «sopraffatti dall’incertezza».

di Giada Aquilino