· Città del Vaticano ·

I vescovi rinnovano le critiche al disegno di legge

La fine del modello francese
di bioetica

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12 giugno 2021

«Il fondamento della “bioetica francese” di cui il nostro Paese era tanto orgoglioso è stato cancellato definitivamente: la dignità propria di ogni essere umano, grande e piccolo, non è più il punto focale». In questi termini è stata espressa la «profonda preoccupazione» del Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese per il disegno di legge sulla bioetica che l’Assemblea nazionale ha adottato il 10 giugno, in seduta pubblica, con 84 voti favorevoli e 43 contrari. Oltre alla misura più significativa — ovvero l’estensione della procreazione medicalmente assistita alle donne single e alle coppie di donne omosessuali — il testo stabilisce l’autoconservazione degli ovociti senza motivazioni mediche, la revoca dell’anonimato per i donatori di sperma, l’autorizzazione a creare embrioni chimerici iniettando cellule umane in cellule animali a fini di ricerca, e la fine del divieto di donazione di sangue per le persone omosessuali.

«L’umanità è cresciuta imponendosi divieti: vietato uccidere un innocente, vietato l’incesto, vietato il furto, vietato lo stupro», ricordano i vescovi. Per loro, «ciò che deve essere proibito, deve essere chiaramente proibito; allo stesso modo, ciò che può essere autorizzato lo deve essere chiaramente». Inoltre, avvertono i presuli francesi, «permettersi di manipolare gli embrioni umani come un semplice materiale significa mettersi in una situazione di dominio tecnico di ciò che dovrebbe diventare un essere umano a sé stante. Non possiamo che ripetere ciò che diciamo da anni», prosegue la dichiarazione dell’episcopato: «La sofferenza delle persone che non possono avere figli deve essere accompagnata ma, piuttosto che cercare sempre di estendere il dominio dell’uomo sulle proprie origini, i nostri sforzi devono prima di tutto puntare sulla fraternità che, sola, può sostenere la fragilità. Impostare un processo per “fabbricare” i bambini non risolve nulla; la vita si riceve come un dono, un dono che siamo chiamati a trasmettere, a condividere con gli altri».

Il Consiglio permanente conclude il suo messaggio ringraziando i parlamentari «che hanno il coraggio di mettere in discussione la “buona coscienza” che si sta imponendo, la cui testimonianza rimarrà per il resto della storia. La vita umana è un dono, ogni essere umano è un dono che merita di essere accolto da tutta la società con infinito rispetto», conclude.

Commentando l’adozione del disegno legge in terza lettura da parte dei deputati, monsignor Pierre d’Ornellas, arcivescovo di Rennes e responsabile del gruppo di lavoro episcopale dedicato alla bioetica, ritiene che «non fare più distinzioni tra le persone affette da una patologia quale l’infertilità e quelle che non vivono questa situazione significa rinnegare il ruolo particolare della medicina, della cura e dell’accompagnamento delle persone fragilizzate», un ruolo «fondamentale nella nostra società, che viene tuttavia cancellato». Il presule deplora inoltre che «la dignità, virtù cardinale del modello francese di bioetica, sia ormai sostituita dal progetto parentale. Il desiderio individuale degli adulti si impone a colui che viene al mondo, un progetto intorno al quale adesso tutto si articola». In passato, spiega d’Ornellas, «il nascituro era riconosciuto come persona avente dei diritti, ora è diventato oggetto di diritto per gli adulti». Il concetto di dignità «è stato cancellato e sostituito dal desiderio dei genitori», rileva ancora l’arcivescovo, ritenendo che «una linea rossa è stata oltrepassata».

Il voto definitivo sulla legge riguardante la bioetica dovrebbe esserci il 29 giugno, secondo il calendario pubblicato dalla Conferenza dei presidenti dell’Assemblea nazionale, che prevede quel giorno una lettura finale del progetto di legge da parte dei deputati. In precedenza, il testo deve completare il suo iter parlamentare, tornando in Senato il 24 giugno, per una terza lettura che dovrebbe confermare le differenze inconciliabili tra le due Camere che hanno segnato questi ultimi mesi di dibattiti.

di Charles de Pechpeyrou