· Città del Vaticano ·

Pontificio ateneo Sant’Anselmo

Il contributo benedettino
al mondo universitario
“in Urbe”

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12 giugno 2021

Le università pontificie di Roma possono essere paragonate a un bellissimo giardino con una varietà di fiori unici per la loro bellezza, vitalità, e forza. Ognuna di loro ha professori che dedicano la ricerca di una vita agli studenti attraverso un attento studio nelle varie aree della teologia. Mentre una università si focalizza maggiormente sulle questioni morali, un’altra si concentra sulla Bibbia e sul linguaggio biblico; un’altra considera le teorie filosofiche, mentre un’altra esprime l’importanza del dialogo ecumenico e interreligioso. A Sant’Anselmo l’attenzione è rivolta ai maggiori impegni benedettini della liturgia, degli studi monastici, della teologia, e della filosofia.

Nel secolo scorso, lo studioso benedettino Dom Jean Leclercq ha scritto un libro sulla cultura monastica intitolato: Cultura Umanistica e Desiderio di Dio. Nel libro troviamo il cuore di ciò che sottende ogni tipo di apprendimento che ha luogo a Sant’Anselmo. Per secoli, la saggezza e le tradizioni della cultura occidentale sono state mantenute vive nei monasteri, conosciuti per essere luoghi in cui l’apprendimento era il battito vitale della vita monastica, a servizio della Chiesa e del mondo. E nel processo dell’apprendimento vi era la scoperta della maniera misteriosa di Dio dell’auto-rivelazione, della guida, e del vero amore per la famiglia umana. Ciò richiede la ricerca della conoscenza e della saggezza per apprezzare e comprendere l’opera di Dio attraverso l’analisi e la ricerca nelle scienze teologiche. Questo è il metodo che sostiene l’apprendimento, l’insegnamento e la ricerca a Sant’Anselmo.

I Benedettini emettono tre voti: obbedienza, stabilità, e conversatio morum (conversione di vita). Per primo, viviamo la difficoltà dell’obbedienza seguendo l’esempio di Cristo, che fu “obbediente fino alla morte di croce” (Fil 2,8). Secondo, un singolo aspetto del nostro voto di stabilità è il nostro motto, Ora et Labora. Una vita stabile di preghiera include la posizione centrale della partecipazione nella celebrazione quotidiana della Santa Messa, della Liturgia delle Ore, e della pratica della lectio divina che costituiscono una vita di continua formazione attraverso la Parola di Dio, le Sacre Scritture. Questo serve da modello per la maniera in cui apprendiamo, insegniamo e serviamo. Infine, la conversatio morum mostra il carattere di una trasformazione che dura tutta la vita, ascoltando la voce del Maestro con “l’orecchio del cuore” (Regola di San Benedetto, Prol. 1). Per tutto questo ci impegniamo a fare del nostro meglio, affinché possiamo trovare il Dio vivente nel mondo di oggi.

di Gregory J. Polan, osb
Abate Primate e Gran Cancelliere