· Città del Vaticano ·

Il cardinale Hollerich sull’udienza di Francesco alla Comece

Fa male vedere gente
che soffre alle porte
dell’Europa

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12 giugno 2021

La “terribile” questione dell’immigrazione, alla luce dei nuovi sbarchi e dei nuovi drammi provocati dalla pandemia, è stato uno dei temi principali del colloquio tra il Papa e i membri della presidenza della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, ricevuta ieri mattina, venerdì 11 giugno nel Palazzo Apostolico vaticano, a conclusione della riunione del Comitato permanente che si è svolta a Roma da mercoledì 9.

Un’udienza ricca di spunti e prospettive future, non solo quella con il Pontefice ma anche con il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, e altri vescovi e cardinali dei dicasteri della curia romana. A dare sprazzi dei colloqui è il presidente della Comece il cardinale lussemburghese Jean-Claude Hollerich, che parlando a Vatican News ha definito l’incontro con il Papa «un piacere per noi: il Santo Padre conosce veramente l’Europa molto bene, è un amico dell’Europa e dà spinta alla politica europea. Ha un grande influsso! Infatti è molto considerato tra gli uomini e le donne di Bruxelles. Tutti parlano di Laudato si’ e Fratelli tutti».

E proprio il Papa ha dato indicazioni chiare ai vertici dell’organismo episcopale sulla difficile tematica della immigrazione, nuovamente sotto l’occhio delle cronache internazionali con i casi di Spagna e Danimarca. «L’immigrazione è terribile», dice Hollerich, non nascondendo il proprio sconforto nel sapere di migliaia di persone alle porte dell’Europa «separate veramente da tutto». Sulle politiche migratorie, «l’Unione Europea non avanza realmente», afferma il porporato: «Paesi come Italia, la Spagna, Malta, Grecia, sono lasciati da soli. Questa è una vergogna per l’Europa!».

Hollerich riporta l’esperienza del proprio Paese, il Lussemburgo, che «accoglie ancora tanti migranti e rifugiati» e dimostra come «la gente si può integrare: abbiamo ricevuto due famiglie rifugiate a Lesbo provenienti da Siria e Kuwait, una cristiana e una musulmana. La Chiesa paga tutte le spese. Vivono nella stessa casa, in due appartamenti separati, i ragazzi parlano già lussemburghese, quello più anziano fa un po’ più difficoltà ma ha già imparato a leggere e scrivere in inglese. È un piacere vedere che queste persone possono avere una vita sicura, felice, come noi altri. Ma dobbiamo comunque pensare anche alla moltitudine di gente che non ha questa possibilità».

«È possibile integrare», rimarca il presidente della Comece, continuando: «La maggior parte non sono estremisti; e se ci sono — è possibile — dobbiamo trattarli come tali. Ma al momento non ce ne sono... Dobbiamo mantenere il cuore aperto, la pandemia dovrebbe insegnarci che senza contatti sociali, noi siamo ridotti nella nostra umanità e davanti alla porta dell’Europa abbiamo gente veramente separata da tutto. Mi fa male! Dobbiamo fare qualcosa», conclude.

di Salvatore Cernuzio