· Città del Vaticano ·

Approfondimento
Chiesto l’arresto di Fujimori

Perú: Pedro Castillo
verso la presidenza

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11 giugno 2021

Nonostante l’appello lanciato dal presidente uscente Francisco Sagasti alla viglia delle elezioni affinché gli sfidanti rispettassero il risultato delle urne, il Perú sta attraversando un momento di forte tensione. A conteggio pressoché ultimato (oltre il 99,9% delle schede sono state scrutinate), il candidato del partito di sinistra Perú libero, Pedro Castillo, ha annunciato la propria vittoria, mentre la sua avversaria Keiko Fujimori, rappresentante della destra di Forza popolare, ha denunciato irregolarità nelle votazioni.

Queste elezioni presidenziali, il cui primo turno ha avuto luogo lo scorso 11 aprile, sono state seguite in tutto il Paese sudamericano con grande tensione e apprensione per diversi motivi, tanto da avere dato luogo a una campagna elettorale sorprendentemente partecipata nonostante l’emergenza covid-19. Un primo fattore di grande rilevanza è rappresentato senza dubbio dalla serie di vicende negative che hanno coinvolto gli ultimi presidenti peruviani. Ben sette su dieci capi di stato sono stati infatti indagati e in alcuni casi condannati per corruzione. E la transizione di governo che nel novembre 2020 ha portato Sagasti a ricoprire la carica non è affatto esterna a questa problematica, ma ne rappresenta anzi l’espressione più profonda: il politico centrista ha infatti sostituito il liberale Manuel Merino, il quale era a sua volta subentrato da una settimana al posto dell’indipendente Martín Vizcarra. Vizcarra è stato messo in stato d’accusa per corruzione dal parlamento peruviano e costretto alle dimissioni, con una decisione che ha scatenato accese critiche da parte sia della classe politica (ben 12 ministri si dimisero in quell’occasione) che della popolazione. Le proteste popolari nelle strade della capitale Lima sono sfociate poi in una serie di scontri fra manifestanti e forze dell’ordine, nei quali due studenti hanno perso la vita e oltre 100 persone sono rimaste ferite. Le diffuse agitazioni hanno dunque costretto Merino a rassegnare le dimissioni, lasciando così il posto a Sagasti. Questa vicenda ha provocato inevitabilmente un diffuso sentimento di sfiducia tra la popolazione peruviana nei confronti dei partiti tradizionali, che si riflette tanto nell’elevatissima percentuale di indecisi (oltre il 18%) riscontrata dai recenti sondaggi quanto nella frammentaria composizione del Parlamento, attualmente occupato da 11 schieramenti politici differenti.

Altro motivo di tensione è dovuto alla forte polarizzazione dei due candidati. Castillo, insegnante e sindacalista, rappresenta infatti una corrente marcatamente di sinistra, con un programma politico incentrato sulla riduzione delle disuguaglianze sociali e sulla nazionalizzazione di alcuni settori dell’economia, fra cui l’industria mineraria e le telecomunicazioni. La candidata di destra Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, punta invece su una riduzione delle tasse per rafforzare il settore privato. Questa netto divario politico fra i due candidati ha avuto i suoi riflessi anche nelle campagne denigratorie mosse dai sostenitori più radicali di entrambi: Castillo è stato infatti definito un “comunista” e, in alcuni casi, addirittura accostato all’organizzazione terrorista di stampo maoista Sendero Luminoso, mentre Fujimori è stata ripetutamente rappresentata come un’appendice del padre, attualmente in carcere per corruzione. La candidata di Forza popolare è a sua volta sotto indagine per riciclaggio di capitali, ma una sua vittoria sospenderebbe automaticamente il processo per tutta la durata del mandato.

A questi fattori si aggiunge poi la situazione di grande difficoltà nella quale versa al momento il Perú: il Paese andino attraversa infatti una profonda recessione economica, aggravata dal devastante impatto della pandemia di covid-19. I quasi due milioni di casi registrati dall’inizio dell’epidemia hanno provocato 187.847 morti, che equivalgono a oltre 500 morti ogni 100.000 abitanti e rappresentano il dato più elevato al mondo. Inoltre, è stato stimato che oltre due milioni di persone abbiano perso il lavoro e che tre milioni siano scese sotto la soglia della povertà, portando il totale a 11 milioni, un terzo della popolazione complessiva.

Dal termine delle votazioni, avvenute la scorsa domenica, è emerso subito un incerto testa a testa fra i due sfidanti, dal quale Fujimori risultava inizialmente in vantaggio. Castillo ha successivamente recuperato terreno fino a superare l’avversaria, anche se con un margine estremamente ridotto. Il conteggio dei voti si è rivelato difficoltoso anche a causa delle numerose schede dall’estero, e in particolare dagli Stati Uniti, dove risiedono oltre 309.000 cittadini peruviani. Questi voti, nettamente a favore di Keiko Fujimori, sono stati bilanciati da quelli provenienti dalle aree rurali del Paese, giunti anch’essi in ritardo a causa dell’arretratezza delle infrastrutture, tradizionalmente a favore dei candidati di sinistra. È stato inoltre registrato un elevato numero di schede bianche o nulle, elemento ricorrente in Perú per via dell’obbligo di voto previsto dalla legge. Gli ultimi risultati attestano i consensi di Castillo al 50,18% contro il 49,82% della sfidante, con una differenza di circa 63.000 voti.

Fujimori, già candidata due volte e sconfitta con margini molto stretti (3% nel 2011 e 0,24% nel 2016) ha denunciato la presenza di brogli durante lo svolgimento delle votazioni, esprimendo pubblicamente dubbi sulla validità di 500.000 schede e richiedendo il controllo di 300.000 di queste da parte dell’Ufficio nazionale dei processi elettorali (Onpe). Pedro Castillo, che al contrario rappresenta un volto nuovo della politica peruviana in quanto iscritto per la prima volta al partito a gennaio 2021, aveva a sua volta accennato alla presenza di irregolarità, ma senza fornire ulteriori dettagli. I numerosi osservatori esterni giunti a monitorare lo svolgimento delle elezioni hanno invece negato di avere riscontrato irregolarità di alcun tipo. Lo scorso mercoledì, il candidato di sinistra ha poi annunciato la sua vittoria, dichiarando: «Formeremo un governo nel rispetto della democrazia e dell’attuale costituzione. Formeremo un governo stabile dal punto di vista economico e finanziario». In seguito all’annuncio di Castillo, i sostenitori di ambedue i candidati hanno sfilato in corteo. Entrambe le manifestazioni si sono svolte in modo pacifico. L’atmosfera di tensione intorno alle votazioni è stata poi amplificata ulteriormente dalle dichiarazioni del procuratore speciale José Domingo Pérez, il quale lo scorso 10 giugno ha richiesto l’arresto di Fujimori, accusando la politica di violazioni della libertà condizionata.

Il nuovo presidente verrà proclamato ufficialmente solo al termine del processo di revisione della giuria elettorale, il quale durerà probabilmente diversi giorni. Il candidato vincitore presterà poi giuramento il 28 luglio, e si troverà così di fronte al difficile incarico di risollevare le sorti di un Paese profondamente diviso e in crisi.

di Giovanni Benedetti