· Città del Vaticano ·

Inseguendo un gol

L’Europa ritrova il calcio

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11 giugno 2021

Ci siamo. Mancano poche ore al fischio d’inizio. Rimandato di un anno a causa della pandemia, stasera, con la partita Italia-Turchia allo stadio Olimpico di Roma, prenderà il via il campionato europeo di calcio. Continuerà ad avere nel nome la data 2020, perché l’Uefa non ha voluto modificare il brand. E non è stata una scelta sbagliata: servirà a ricordare a tutti che cosa è accaduto, ma soprattutto, si spera, come richiamo alla responsabilità, perché l’emergenza covid non è ancora finita.

Tornerà infatti il pubblico sugli spalti, contingentato, nel rispetto delle misure di sicurezza, ed è una bella notizia. Ma ci si augura che anche fuori dagli stadi, nelle piazze, i tradizionali festeggiamenti possano avvenire senza assembramenti, cosa peraltro quasi impossibile. Tuttavia gli appelli al buon senso sono comunque d’obbligo, per evitare che momenti di festa possano trasformarsi in pericolosi focolai e far ripartire i contagi oggi in netta flessione nel continente grazie alle campagne vaccinali e ai cosiddetti lock-down.

In ogni caso la competizione che comincia oggi a Roma per concludersi a Londra esattamente tra un mese e vedrà 24 squadre contendersi il titolo, è un segno di speranza per tutti: la speranza che, sia pure lentamente, la vita possa tornare alla normalità.

Il caso ha voluto che questa edizione del campionato, la sedicesima, coincidesse con il sessantesimo anniversario della nascita del torneo e per questo motivo si era pensato di non assegnare la fase finale a una sola nazione, come tradizione, ma di suddividerla in undici città di dieci paesi. Una decisione che, alla luce degli eventi, appare come una provvidenziale coincidenza; potrebbe aiutare a far sentire più unito l’intero continente in uno dei momenti più difficili della sua storia. Il covid-19 ha infatti insegnato che certe situazioni non possono essere affrontate da soli e che se ne esce solo insieme.

Infine, l’europeo si gioca e a poche settimane dalla sciagurata iniziativa, fortunatamente subito naufragata, di una superlega di prestigiosi e ricchi club, appare come un’occasione per rasserenare, almeno per un po’ gli animi e un ambiente decisamente tormentato. E forse per riavvicinare anche chi, amareggiato da quella vicenda, si era definitivamente disamorato di un pallone ormai ostaggio di pay tv, procuratori e presidenti manager e non tifosi. In fondo una maglia, una bandiera e un inno riescono ancora a esercitare un irresistibile fascino.

di Gaetano Vallini