· Città del Vaticano ·

Ovvero le disavventure di un povero cristiano

Il bambino e l’acqua sporca

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11 giugno 2021

Ma se uno volesse sapere che cos’è il Cuore di Cristo, a chi si rivolge? Cosa deve fare uno a cui venga in testa questa stranezza? Può accadere, in effetti, e non è necessariamente una patologia. Per esempio, è successo a me.

A dire il vero, ero partito con dei problemi quasi insolubili, direi invalicabili. Alcuni radicali, come radicale (lo avrei scoperto dopo, studiando un pochino) è la grammatica, il linguaggio: perché dovrei dire «Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia, abbi pietà di noi»? Non è evidentemente una perifrasi per dire «Signore Gesù, tu che sei stato trafitto dalla lancia, abbi pietà di noi»? E allora, non sarebbe più esatto, senza quasi personificare il cuore?

E poi; il cuore, va bene, ma se, come lessi in documenti importanti, esso è degno di adorazione perché unito alla Divinità, a questo punto anche le sue mani, il mignolo, o i piedi. Che facciamo? Lo spezzatino del buon Gesù? E allora rimanevo con i miei problemi, i miei dubbi. E non trovavo nessuno che mi desse lume: c’erano o libri un po’ frusti, quelli della nonna, che per fortuna era devota (almeno lei…), con tutte le promesse del Sacro Cuore, appunto (ben dodici, e io cercavo di vedere quale era più facile da ottemperare, perché non si sa mai), oppure libri su Gesù, anche molto belli, che però appunto non parlavano del suo Cuore, confermandomi nell’inutilità di una perifrasi ridondante, oppure, ma questo da giovanotto fatto, c’era anche qualche teologo, che però, se mi strizzava il cervello, non mi appagava davvero. Pareva che la cosa non interessasse a nessuno, o quasi, neanche ai preti.

Quoi faire, diceva qualcuno, che fare? Colto non dalla disperazione, ma tanto per iniziare da qualche parte, effettivamente mi segnai sul diario (facevo il liceo) le date dei primi venerdì del mese, nove per l’esattezza: la cosa non passò inosservata tra i miei compagni, e il dubbio era: «Sarò mica fuori di testa, almeno un po’?», e alcune osservazioni in questo senso mi inquietavano. Comunque sia, già che c’ero, incominciai a confessarmi prima di quelle fatidiche messe, ed era fare le cose proprio bene. Da tipo preciso e un po’ pignolo come sono. Finiti i primi venerdì, scoprii che la chiesa dove andavo rimaneva aperta la notte del giovedì sera (e non so se succeda anche oggi…) per permettere l’ora santa. Che cos’è? Di corsa andai a leggere: un’ora, con Gesù, meditando la passione. Ma sai che era una buona idea? In breve, fui un aficionado: tutti i giovedì sera, cascasse il mondo, in casa o in chiesa, mi prendevo la Passione, e la leggevo, e ci pensavo come potevo. Quella è stata una grande scuola, la migliore che ho avuto. La parola ci rivela il Cuore: ogni parola della Scrittura viene da Lui, e Lui riporta, proprio come l’Eucaristia, ogni Eucaristia.

Un giorno poi: ero già novizio, stavo finendo il mio mese al Cottolengo, e stavo dando da mangiare a un “buonfiglio”, come li chiamava il Fondatore; quando dissi alla suora che domani partivo, Luigi, il buonfiglio, mi prese la testa, me la afferrò e la poggiò sul suo petto. Tipo il discepolo che Gesù amava. Non potete capire quel che mi successe dentro, e quante cose capii: davvero Gesù è nei suoi poveri.

Insomma, è vero che «il Signore si rivela a chi lo teme, gli fa conoscere la sua alleanza» (Salmi, 25, 14). Vale la pena scavare nel campo della Chiesa per trovare questa perla preziosa, che vale più di tutto, perché in essa c’è tutto. Purtroppo, per molti motivi, ha fatto spesso la fine del bambino, buttato via con l’acqua sporca di linguaggi ormai incomprensibili o di forme difficilmente proponibili; forse ci abbiamo pensato poco, anche noi preti, o con un po’ di sufficienza o di sussiego. Ma che importa? «Forte è il suo amore per noi, e la fedeltà del Signore rimane in eterno» (Salmi, 117, 2). C’è un “ancòra”; l’ancòra della sua alleanza che si apre a quelli che lo cercano.

di Ottavio De Bertolis