· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

La fede dei naufraghi

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10 giugno 2021

Qualcuno ha detto che «in mare le cose importanti le impari quando è tutto calmo; ma quelle fondamentali le capisci solo con la tempesta». E Seneca aggiunge: «È durante la tempesta che conosciamo il navigatore».

Certamente è questa l’esperienza fatta dagli Apostoli. Sono presi dalla paura della morte, mentre Gesù dorme tranquillo. Uomini che mancano ancora di fiducia nella parola di quell’uomo che può placare il vento e il mare in burrasca. Cristo si desta dal sonno, e dimostra che è venuto, con la potenza di Dio, a dominare le forze del male e a riportare la pace nella nostra vita.

Scriveva padre Davide Turoldo: «L’episodio della tempesta ricorda due cose. Prima di tutto, chi si trova nella barca del Signore deve essere preparato alle tempeste e deve sapere che saranno inevitabili; in secondo luogo, il Signore può calmare queste tempeste quando vuole; e quando si è con lui — nonostante le bufere — ci si salva sempre dal naufragio. La fede degli Apostoli, degli uomini, infatti, si fa profonda e forte solo quando passa attraverso il pericolo».

Nelle tempeste della vita, nelle difficoltà, non lasciamoci prendere dalla disperazione e dalla rabbia. Chi ha fede, sa di essere nelle mani di Dio, ma intanto si impegna, concentra i suoi sforzi, si dà da fare per riportare la barca in acque tranquille.

Tante volte anche noi cristiani ci dimentichiamo che Gesù è sempre accanto a noi. Dimentichiamo di svegliarlo con la nostra preghiera, le nostre invocazioni.

Con la preghiera, ci mettiamo fiduciosamente nelle mani di Dio, e ci diamo da fare, lavoriamo con le nostre mani, come se tutto dipendesse da noi. Solo così abbiamo la garanzia di ritornare nel porto, spinti dal soffio delicato dell’amore di Dio.

di Leonardo Sapienza