· Città del Vaticano ·

LA BUONA NOTIZIA
Il Vangelo della XI Domenica del tempo ordinario (Marco 4, 26-34)

Vite sotto il palcoscenico

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08 giugno 2021

Ogni volta che mi capita di vedere la campagna con i suoi contadini o il mare con i suoi pescatori, ma anche le fabbriche piene di operai, le metropolitane affollate, sento forte un nuovo slancio verso la vita. Guardo e basta. Alcune volte prego. Sperimento sentimenti ed emozioni in modo intenso e discreto. Assaporo con tenerezza la vita della gente comune, vite dietro le quinte, sotto il palcoscenico, senza nessuna vetrina. Sono vite affascinanti, faticose. Hanno bisogno dell’albero del vangelo per ristorarsi alla sua ombra; hanno bisogno di una Chiesa che annuncia loro la Parola così come possono intendere, senza chiedere certificati di idoneità. Quando ci accorgiamo che come testimoni del regno non siamo accoglienti e non diamo ristoro, dobbiamo avere il coraggio di chiederci che cosa abbiamo seminato e che albero stiamo facendo crescere.

È dal seme della spiritualità e dell’interiorità che germogliano l’amore e la carità. Senza i piccoli semi della Parola di Dio, si fa fatica, non solo nel lavoro di ogni giorno, nel matrimonio e come genitori, ma anche nella vita consacrata. Si rischia di vivere una vocazione spesso senza più radici autentiche, più facilmente preda della ricerca del potere, dell’egoismo, della mondanità e del clericalismo, vivendo un laicato, oppure un celibato e un ministero sacerdotale non come dono della Grazia, ma come un vincolo senza felicità, senza amore e senza gioia.

Che il regno di Dio debba vivere in questo mondo, in prima linea, forte, potente, rilevante, ben inserito nei palazzi che contano, è una bestemmia di costantiniana memoria, una tentazione del demonio. Il Regno di Dio è invece un po’ di lievito, nella pasta, un piccolo seme, un solo bicchiere di acqua fresca dato a chi ha sete.

Non dobbiamo aver paura della nostra debolezza, e a volte anche impotenza, perché nel momento in cui facciamo esperienza di tutto questo, si manifesta la potenza di Dio che non ci lascia soli, e fa germogliare e crescere il seme.

Quando potremo gustare frutti maturi? La risposta più semplice e più vera è, ogni giorno. Ci vengono offerti in tanti modi diversi, dalle persone che incontriamo; per gustarli però bisogna fare un lavoro di rinuncia, eliminare tanti preconcetti, buttare via tanta zavorra, per restare quasi a mani vuote, cioè libere per accogliere il dono.

Gesù ce lo ha detto chiaramente: «Non portate borsa né sacca né sandali» (Lc 10, 4). Non lasciamoci mai condizionare dai mezzi che abbiamo in mano, non diventiamo gruppo di pressione, o gruppo di potere; andiamo prima di tutto con la forza della fede incontro al dolore di ogni uomo che attende una Parola di Speranza.

Certo non dobbiamo essere ingenui; siamo inviati come un agnello in mezzo ai lupi; è necessaria una profonda spiritualità per non essere sedotti dai lupi, che ti invitano nel loro regno, ti presentano ai loro amici, ti offrono i loro denari, ti espongono alle loro televisioni e così ti fanno prigioniero.

Ringraziamo il Signore per tutti gli annunciatori del Regno che nel corso della storia sono andati nel mondo, poveri, liberi da ogni condizionamento, pagando non poche volte un altissimo prezzo, ma già semi fecondi del vangelo.

di Francesco Pesce