· Città del Vaticano ·

9 giugno: memoria liturgica della beata Anna Maria Taigi

La Chiesa domestica
accanto agli ultimi
con pane e preghiere

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08 giugno 2021

C’è chi serve il Signore, la Chiesa, nella silenziosa preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Ci sono santi che non hanno mai incontrato il mondo eppure lo conoscevano in profondità, avendo toccato le vette del cielo nella preghiera nascosta ai più. E c’è — invece — chi ha servito Dio nel mondo, incontrando il bisognoso, stendendo la mano al povero, accogliendo tutti nella propria casa, nel proprio focolare domestico. Figure così ci ricordano che il vero tempio di Dio è il nostro cuore: nell’animo nostro risiede la Charitas e le azioni sono propagazione d’amore. La santità — possiamo ben dirlo — ha vie così segrete e imperscrutabili che ci fanno riflettere sempre sul nostro cammino cristiano. Su come stiamo seguendo davvero Cristo.

E la figura della beata Anna Maria Taigi (Siena, 29 maggio 1769 – Roma, 9 giugno 1837) ha questo potere: quello di interrogare su come vivere una vita assieme a Dio, nella semplicità di ogni giorno. Facendo un salto nel tempo e catapultandosi nella Roma ottocentesca, la si potrebbe scorgere tra le strade cittadine come una persona “qualunque”, semplice, che — a prima vista — sembrerebbe la donna più “ordinaria” possibile. Invece Anna Maria — seppur povera — condivideva il proprio pane con i bisognosi. Nel suo breve per la beatificazione del 1920, Papa Benedetto xv scriveva: «Sposa esemplare, madre premurosa e testimone dell’amore alla Santissima Trinità. (...) ardeva talmente d’amor di Dio da esser costretta a moderarlo; benché la sua vita fosse così soprannaturale e nascosta in Cristo, tuttavia non fu estranea al suo tempo, ma giovò al prossimo e all’intera comunità cittadina».

Scriveva santa Teresa di Calcutta: «Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri». Non è difficile immaginare la beata Taigi discorrere con loro, mentre li accoglieva nella sua umile casa, vissuta assieme a suo marito e ai suoi quattro figli (in realtà ne aveva avuti sette, ma tre morirono in tenera età). Eppure il pane per i bisognosi, in quella casa, non è mai mancato. Veniva spezzato con loro, e la tavola del suo focolare diveniva altare. La beata Anna Maria Taigi, senza saperlo, aveva scritto con la sua vita — secoli prima — ciò che Papa Francesco, nella sua Amoris laetitia, sintetizza in questa frase che dovrebbe essere il programma per ogni famiglia di oggi: «Quando la famiglia accoglie, e va incontro agli altri, specialmente ai poveri e agli abbandonati, è simbolo, testimonianza, partecipazione della maternità della Chiesa. L’amore sociale, riflesso della Trinità, è in realtà ciò che unifica il senso spirituale della famiglia e la sua missione all’esterno di sé stessa. La famiglia vive la sua spiritualità peculiare essendo, nello stesso tempo, una Chiesa domestica e una cellula vitale per trasformare il mondo».

La chiesa domestica della beata Anna Maria Taigi potrebbe insegnarci molto su come essere famiglia, nel mondo contemporaneo. Su come essere testimonianza dell’amore materno di Dio, grazie alle mani, ai cuori di molte spose che ancora oggi — per le vie del mondo — continuano a donare pane e preghiera.

di Antonio Tarallo