· Città del Vaticano ·

Dalle urne emerge
un Perú diviso

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08 giugno 2021

Keiko Fujimori attende i voti dall’estero, mentre Pedro Castillo spera di mantenere il vantaggio con il sostegno che arriverà dagli scrutini delle zone rurali. Ancora altamente incerto, dunque, in Perú l’esito del ballottaggio per le presidenziali, che sancirà chi tra Castillo e Fujimori succederà al presidente ad interim, Francisco Sagasti, sebbene con il passare delle ore sembrerebbe consolidarsi il primato di Castillo

Al momento l’Ufficio nazionale dei processi elettorali (Onpe) ha verificato il 96,43 per cento delle schede. Così il candidato del partito di sinistra Perú Libre, il 51enne insegnante e sindacalista Pedro Castillo, è passato in leggero vantaggio con il 50,29% dei consensi, rispetto alla rivale, Keiko Fujimori, la 46enne leader conservatrice del partito di destra Fuerza Popular, che si attesta al 49,71%.

Vista la differenza minima di poche migliaia di voti (meno di centomila), non è però ancora possibile confermare la vittoria del candidato di sinistra. Manca ancora una fetta importante dei risultati dei voti all’estero la cui contabilità procede a rilento, migliaia di schede in cui, come già detto, Fujimori confida molto; così come devono pervenire nei centri dell’Onpe le schede delle zone rurali più remote, dove il voto a favore di Castillo sarebbe, secondo gli exit poll, superiore all’80 per cento.

Il rischio per Keiko Fujimori di ripetere la sconfitta del 2016 contro Pedro Pablo Kuczynski, si fa sempre più concreto. In quell’occasione, dopo diversi giorni di conteggio, perse per appena 40.000 voti. La figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, ieri pomeriggio in conferenza stampa, ha sostenuto che ci sono state «irregolarità», affermando che ci sono prove di una «chiara intenzione di boicottare la volontà popolare».

Unanimi i commenti dei media nazionali e degli analisti politici che hanno posto l’accento sulla forte polarizzazione del Paese, definendolo «spaccato». Chiunque sarà presidente, poi, tra Castillo e Fujimori è destinato a cercare alleanze per formare un governo che quasi sicuramente non dovrebbe avere una solida maggioranza parlamentare.

Intanto, in un comunicato diffuso ieri, la missione di osservazione elettorale in Perú dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), confermando «la ristrettezza dei risultati» si è congratulata con il popolo peruviano per una giornata elettorale «pacifica e democratica» e ha applaudito al comportamento tenuto dai due candidati, che più volte hanno invitato e rivolto appelli alla tranquillità. L’Osa, vista l’incertezza dell’esito finale, li ha invitati a proseguire nel loro «atteggiamento democratico», suggerendo di risolvere eventuali disaccordi attraverso i canali legali a loro disposizione. «La loro condotta in queste ore cruciali sarà decisiva per mantenere un clima di tranquillità e pace sociale nel Paese» ha scritto nel comunicato la missione dell’Osa.

Durante la tornata elettorale, organizzata in un «processo di grande complessità e polarizzazione politica», la missione dell’Osa ha fornito la propria presenza in 18 province del Paese e in cinque città all’estero, consentendo un monitoraggio integrale dei diversi aspetti del processo elettorale, dall’apertura dei seggi elettorali alla chiusura e allo scrutinio dei voti.