· Città del Vaticano ·

La Santa Sede Stato-non membro Osservatore presso l’Organizzazione mondiale della sanità

Presenza fondata
su carità e sviluppo umano

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07 giugno 2021

Pubblichiamo di seguito un contributo scritto per «L’Osservatore Romano» dal nunzio apostolico in Canada, già osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra e presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, e Rappresentante della Santa Sede presso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Il 31 maggio l’Assemblea Mondiale della sanità a conclusione della sua 74a riunione, in sessione plenaria, ha approvato per consenso la Risoluzione «Participation of the Holy See in the World Health Organization», proposta dall’Italia, che formalizza diritti e partecipazione della Santa Sede presso l’Organizzazione ginevrina.

L’iniziativa è nata con l’obiettivo precipuo di formalizzare lo status formale di Stato non-Membro Osservatore della Santa Sede in una fase significativa della vita della comunità internazionale, impegnata da più di un anno e mezzo a fare fronte comune contro la pandemia di covid-19. Questo momento formalizza una presenza continua e ininterrotta della Santa Sede ai lavori dell’Assemblea Mondiale della sanità dal 1953, ma sempre e solo su “invito” del Direttore generale. Forse non tutti ricorderanno che nel 1949, in occasione della seconda Assemblea Mondiale della sanità, Papa Pio xii ricevette nella Sala Regia i partecipanti ai lavori assembleari e nel suo saluto evidenziò l’importanza di un’Organizzazione che fosse in grado di coordinare l’azione dei singoli Stati poiché «Ni la vigilance, ni les soins, ni les institutions, si parfaits qu’on les suppose en chaque pays, ne suppriment, si l’on n’y pourvoit par une action générale et combinée, les risques sans cesse croissants occasionnés par la fréquence des relations internationales, des mouvements de populations, des déplacements et immigrations forcés ou volontaires». Memori della funzione dell’Organizzazione, la Santa Sede ha, negli anni, promosso una presenza sostanzialmente fondata su due elementi-guida: carità e sviluppo umano integrale.

La Santa Sede si impegna continuamente per la salute nella sua azione internazionale, così come con le ong ed istituzioni cattoliche che sostengono le persone con problemi di salute e che portano un carico significativo di assistenza sanitaria, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. Come partecipanti essenziali alla missione socio-pastorale della Chiesa, un numero significativo di organizzazioni, a tutti i livelli (globale, regionale, nazionale, diocesano e parrocchiale), sono impegnate nella fornitura di assistenza sanitaria a tutti i bisognosi, ma in particolare a coloro che sono poveri, emarginati, migranti oppure privati dell’accesso a tale assistenza vitale. Secondo uno studio del 2007 condotto dall’Organizzazione Mondiale della sanità, in alcune regioni del mondo, per esempio nell’Africa sub-sahariana, si stima che le organizzazioni religiose, comprese le organizzazioni nazionali membri di Caritas Internationalis, forniscano dal quaranta al settanta per cento dell’assistenza estesa alla popolazione generale.

Come ricordato anche nell’ultima sessione plenaria dell’Assemblea Mondiale della sanità, si calcola che, secondo l’Annuario Statistico della Chiesa del 2019, le organizzazioni di ispirazione cattolica hanno fornito assistenza sanitaria in 5.245 ospedali, 532 lebbrosari, 14.963 dispensari, 15.429 programmi residenziali per anziani e per persone che vivono con malattie croniche debilitanti e altre disabilità, in tutte le parti del mondo. La maggior parte di questi programmi relativi alla salute forniscono cure integrate, incentrate sulla persona e primarie a tutte le persone bisognose, di ogni origine o credo, ma con un impegno speciale per coloro che sono più poveri ed emarginati.

I sistemi di welfare, come dimostrato anche dall’esperienza maturata durante la pandemia di covid, svolgono un ruolo fondamentale nell’affrontare le sfide sanitarie in tutto il mondo. Per decenni, le organizzazioni della Chiesa hanno fornito prevenzione, assistenza e cure salvavita in modo olistico per servire i bisogni delle comunità. Occorre notare che la Caritas, come Confederazione globale, ha fatto della risposta all’hiv/aids una delle sue preoccupazioni prioritarie nella sua Assemblea generale del 1987 e ha continuato questo impegno negli ultimi trent’anni. Con il loro obiettivo di assistere le popolazioni più povere e più difficili da raggiungere, e con anni di fiducia costruita tra le persone di cui sono al servizio, i membri della comunità di fede sono parte integrante della salute globale e della sostenibilità a lungo termine dei sistemi sanitari.

La sollecitudine per i malati e i sofferenti non è certamente uno sviluppo recente nel ministero della Chiesa. L’impegno coerentemente manifestato con la presenza nei lavori assembleari dell’Organizzazione Mondiale della sanità negli ultimi settanta anni è fondato sull’esperienza maturata e rappresentano l’attenzione ai fattori sociali ed economici, culturali e ambientali che determinano la salute. L’azione nel multilaterale e in particolare in questo settore decisivo della vita internazionale rientra nell’impegno principale della Santa Sede, e diventa testimonianza della costante preoccupazione e risposta di Gesù per coloro che soffrono di sfide fisiche, mentali e spirituali (cfr. Atti 3; 6-8). Come ci ha ricordato san Giovanni xxiii , «... prima dobbiamo parlare dei diritti dell’uomo. L’uomo ha il diritto di vivere. Ha diritto all’integrità corporea e ai mezzi necessari per il corretto sviluppo della vita, in particolare al cibo, al vestiario, all’alloggio, alle cure mediche, al riposo e, infine, ai necessari servizi sociali». La tradizione della Chiesa di prendersi cura dei malati è stata mantenuta fedelmente e amorevolmente attraverso i secoli.

Il monito di Pio xii e le parole di Papa Francesco ci ricordano come nessuno possa gestire le emergenze da solo. Negli ultimi mesi è emerso come tutti i governi si trovano ad affrontare sfide per garantire un accesso tempestivo, sufficiente e conveniente a farmaci, vaccini, strumenti diagnostici e altri strumenti medici essenziali efficaci. L’azione della Santa Sede all’Organizzazione Mondiale del commercio, come a quella della proprietà intellettuale e a quella della sanità, in particolare, è rivolta a garantire l’accesso alle cure per i tanti paesi meno sviluppati e in via di sviluppo che continuano a sperimentare quotidianamente le barriere alla piena realizzazione del diritto alle cure.

Papa Francesco ci esorta regolarmente a pensare al nostro rapporto con il mondo e con tutte le persone diffondendo una cultura della cura. Nelle Scritture cristiane, sappiamo che Gesù si è presentato come il Buon Pastore che non fugge quando il lupo minaccia il gregge (Gv 10, 11-15). Secondo Papa Francesco, prendersi cura della nostra casa comune, e di tutte le persone che vivono su questa terra, richiede non solo una rivoluzione economica e tecnologica, ma anche una rivoluzione culturale e spirituale — un modo profondamente diverso di vivere la relazione tra le persone e l’ambiente, un nuovo modo di organizzare l’economia globale. In questo senso, Papa Francesco insiste sull’urgenza di cambiare la nostra percezione del progresso, la nostra gestione dell’economia e il nostro stile di vita.

Il consenso all’adozione della Risoluzione per la formalizzazione della partecipazione della Santa Sede ai lavori dell’Oms, al quale si sono uniti tutti i 194 Paesi membri dell’Organizzazione Mondiale per la sanità, insieme all’ampio sostegno transregionale ricevuto dai 71 Stati di tutte le regioni del mondo che hanno co-sponsorizzato il testo, testimonia l’ampio riconoscimento dell’impegno della Santa Sede nella promozione dell’assistenza sanitaria così come delle misure di salute pubblica nell’affrontare le emergenze umanitarie, le pandemie e altre emergenze pubbliche, compresa la recente pandemia di covid-19.

di Ivan Jurkovič