· Città del Vaticano ·

Si sfidano i due candidati più “estremi”

Perú al ballottaggio
per scegliere il presidente

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05 giugno 2021

È fervente l’attesa in Perú per il secondo turno delle elezioni presidenziali, in programma domani, che definirà chi tra Pedro Castillo e Keiko Fujimori sarà il prossimo Capo di Stato del Paese per i prossimi cinque anni, succedendo al presidente ad interim, Francisco Sagasti.

I due candidati hanno chiuso giovedì sera nella capitale peruviana, Lima, una delle campagne elettorali più polarizzate degli ultimi decenni. Nonostante sia il governo che il comune di Lima avessero ricordato come gli assembramenti fossero vietati a causa dell’emergenza sanitaria legata al covid-19, le due manifestazioni, svoltesi rispettivamente nella centrale Plaza Dos de Mayo e nel quartiere di Villa El Salvador, sono state caratterizzate da una grande affluenza di pubblico.

Nel primo turno, svoltosi l’11 aprile, gli elettori peruviani hanno optato per i candidati degli estremi, quasi a testimoniare una sfiducia molto importante, tra la popolazione, nei confronti dei partiti tradizionali. A sorpresa, l’insegnante e sindacalista Pedro Castillo, leader del partito di sinistra Perú libero, quasi sconosciuto qualche mese prima anche sulla scena nazionale, si è imposto, soprattutto nelle zone rurali, ottenendo poco meno del 18 per cento dei consensi. Ancor più inaspettatamente Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori e a capo del partito di destra Forza popolare, si è aggiudicata il secondo posto, battendo al fotofinish l’economista liberale Hernando De Soto.

Secondo gli analisti l’uscita dalla cronica instabilità che ha caratterizzato la scena politica degli ultimi anni non sarà una cosa a breve termine, anche per via della composizione piuttosto frammentata del Parlamento, profilatasi con le elezioni dell’11 aprile, dove saranno presenti undici formazioni politiche. Non sembra delinearsi una chiara maggioranza.

Secondo gli ultimi sondaggi diffusi dall’Instituto de Estudios Peruano, Castillo è ancora in leggero vantaggio con il 40, 3 per cento delle preferenze, mentre Fujimori, in forte risalita nelle ultime settimane, avrebbe raccolto poco più del 38 per cento dei consensi tra gli intervistati.