· Città del Vaticano ·

Il 6 giugno 1944 l’evento destinato a cambiare il volto della storia

I violini (in codice)
di Verlaine e lo sbarco
in Normandia

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05 giugno 2021

La leggiadria del verseggiare e il fragore delle armi: non necessariamente agli antipodi ma, forse, in speciali circostanze, anche complementari, nel segno dell’efficacia e della funzionalità. L’annuncio della Resistenza francese dello sbarco in Normandia (6 giugno 1944) fu dato alle ore 21 del primo giugno con una frase in codice trasmessa da Radio Londra utilizzando la poesia Canzone d’autunno di Paul Verlaine. I primi versi I lunghi singulti dei violini avvertirono la Resistenza francese dell’imminenza dello sbarco. Il messaggio in codice significava che l’invasione, ormai vicina, sarebbe stata confermata dai successivi due versi della stessa poesia entro quarantotto ore dalla data effettiva dell’attacco: e la Bbc il 5 giugno trasmise il terzo ed il quarto verso della poesia di Verlaine, «mi lacerano il cuore di un languore monotono».

Quello cantato da Verlaine è un mondo lirico intriso del gusto del vago e del malinconico. Ad esprimere questo universo sentimentale interviene un linguaggio prettamente simbolico, nutrito della dimensione evocativa e musicale. Non si ci sarebbe aspettati che un sentire poetico apparentemente così diafano potesse costituire un saldo e funzionale riferimento per sferrare, sul piano militare, un attacco su vastissima scala, destinato a cambiare il volto della storia. Inserita nella raccolta Poèmes saturniens (pubblicata a sue spese nel 1866), la poesia Canzone d’autunno incarna la concezione dell’arte poetica di Verlaine, la cui essenza si specchia nella musicalità del verso. Una musicalità che non è languore esangue ma, al contrario, espressione di un atteggiamento raffinato nei riguardi del mondo di cui si accettano le gioie ed i dolori, il bene ed il male. Non comunica debolezza decadente la poesia di Verlaine, ma passione ardente e determinazione caparbia, pur avvolte dal morbido fluire del verso. I violini comunicano un senso di estenuazione, l’autunno trasmette una pervasiva sensazione di stanchezza, il vento indica la fatica di vivere. Eppure — la stessa dimensione catartica si constata nella poesia leopardiana – l’effetto finale non è di abbattimento, ma di una sotterranea forza che spinge verso l’alto per riscattare malinconie e depressioni. Mentre Leopardi più criticava la vita e più te la faceva amare, più sferzava la libertà, più te la faceva desiderare, così Verlaine, più canta un mondo di struggenti malinconie, più suscita la brama di ghermire un’esistenza in cui a suo modo scalpita la volontà di sopravvivere alle molteplici insidie del mondo. E non è dunque un caso che Canzone d’autunno fu scelta per coadiuvare in codice una missione militare di capitale importanza.

di Gabriele Nicolò


Canzone d’autunno


I lunghi singulti
dei violini
d’autunno
mi lacerano il cuore
d'un languore
monotono.
Pieno d’affanno
e stanco, quando
l’ora batte
io mi rammento
remoti giorni
e piango.
E mi abbandono
al triste vento
che mi trasporta
di qua e di là
simile ad una
foglia morta.

di Paul Verlaine

da Poèmes saturniens 
(Paris, Lemerre 1866)