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Nuovi studi sulle spoglie mortali del filosofo condotti dall’archeoantropologa Hélène Réveilas

Montaigne torna a far parlare di sé

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04 giugno 2021

Le ossa contenute nella tomba ritenuta di Montaigne appartengono veramente al celebrato autore degli Essais e del Journal de voyage en Italie? Un alone di mistero avvolge ancora oggi la tormentata vicenda delle spoglie mortali del più grande umanista francese. Di questa intricata vicenda se ne sta occupando Hélène Réveillas, valente archeoantropologa del Centre d’Archéologie Préventive de Bordeaux Métropole e ricercatrice del laboratorio Pacea-Université de Bordeaux. Sarà possibile dare una risposta all’interrogativo iniziale? Sembrano andare in questa direzione i primi risultati delle ricerche sulla presunta tomba di Montaigne, presentati dalla stessa Réveillas lo scorso 21 maggio presso la sala conferenze dell’Ecole Française de Rome.

Nel 1592 Montaigne morì, a 59 anni, nel suo castello di Perigord. Gli fu prelevato il cuore, deposto nella chiesa del villaggio, mentre il corpo, su richiesta della vedova, fu trasportato a Bordeaux, ove nel 1593 venne sepolto nella chiesa di Saint-Bernard nel convento dei Foglianti. Qui la sua tomba lo mostrava armato come un cavaliere medievale. Nel 1802 il convento dei Foglianti fu trasformato nel liceo imperiale di Bordeaux; la tomba fu sistemata nella cappella del liceo, che però sarà distrutto quasi interamente nel 1871 da un incendio. Al posto del liceo, si decise di costruire la facoltà di Scienze e Lettere di Bordeaux, intitolandola al filosofo, che aveva attivamente partecipato alla vita politica della città, divenendone anche, per due volte, sindaco. Si prevedeva di collocare il cenotafio all’ingresso della facoltà, costruendo, nel sottosuolo una cripta, dove avrebbero trovato posto, oltre a Montaigne, altre illustri personalità di Bordeaux. Durante i lavori, i resti del filosofo vennero traslati nel cimitero della Chartreuse di Bordeaux e solo nel 1886 vennero calati nei sotterranei della facoltà, ove rimasero per oltre un secolo in forma pressocché anonima, all’interno di due camere sotterranee, finché nel 1987 l’edificio non venne trasformato nella sede del Musée d’Aquitaine.

Nel 2018 un restauro del cenotafio ha costituito l’occasione per il direttore del museo, Laurent Védrine, di svolgere una ricognizione della tomba, mediante l’introduzione di una piccola telecamera nelle due sale sotterranee. Fu così individuata una bara di legno con una targa recante la scritta Michel de Montaigne nella camera superiore, e resti di ossa umane nella camera inferiore.

Nel 2019, sotto la direzione di Hélène Réveillas, vennero avviate le prime autopsie nella cassa lignea, all’interno della quale fu rinvenuto un sarcofago in piombo ben conservato, ospitante resti ossei in posizione anatomica. Ulteriori indagini sono state attuate nel 2020, nel quadro di un progetto di ricerca multidisciplinare, con indagini di laboratorio dei campioni prelevati, in parte ancora in corso.

I primi risultati indicano che i resti sono riferibili ad un individuo maschio, deceduto oltre i 30 anni, senza particolari patologie. Non c’è traccia dell’estrazione del cuore, ma questa assenza, a giudizio dei ricercatori, non comporta che il cuore non possa essere stato prelevato, in quanto la delicata operazione poteva essersi svolta attraverso l’addome, senza intaccare le ossa. Tra gli obiettivi della ricerca vi sarebbero la ricostruzione facciale dell’individuo e lo studio paleogenomico, al fine di ottenere dati su fenotipo, genotipo e origine filogeografica, da confrontare con le notizie in nostro possesso sul filosofo francese e la sua famiglia. Il sequenziamento del genoma potrà essere utilizzato anche per una comparazione con eventuali discendenti diretti, che si stanno tuttora ricercando. Inoltre sono stati individuati resti tessili relativi a un copricapo e a un sudario, unitamente a perni metallici, che fornirebbero informazioni sulla preparazione del cadavere. Altre informazioni potranno essere dedotte dallo studio di resti di artropodi e da pollini.

Tutti i dati che emergeranno dalla ricerca dovranno comunque essere confrontati con accurati studi d’archivio sul filosofo, la sua famiglia, le sue condizioni economiche e, in generale, sulle pratiche funerarie della fine del xvi secolo e dell’epoca delle varie traslazioni che ha subito l’illustre estinto, che dopo oltre quattro secoli torna a far parlare di sé.

di Raffaella Giuliani