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Atlante - Cronache di un mondo globalizzato

Il dramma
delle “morti bianche”

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04 giugno 2021

La tragica vicenda di Luana D’Orazio riporta in primo piano il problema della sicurezza sul lavoro in Italia


È passato già un mese da quando la drammatica vicenda di Luana D’Orazio, l’operaia ventiduenne di un’azienda tessile rimasta impigliata nel rullo di un orditoio, ha scosso un intero Paese. Al momento, le indagini sulla tragedia consumatasi nel Pratese sono in pieno svolgimento. I periti sono intenti ad analizzare la scatola nera del macchinario e gli interrogatori del titolare e dell’amministratore dell’azienda sono previsti nei prossimi giorni. Lo scioccante avvenimento ha riportato all’attenzione generale una tragedia silenziosa, quella legata ai numerosi incidenti sul lavoro in Italia.

In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha ricordato la tragedia di Luana D’Orazio, invitando i cittadini ad affrontare il tema della sicurezza sul lavoro «con determinazione e con rigore». Purtroppo, il 3 giugno si è verificato un altro incidente sul lavoro in Italia: un operaio intento a svolgere lavori di manutenzione è stato investito da un veicolo in transito sull’autostrada A2 nel Vibonese. L’uomo, del quale al momento non si conoscono ancora le generalità, è deceduto in seguito a causa delle ferite riportate. Sono ancora ferme al momento le attività della commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, formalmente istituita dal senato italiano nell’ottobre 2019.

Questa problematica viene generalmente associata alla tristemente nota espressione “morti bianche”, usata per indicare le vittime di incidenti fatali sul posto di lavoro, dove l’aggettivo fa riferimento all’assenza di un diretto responsabile fisico. Purtroppo, però, le morti costituiscono solamente il segnale più eclatante di una problematica in realtà molto più ampia: nel 2020, gli incidenti mortali sul lavoro hanno rappresentato infatti solo lo 0,23% degli infortuni complessivi. In base a quanto stabilito nell’ottobre 2017 dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), per incidente sul lavoro si intende ogni evento causa di almeno un giorno di assenza del lavoratore. La definizione comprende quindi ogni tipo di infortunio, dai meno gravi a quelli che causano invalidità permanenti, fino ai casi che costano la vita alla vittima.

Fra il 2015 e il 2019 in Italia sono stati registrati in media 643.000 incidenti sul lavoro all’anno, di cui 1.072 mortali. È stato anche stimato che circa 380.000 lavoratori siano stati vittima di più infortuni nello stesso anno. Queste cifre, già preoccupanti, tengono inoltre in conto solo gli eventi regolarmente denunciati, lasciando quindi interamente fuori la sfera del lavoro in nero. Anche i dati relativi al 2020 colpiscono: nonostante la pandemia di covid-19 abbia ridotto le attività lavorative convenzionali e causato la chiusura temporanea o permanente di numerose imprese, il numero degli incidenti risulta comunque estremamente elevato. Nel corso del 2020 si sono verificati 554.340 incidenti sul lavoro, di cui ben 1.270 mortali, una cifra sei volte superiore a quella delle vittime di omicidio volontario registrata nello stesso anno. La pandemia di covid-19 è inoltre stata causa diretta di un terzo di questi decessi, a causa dell’infezione contratta da molte vittime proprio sul luogo di lavoro.

La categoria maggiormente colpita da queste tragedie è quella dei lavoratori dell’industria agroalimentare, alla quale fa riferimento l’espressione appositamente coniata “morti verdi”. La problematica, tuttavia, riguarda da vicino molti altri settori, in particolare l’edilizia e l’industria estrattiva. Le vittime degli incidenti sul lavoro in Italia sono principalmente di sesso maschile e in una fascia di età compresa fra i 44 e i 53 anni.

Le cause che si celano dietro queste disgrazie sono molteplici. Un fattore di grande rilevanza è sicuramente l’utilizzo di attrezzature obsolete e di conseguenza potenzialmente pericolose, problematica spesso riscontrata in Italia. Un altro elemento è dato dalla presenza di un elevato numero di piccole imprese nel Paese, poiché queste (che costituiscono il 92% del totale) in alcuni casi non riescono a garantire standard di sicurezza analoghi a quelli delle grandi aziende in virtù delle loro risorse economiche inferiori. Entrambi i fattori concorrono inoltre a determinare delle situazioni di complessiva irregolarità, scenari frequentemente riscontrati nelle indagini avviate in seguito a degli infortuni sul lavoro. L’Inail ascrive infatti a questa causa ben il 79,3% degli incidenti avvenuti nel 2020.

Il problema degli incidenti sul lavoro affligge inoltre un panorama più ampio dell’Italia: secondo l’Ilo, infatti, circa 2.300.000 persone muoiono ogni anno a causa di incidenti o malattie legati al lavoro, di cui 12.000 bambini. Rispetto agli incidenti di lavoro fatali, l’Italia si colloca al di sopra della media europea di 1,77 vittime su 100.000 lavoratori, con un dato di 2,25. Fra i Paesi più sicuri ci sono Regno Unito e Germania con 0,78, mentre la Francia raggiunge l’elevata incidenza di 2,74.

di Giovanni Benedetti