· Città del Vaticano ·

«Belazik», un progetto culturale tra Africa e Europa

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02 giugno 2021

Chissà se Chiara Lubich avrebbe mai immaginato l’economia di comunione perfino in uno studio di registrazione, tra buona musica, dischi e jingle pubblicitari. Eppure è proprio quello che sta accadendo lungo l’asse Congo-Francia-Belgio e la cui esperienza, nel collegamento internazionale con Loppiano, è stata dapprima illustrata da Fred Dupont, imprenditore francese: «Nel 2017 siamo andati a Goma per l’inaugurazione di “Belazik”, una società nata nell’ambito dell’economia di comunione, e così Koen e io abbiamo deciso di accompagnare Belamy e Samuel nel loro progetto di creare uno studio di registrazione musicale e un marchio di produzione per artisti. Abbiamo costruito insieme questa società, che è diventata un crocevia di cultura musicale, nonché un luogo di qualità dove gli artisti sono accompagnati personalmente. Cultura, affari e comunione: questo è il terreno su cui poggiano le basi imprenditoriali di Belazik».

E il belga Koen Vanreusel ha aggiunto: «Prima di tutto è una grande storia di fratellanza tra noi quattro che genera fiducia: scambi tecnici, scelte economiche e visioni strategiche sono sempre avvenute attraverso il rapporto umano. Inoltre, la crisi sanitaria globale e le incertezze politiche del Paese non hanno fatto venir meno l’entusiasmo per Belazik. Grazie al coraggio e alla professionalità dei nostri giovani imprenditori, l’attività è sempre viva e genera fatturato reale». E infine, la parola ai protagonisti a Goma, Belamy Paluk e Samuel Ngongo: «Ciò che siamo stati in grado di realizzare attraverso questa formidabile esperienza umana e professionale — registrazione di canzoni, pubblicità, programmi radiofonici e televisivi, supporto tecnico per artisti locali, organizzazione di eventi — ha portato l’azienda a diventare un punto di riferimento per la produzione musicale, ma anche un fulcro dell’industria culturale, avendo accolto molti artisti provenienti da altri Paesi, perché la cultura attraversi le nostre frontiere», sottolineano entusiasti, mentre scorre un video musicale che, in più lingue, ripete il refrain «per un’economia che dà la gioia». (igor traboni)