· Città del Vaticano ·

LA BUONA NOTIZIA
Il Vangelo della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Marco 14, 12-16.22-26)

Pane che genera vita

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01 giugno 2021

Non siamo noi a poterci dare la vita da soli. Da quando veniamo al mondo, viviamo sempre per qualcun altro che “ci dà la vita”, fosse anche attraverso una carezza che ci rimette in piedi. Così, anche nel cuore della nostra fede: tu ricevi vita da Dio e senza di Lui la vita lentamente si spegne.

Dio si fa manna nel deserto degli Israeliti, Dio si fa pane in Gesù Suo Figlio. E Gesù, non a caso, parla di “pane di vita”. È un Dio che si siede alla tavola della tua vita, che condivide come un amico le cose che vuoi raccontargli, che fa festa con te perché ti ha a cuore e gli sei caro. E perché la tavola sia sempre imbandita, sia ricca non solo di cibo ma anche di amore, sia luogo di umanità e di relazione, dove impari con pazienza l’arte della vita vincendo la tentazione del fast food, ecco che Gesù stesso si fa pane, si fa carne, si fa sangue. Ti offre la sua compagnia, la sua presenza, la sua Parola, la sua stessa vita dalla quale ogni volta ricevi vita.

Il vangelo di questa domenica ce lo ricorda attraverso la domanda iniziale che gli apostoli rivolgono a Gesù: dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?

Mangiare la Pasqua. L’accostamento del verbo “mangiare” alla festa che ricorda la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto si riferisce certamente al fatto che, in quella notte si consumava l’agnello. Ma, quando Gesù prende il pane, lo spezza, lo offre ai suoi discepoli e con quel pane si identifica, dando vita a un’alleanza nuova ed eterna tra Dio e l’umanità, stavolta suggellata nella carne e nel sangue di Dio stesso, allora il verbo “mangiare” cambia significato. Mangiare la Pasqua, mangiare l’agnello pasquale, significa adesso nutrirsi di Cristo, della Sua parola, della Sua stessa vita. Perché solo lì puoi ricevere una vita nuova.

La Solennità del Corpus Domini ci ricorda questa grande verità della nostra vita. Fino a quando vogliamo fare da soli, la vita si esaurisce e la perdiamo. Fino a quando pensiamo di nutrirci solo del pane terreno, moriremo sempre di fame. Solo quando “mangiamo la Pasqua”, quando mangiamo Cristo, la nostra vita si allarga e respira.

Così, l’Eucaristia è un ricordo che si attualizza sempre: ti ricorda che se nei deserti della vita non muori di fame, se nonostante tutto non si sono ancora disseccate le sorgenti della speranza dentro di te, se il peso della vita quotidiana non ti ha schiacciato per sempre, se non ti sei mai rassegnato fino in fondo alla morte, è perché ricevi vita da Dio. Dio alimenta, nutre, dona la vita.

E quando mangi questa Pasqua, allora sei risorto anche tu. Hai una luce dentro anche se vivi momenti di oscurità. Hai una speranza che non dissecca anche quando l’aridità incombe. Hai amore incrollabile anche quando il mondo cade a pezzi intorno a te. E anche tu, diventi pane che si spezza per gli altri e genera vita.

di Francesco Cosentino