· Città del Vaticano ·

L’impegno di un gruppo di volontari della parrocchia di San Frumenzio

Una App dai giovani
per gli anziani

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31 maggio 2021

I ragazzi, la scuola e i loro luoghi di aggregazione, o gli anziani e il loro bisogno di relazionalità: è indubbio che queste due fasce di età abbiano patito più gravemente le privazioni imposte dal distanziamento sociale, per molti tramutatosi in solitudine esistenziale. In numerosi casi però non ci si è voluti arrendere a passività o attesa e sono state attivate capacità creative, visioni alternative, soluzioni sperimentali; in una parola si è dato spazio all’inatteso.

Si fa strada così, ad esempio, in un gruppo di volontari della parrocchia San Frumenzio di Roma, l’idea di riorientare la navigazione nelle acque ancora agitate dal covid-19 e di guardare alle possibilità trasformative e di crescita che la situazione pandemica poteva presentare, tanto per i ragazzi quanto per gli anziani del quartiere Nuovo salario. Il gruppo Televita decide così, nonostante la dad, il distanziamento e le misure restrittive di proseguire la collaborazione con l’Istituto tecnico Pacinotti-Archimede di zona e di offrire agli studenti l’opportunità di non interrompere il progetto formativo di competenze trasversali per l’orientamento già avviato ma anzi di usarlo come un volano, un sostegno, un accorciamento delle distanze fisiche e non.

L’obiettivo più immediato del progetto è stato quello di potenziare le competenze trasversali degli studenti attraverso la progettazione di una App a favore delle persone anziane, grazie al supporto sia dei volontari anziani della parrocchia che di alcuni professionisti del Cnr Istc (Istituto scienze e tecnologie della comunicazione) di Roma.

L’obiettivo principale, però, aveva ben altre mire: «Far comprendere agli studenti il mondo degli anziani attraverso un coinvolgimento attivo, alla pari, per fare scoprire che gli uni hanno bisogno degli altri. La sua specificità fin dall’inizio è consistita nel servizio fatto da noi volontari dell’associazione Televita, che da anni offre un servizio di ascolto alle persone sole e anziane del quartiere: l’attività è stata così modificata e allargata, volgendosi a beneficio tanto degli anziani che degli studenti, per i quali costituiamo di fatto una Comunità educante, con principi di solidarietà e superamento degli stereotipi che spesso allontanano».

La formazione specifica offerta dai volontari dell’associazione parrocchiale ai ragazzi delle classi di iii e iv anno, per mezzo del lavoro di progettazione in piccoli gruppi, ha permesso di mettere in evidenza la preziosità delle specificità di ciascuna persona e di rendere consapevoli ragazzi e anziani del valore dei talenti presenti in ognuno di loro: in molti casi si è trattato di vere e proprie scoperte che hanno attivato risorse e volontà di agire ben oltre il programmato.

«Le differenze se ben assortite costituiscono un valore: trovarsi davanti a persone oggettivamente anziane, ma ancora con la voglia di mettersi in gioco alla pari, ha fatto facilmente cadere schemi comportamentali e produrre un’accettazione reciproca. Le persone anziane infatti hanno con semplicità espresso la loro partecipazione spendendo i talenti di cui sono portatori, in tal modo vivendo meglio anche la loro età, nella quale sono ancora in grado di dimostrare interessi e disponibilità nei confronti dei giovani». È un po’ ciò che è accaduto a molti dei volontari tra cui anche Sergio e Giovanni, rispettivamente perito elettronico industriale e ingegnere, entrambi in pensione e vicini alla soglia degli 80 ma con ancora una grande voglia di sentirsi donativi e di dirsi felici di questo tempo della loro vita.

D’altra parte anche i giovani studenti dell’Istituto tecnico hanno espresso una capacità di gratuita donatività che ha superato e grandemente distanziato il punto di caduta iniziale del progetto.

Quella del dono è stata in effetti l’esperienza centrale intorno a cui ha ruotato il senso dell’attività di programmazione dell’App, tanto per gli adulti che per i ragazzi, creando una proficua circolarità relazionale, per i più insospettata. «Viene in questo modo bene il paragone con l’economia circolare, in cui lo scambio reciproco di risorse costituisce un valore aggiunto per tutti i contraenti della relazione. Con l’età che avanza, anche per noi volontari è sempre presente la consapevolezza di un donarsi reciprocamente, tra di noi e con i nostri anziani, per cui l’intergenerazionale già si esercita all’interno dell’associazione. La presenza di tanti nonni tra di noi rende più che semplice la disponibilità nei confronti dei giovani, che sono i nostri nipoti un po’ più cresciuti; conoscendo meglio i loro problemi e le loro aspettative ci prepariamo meglio a crescere i nostri stessi futuri studenti “superiori” con la necessaria attenzione, rispetto e affetto».

In modo forse incredibile il covid-19, oltre alle tante difficoltà e sofferenze, ha offerto anche il modo, il tempo, l’occasione dell’espressione della solidarietà, della conoscenza, dell’incontro tra generazioni spesso troppo polarizzate permettendo a quanti si trovavano in navigazione nel mare ostile della pandemia di riuscire a procedere, insieme, assecondando l’onda verso nuovi approdi. E proprio come per il libro di Kipling si potrebbe affermare che più che un “momento di formazione” la formazione in tempo di covid-19 è stata per loro una storia di crescita umana e spirituale.

di Raffaella Esposito