· Città del Vaticano ·

Compie cinque anni l’iniziativa delle Rete mondiale di preghiera del Papa

Quel video che tocca il cuore

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28 maggio 2021

C’è un piccolo video di un minuto che affascina il mondo. Quei sessanta secondi, nei quali il Papa sui social presenta le sue intenzioni di preghiera da affidare a tutto il genere umano, sono visti da una media di 155 milioni di persone e, fino ad ora, hanno generato 17 mila articoli sulla stampa internazionale.

Tutto è iniziato cinque anni fa, durante il Giubileo della misericordia, quando la Rete mondiale di preghiera del Papa ebbe l’idea di realizzare uno strumento, semplice e breve, con il quale Francesco potesse toccare il cuore dei fedeli spronandoli ad unirsi in orazione in ogni latitudine del pianeta. Nessuno, però, si sarebbe mai aspettato un successo planetario, neanche il direttore internazionale della Rete, padre Frédéric Fornos: «Pensavo — spiega con emozione — che il progetto durasse tre mesi, al massimo un anno. Invece sta andando avanti da molto più tempo. Il successo dell’iniziativa? Lo dobbiamo anche ai social del Vaticano perché questo progetto, fin dall’inizio, è nato in collaborazione anche con Vatican Media».

Un altro dato entusiasmante mette in evidenza la popolarità del Video del Papa: le lingue in cui viene tradotto sono 23, comprese quelle filippina e mayam-q’eqchi. «Non siamo stati noi organizzatori a chiedere di tradurre il video in maya-q’eqchi. È stata la gente del Guatemala e del Belize che ce lo ha chiesto» dice Frédéric Fornos che svela anche come, ormai da tempo, si sia creata una vera e propria comunità internazionale: «Quando, ogni mese, lanciamo il video del Papa sentiamo il feedback che ci giunge dai nostri uffici nazionali sparsi per il mondo e i commenti che la gente fa e, ogni volta, ci sorprendiamo nell’accorgerci che ormai siamo tutti in comunione mantenendo, ovviamente, le nostre molteplici identità».

Le storie che giungono da ogni nazione raccontano che a rimanere colpiti profondamente dal messaggio di Francesco non siano solo cattolici ma anche fedeli di altre religioni e persino atei. In Sud Africa, ad esempio, la direttrice di una scuola, nella quale sono presenti studenti cattolici, musulmani ed indù, ha spiegato che il video del Papa viene condiviso con tutti e ognuno ne trae vantaggio ed edificazione. «Ciò vuol dire — entra nel dettaglio Frédéric Fornos — che il linguaggio è universale e tocca qualsiasi cuore».

Un altro esempio, emblematico, arriva dal Paraguay. Qualche anno fa, alcuni agricoltori stavano protestando, con scioperi e manifestazioni, per richiamare l’attenzione della società sulle loro precarie condizioni di lavoro. La Conferenza episcopale locale, per sostenere l’azione dei campesinos, ha utilizzato il video del Papa che, in quel mese, era dedicato proprio ai piccoli agricoltori. «I vescovi — aggiunge Frédéric Fornos — hanno tratto ispirazione dal video per poter dire una parola forte, di denuncia, contro una situazione insostenibile. Uno strumento essenziale, che li ha aiutati molto».

A Frédéric Fornos viene in mente anche un’altra storia. Questa volta si svolge in Francia: «Una professoressa — dice — ha scoperto il video del Papa grazie ai suoi studenti di origini magrebini, ovviamente non cattolici. Sono stati loro a farglielo conoscere, sapendo che lei era cattolica. Questa professoressa mi ha raccontato di essere rimasta sorpresa che dei giovani, forse anche non credenti, le abbiano suggerito, entusiasti, di vedere quei sessanta secondi che loro hanno giudicato magnifici».

Come sarà il futuro del video del Papa è difficile dirlo. Per Frédéric Fornos una cosa è, però, certa: «Stiamo sempre alla ricerca di metodi efficaci per trovare linguaggi nuovi. Già in questi cinque anni abbiamo più volte cambiato lo stile delle immagini e dei suoni con i quali accompagniamo le parole del Papa. È davvero una grande ed entusiasmante avventura».

di Federico Piana