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Multilateralismo

Industrie estrattive
e sviluppo sostenibile

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28 maggio 2021

La sensibilità ambientale sembra aumentare nel mondo ma forse solo a parole se, come accoratamente prosegue a predicare l’Onu, i Paesi continuano a vivere in modo non sostenibile e siamo sulla buona strada per fallire gli obiettivi ambientali dell’Agenda 2030. Il tempo rimasto per invertire la tendenza è tragicamente poco e invece di impegnarci, ognuno indipendentemente da dove vive, per scegliere uno stile di vita sostenibile, «stiamo esaurendo le risorse più velocemente di quanto la natura possa ricostituirle». È quanto ha ribadito il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres invitando i governi a «proteggere la natura, ripristinare gli ecosistemi e raggiungere un equilibrio nel nostro rapporto con il pianeta».

«Invertendo il processo di perdita di biodiversità, possiamo migliorare la salute delle persone, garantire lo sviluppo sostenibile e affrontare l’emergenza climatica», ha detto Guterres, sottolineando che esistono soluzioni per proteggere la diversità genetica del nostro pianeta, sia sulla terraferma che negli oceani. In particolare le Nazioni Unite puntano il dito contro l’industria estrattiva che «saccheggia» l’ambiente e non redistribuisce i vantaggi economici delle materie prime del suolo. «La nostra responsabilità condivisa è garantire che i guadagni derivanti dalle risorse minerarie raggiungano tutti i settori della società, non solo le élite, preservando al contempo l’ambiente naturale di oggi e per le generazioni future», ha detto il capo dell’Onu secondo cui la ripresa economica post-covid è una grande opportunità da cogliere per avanzare verso uno sviluppo sostenibile ed inclusivo.

Le industrie estrattive, dunque, hanno il potenziale per stimolare la crescita economica e la riduzione della povertà ma, allo stesso tempo, hanno la responsabilità di non danneggiare l’ecosistema. L’estrazione mineraria di materie prime dalla terra, tra cui petrolio, carbone, metalli preziosi e altri minerali, mediante perforazione o pompaggio svolge un ruolo dominante nelle economie di 81 Paesi, generando significativi proventi in valuta estera, investimenti esteri diretti e entrate pubbliche. Nonostante ciò spesso le industrie estrattive sono considerate una maledizione perché associate a corruzione, sfruttamento, degrado ambientale, concausa dei cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, conflitti armati, violenza di genere e violazioni dei diritti umani. Per questo, sostiene l’Onu, è necessario arrivare a gestire il settore estrattivo, e in particolare quello che riguarda i nuovi minerali e metalli da cui dipende la rivoluzione tecnologica, «in modo sostenibile, inclusivo ed equo» in tutte le regioni.

Dunque per invertire la tendenza non si può prescindere da alcuni punti fondamentali da cui è necessario partire, a cominciare da una migliore governance delle risorse estrattive, tra cui il monitoraggio indipendente e la lotta alla corruzione, alla cattiva gestione delle entrate e al contrasto ai flussi finanziari illeciti. «Ciò significa, anche, tenere conto delle esigenze e dei diritti delle donne, delle popolazioni indigene, delle comunità locali e di altre parti interessate che sono colpite dall’industria ma sono escluse dalla progettazione e dai benefici delle operazioni estrattive», ha sottolineato Guterres.

Inoltre sarà importante, secondo gli esperti dell’Onu, che i Paesi riducano i loro guadagni provenienti dalle industrie estrattive diversificando le loro economie.

È necessario, intanto, che il settore estrattivo sostenga gli investimenti nei servizi pubblici, il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui la decarbonizzazione dell’economia globale, e il rispetto dei diritti umani, ha affermato il Segretario generale dell’Onu.

Guterres ha infine ribadito la necessità da parte di tutti di sostenere la diffusione delle tecnologie per le energie rinnovabili e la graduale eliminazione dei combustibili fossili, tra cui l’uso del carbone. E per garantire un processo di «transizione regolare, giusto e sostenibile» ha concluso «esorto le banche multilaterali di sviluppo, le istituzioni finanziarie per lo sviluppo, il Fondo monetario internazionale e ogni altra istituzione a sostenere questo processo in modo decisivo».

di Anna Lisa Antonucci