· Città del Vaticano ·

Un inedito del premio Nobel

Steinbeck e il lupo mannaro

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
26 maggio 2021

Quando John Steinbeck non era ancora Steinbeck scrisse tre romanzi che non furono mai pubblicati. Due furono distrutti dall’aspirante scrittore che, novello Martin Eden, cercava di distinguersi dall’anonimato per affermarsi nel mondo delle lettere. Alla furia iconoclasta dello scalpitante John è sopravvissuta la terza opera, chiusa in un archivio da quando ne fu negata la pubblicazione. Era il 1930. Il dattiloscritto inedito — una storia di lupi mannari — si intitola Murder at Full Moon, firmato con lo pseudonimo di Peter Pym. A sollecitarne ora la pubblicazione è Gavin Jones, accademico britannico, professore di letteratura americana alla Stanford University, che ha chiesto alla fondazione che riunisce gli eredi di Steinbeck di consentire che il testo, finalmente, veda la luce. «Se ciò — ha affermato Jones citato dal “Guardian” — vi sarebbe un grande interesse di pubblico per un romanzo totalmente sconosciuto su un lupo mannaro» scritto dal futuro premio Nobel della letteratura (1962). Tuttavia, almeno per ora, gli agenti che gestiscono i diritti letterari di Steinbeck non sembrano intenzionati ad autorizzare la stampa dell’inedito.

In ogni caso l’accademico britannico ha comunicato che annuncerà i risultati delle sue ricerche d’archivio nel volume Reclaiming John Steinbeck: Writing for the Future of Humanity, che sarà pubblicato dalla Cambridge University Press il 10 giugno. Il dattiloscritto, di 233 pagine, è conservato negli archivi dell’Harry Ransom Center presso l’Università del Texas ad Austin.

Ambientato in un’immaginaria città costiera californiana, Murder at Full Moon racconta la storia di una comunità costretta a vivere nell’incubo dopo una serie di efferati omicidi perpetrati durante la luna piena. L’atmosfera è densa di mistero, in cui è gioca un ruolo rilevante una vegetazione oltremodo lussureggiante (punteggiata da sinistri paludi e ammantata da una fitta nebbia) che crea un inquietante effetto claustrofobico. Tra i personaggi del romanzo — che si può definire a pieno titolo un thriller — figurano un losco collezionista di armi ed un detective dilettante, dai modi eccentrici, che si propone di risolvere i crimini usando tecniche ispirate dalla narrativa poliziesca, per la quale nutre una divorante passione.

Nell’inedito vi sono anche due illustrazioni realizzate dallo scrittore stesso: rappresentano la pianta dell’edificio in cui sono avvenuti gli omicidi e i corpi delle vittime. «Anche se è diverso dagli altri lavori di Steinbeck — afferma il professore Jones — il dattiloscritto riflette il suo tradizionale interesse per il legame tra l’uomo e le sue violente manifestazioni. Non è lo Steinbeck realista, ma lo Steinbeck naturalista, interessato alla natura umana e ai suoi più reconditi recessi».

di Gabriele Nicolò