· Città del Vaticano ·

L’anno ignaziano

Opportunità di crescita

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22 maggio 2021

La chiave di lettura del preposito generale della Compagnia di Gesù


La trasformazione prodotta dall’azione dello Spirito Santo nella nostra esistenza, come sperimentata da sant’Ignazio di Loyola; il discernimento come modo di trovare la presenza di Dio in tutte le cose;  la prospettiva ignaziana della vita, da interpretare non come un vagabondare senza meta e senza scopo ma come un pellegrinaggio indirizzato a un fine che dia significato a ogni singolo passo: sono alcune delle riflessioni approfondite in occasione dell’apertura dell’Anno ignaziano, indetto per commemorare la conversione del santo fondatore della Compagnia di Gesù. Il primo testo pubblicato di seguito è stato letto dal preposito generale, padre Arturo Sosa Abascal, e diffuso all’inizio del convegno online organizzato il 20 maggio dall’Istituto di spiritualità della Pontificia università Gregoriana, concluso dall’intervento di padre González Magaña, docente dell’ateneo. L’apertura ufficiale è avvenuta contemporaneamente in due luoghi simbolo: Pamplona e Roma. Nella città della “Navarra spagnola”, padre Sosa ha celebrato la messa nella cattedrale. A Roma, oltre al convegno, si è svolta nella chiesa del Gesù una veglia di preghiera. Domani invece si terrà la preghiera internazionale in streaming «Pilgrims with Ignatius».

Se inattesa fu la ferita subita dal valoroso soldato che difendeva la città in condizioni tanto avverse, ancora più inattesa fu la trasformazione interiore che egli sperimentò nel corso della sua convalescenza nella casa di famiglia a Loyola. Come Compagnia di Gesù ci proponiamo di fare memoria della trasformazione prodotta dall’azione dello Spirito Santo nella persona di Ignazio di Loyola e così trovare una fonte di ispirazione per affrettare il passo nel cammino che, come pellegrini, compagni di Gesù, percorriamo guidati dal medesimo Spirito.

Inattesa è anche la situazione nella quale ci incontriamo all’inizio di questo Anno Ignaziano 2021-2022. Al momento di convocarlo non immaginavamo certo ciò che è stata l’esperienza della pandemia globale del coronavirus. La storia dell’umanità registra numerose situazioni di “peste” o pandemie sofferte in tutti i continenti. La pandemia del covid-19 si verifica nel mezzo del cambiamento d’epoca che viviamo, caratterizzato dalla globalizzazione, dall’esplosione delle comunicazioni, dalla moltiplicazione dei flussi di informazione e dalla penetrazione della cultura digitale in tutte le dimensioni della vita umana. Un’inattesa esperienza di pandemia globale, una crisi sanitaria estesa a tutto il mondo e in tutti gli strati sociali, vissuta anche con nuova intensità attraverso la comunicazione digitale. L’Università John Hopkins ha registrato più di 160 milioni di persone contagiate nel mondo e più di tre milioni e mezzo di persone morte a causa del covid-19. E senza dubbio sono molti i casi non registrati per mancanza di meccanismi di controllo e di informazione in molti Paesi, specialmente i più poveri.

Inattese anche le conseguenze economiche, sociali e politiche della pandemia. Conseguenze che siamo lontani dal poter valutare con precisione, ma che lasciano già intravvedere un aumento della scandalosa divaricazione economica nel mondo, della povertà nelle periferie sociali e delle minacce alla democrazia come regime politico che permette di privilegiare il bene comune dell’umanità rispetto agli interessi particolari delle imprese trans-nazionali o dei blocchi ideologici. Ispirati dall’esperienza di Ignazio di Loyola, dal suo complesso processo di trasformazione vitale, ci ritroviamo davanti a un’opportunità, che non possiamo lasciar cadere, di crescere nella trasformazione personale, comunitaria e istituzionale esigita dalle sfide della partecipazione effettiva, con tanti altri, a una missione di riconciliazione e giustizia, che restituisca all’umanità l’equilibrio con l’ambiente, aumenti le possibilità di una vita in pace per tutti gli esseri umani, i popoli e le culture come espressione del ristabilimento dell’autentica relazione con Dio, il Padre che ha consegnato suo Figlio per la redenzione del mondo e continua ad accompagnarci e guidarci attraverso l’azione permanente dello Spirito Santo nella storia, nella Chiesa e in ciascuno di noi.

L’incontro personale con Cristo ha trasformato la vita di Ignazio, come quella di tanti altri che vivono questo incontro. Emblematica è la trasformazione di Paolo di Tarso, conseguente all’incontro con quel Gesù che perseguitava nei suoi seguaci. Gli si aprirono occhi nuovi e si convertì in pioniere dell’annuncio della Buona Notizia molto al di là dei limiti iniziali che tenevano i primi discepoli nell’ambito ristretto del loro Israele natio. Ispirati inoltre da questa lunga tradizione ecclesiale proponiamo l’Anno Ignaziano 2021-2022 come l’opportunità di “vedere nuove tutte le cose in Cristo”. Non si tratta di volgere lo sguardo al passato né di esaltare la figura di Ignazio di Loyola. Si tratta di un’opportunità per ciascuno di noi e per il corpo apostolico della Compagnia di Gesù di incontrarsi con il Signore, con il Crocifisso-Risorto, di acquisire il suo sguardo che permette di vedere nuove tutte le cose e di lasciarci trasformare aprendoci all’azione dello Spirito Santo.

Seguendo il cammino pasquale di Gesù, che, una volta consegnata la sua vita alla croce, ormai non muore più, come umanità non vogliamo ritornare alla situazione anteriore alla pandemia. L’esperienza pasquale porta a dare inizio ad una vita nuova. Il crocifisso risuscita alla Vita di Dio. Per l’umanità si apre l’opportunità di stabilire relazioni economiche, sociali, politiche e culturali con spazi più ampi perché tutti gli esseri umani possano trovare le condizioni per una vita degna. Stabilire relazioni alternative a quelle attuali suppone un processo lungo e complesso. Rifacendoci all’immagine dell’esperienza pasquale, possiamo fare memoria del passaggio dalla schiavitù alla libertà del popolo di Israele, che ci narra il libro dell’Esodo. Inizia con una forte tensione tra il popolo che sogna la libertà e il Faraone che non accetta di perdere potere, anche solo la forza-lavoro degli schiavi. Continua con il passaggio del Mar Rosso, che permette al Popolo di lasciare dietro le spalle la dominazione egiziana e di iniziare il cammino verso la Terra Promessa. Cammino sconosciuto a tutti, compresi i suoi leader, Mosè e Aronne. Cammino indicato giorno per giorno dal Signore. Percorrerlo richiese quaranta anni di marcia attraverso il deserto. Superare l’emergenza sanitaria della pandemia potrebbe essere come la chiusura delle acque del Mar Rosso che lasciano dietro il mondo precedente e impediscono di farvi ritorno. Ciò che incominciamo a chiamare “postpandemia” sarebbe l’inizio della marcia nel deserto. Lo sguardo di Gesù ci permetterà di seguire la guida del suo Spirito. Lui è il cammino…

L’Anno Ignaziano 2021-2022 è quindi una opportunità di guardare con lo sguardo del Crocifisso-Risorto la situazione che si apre all’umanità come conseguenza dell’inattesa esperienza della pandemia. Per noi, la Compagnia di Gesù, le sue comunità, opere apostoliche e istituzioni sotto la sua ispirazione e responsabilità, è l’opportunità di confermare le Preferenze Apostoliche Universali 2019-2029 ricevute come le guide fondamentali del contributo della Compagnia di Gesù alla missione di Gesù Cristo consegnata alla Chiesa. È l’opportunità di approfondire la loro comprensione e la loro messa in atto.

Percorrere e mostrare il cammino verso Dio attraverso il discernimento e gli Esercizi Spirituali ereditati da sant’Ignazio; camminare insieme agli emarginati del mondo partecipando alle loro lotte per la giustizia; ascoltare i giovani e porci in cammino con loro verso un futuro pieno di speranza; impegnarci a contribuire alla cura della Casa Comune in cui abitiamo, tanto nelle piccole cose come nei grandi orientamenti socio-economici e politici… sono le dimensioni della nostra vita-missione secondo la quale contribuiamo a spargere il seme del Vangelo, a coltivare relazioni umane più giuste e a raccogliere i frutti dell’azione dello Spirito nella storia. L’Anno Ignaziano ci si apre allora come opportunità per crescere nella nostra capacità di percepire i movimenti dello Spirito, di discernere i segni dei tempi, di promuovere le trasformazioni personali e istituzionali che ci permettano di formare una corrente umana impegnata nel ricreare le relazioni tra i popoli e l’ambiente, per avvicinarci al desiderio di essere fratelli e sorelle in un mondo che garantisca condizioni di vita degna, si avvantaggi della ricchezza della diversità culturale condivisa, curi la natura che dà vita e si apra alla trascendenza dell’amore che viene da Dio.

di Arturo Marcelino Sosa Abascal, s.j.